Interlingua: osserviamo i bambini

I ferri del mestiere che possiamo usare sono il concetto di interlingua, un registratore, i task e una guida per l’analisi.

di Stefania Ferrari · 17 ottobre 2019
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Quando si trova di fronte al compito di imparare una lingua, l’apprendente, così come un esploratore, osserva l’ambiente linguistico, porta l’attenzione su ciò che è saliente e frequente, comincia a identificare parole, strutture e funzioni. Utilizza poi i dati raccolti per collegare vecchie e nuove informazioni e fare ipotesi sul funzionamento della lingua. Attraverso l’interazione mette alla prova le sue ipotesi, scarta quelle sbagliate e ne elabora di nuove, ricostruendo in maniera graduale e sistematica la lingua di arrivo. Il processo di apprendimento è per natura attivo e creativo. L’italiano degli apprendenti di conseguenza non è da intendersi come un “italiano sbagliato”, ma al contrario come un sistema linguistico vero e proprio, dotato di logica e coerenza interna, anche se per natura transitorio e variabile. La linguistica acquisizionale definisce le lingue degli apprendenti con il termine “interlingua”.

Imparare a osservare

Chi insegna deve tener conto dei processi naturali di acquisizione. Il punto di partenza è l’osservazione di ciò che i bambini sanno fare e l’identificazione delle aree della lingua su cui stanno lavorando. Sulla base di queste informazioni sarà possibile selezionare materiale linguistico e attività per rendere più efficaci i processi in atto. Da dove partire? Innanzitutto dallo studio: che cos’è l’interlingua? Una video lezione del prof. Gabriele Pallotti può essere un primo stimolo per orientarsi.
Successivamente è importante allenare lo sguardo, cominciando proprio dall’osservazione dei nostri allievi. Vediamo quali tappe seguire. Dotiamoci di un registratore e sperimentiamo l’uso di alcuni task. Proponiamo le attività a uno o due bambini, registriamo e trascriviamo le loro produzioni. I task sono uno stimolo per parlare, il registratore ci permette di tener traccia delle parole dei bambini, e infine la trascrizione ci aiuta a portare l’attenzione su fenomeni che possono sfuggire all’ascolto. Evitiamo di fare una “caccia agli errori”. Non limitiamoci a notare cosa non va, piuttosto impariamo a concentrarci su ciò che c’è. Con l’aiuto di una guida all’analisi esercitiamoci nell’ascolto, concentrandoci invece sulla nostra capacità di rilevare sistematicità e strategie.

Riflettere su ciò che abbiamo appreso attraverso l’osservazione

Cosa sappiamo ora rispetto alle competenze degli allievi? Come è cambiata la nostra percezione? Potremmo magari scoprire come i bambini che pensavamo poco competenti sappiano fare molto di più di quanto avevamo colto.

 

 

  

 

 

 

 
 
 
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