Il presepe a scuola. Un’occasione per lavorare insieme

Costruire insieme il presepe, in accordo con i genitori degli alunni, può costituire un’occasione preziosa per sviluppare rapporti significativi e profondi di conoscenza. Vi racconto la mia esperienza

di Maria Concetta Messina · 11 dicembre 2016
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Tutti per uno

Mi ha sempre appassionato realizzare il presepe con i bambini delle mie classi. Mi piaceva l’idea che tutti lavorassimo a qualcosa che sarebbe stata per tutti e di tutti, a differenza di quanto avviene quando ciascun alunno realizza un manufatto solo per sé, magari da portare a casa e dimenticare presto. E mi piaceva l’idea che di questo lavoro manuale collettivo potessimo godere in aula, in ogni momento, durante le lezioni delle settimane magiche che precedono il Natale.

La tradizione rompe gli schemi

La costruzione del presepe è un compito complesso che comprende tanti aspetti: si deve pensare ai personaggi, ai loro accessori, all’ambiente, a uno sfondo. E questo consente di sbizzarrirsi su creazioni sia plastiche e tridimensionali sia relative a superfici piane. Se poi ci si propone di usare materiali semplici e comuni, l’allestimento collettivo di un presepe contribuisce a far sì che gli alunni conseguano obiettivi formativi di grande valore: superare stereotipi, apprezzare nuove forme del bello, cercare soluzioni originali, mantenendo una certa coerenza di stile. Chi lavora con i bambini sa bene, infatti, quanto talvolta essi siano “attaccati alla tradizione” e poco disposti ad accettare soluzioni inedite: spesso, a malincuore, ho dovuto respingere l’arrivo a scuola di pecorelle e pescatori tradizionali offerti gentilmente da casa.

Nei vari anni della mia vita da maestra i miei alunni hanno realizzato statuine di varie fogge e fatture: con il Das, con il cartone degli scatoloni, con le bottigliette triangolari degli aperitivi, con la lana, con la iuta, con le riviste usate, con i ciottoli raccolti d’estate sulla spiaggia...

Colori tribali e notti stellate

Un anno, l’idea dello sfondo mi venne da un maestoso tappeto africano fatto da alcune colleghe sul pavimento di un corridoio della scuola (a conclusione di un bel corso di formazione sull’arte tribale). Al posto del solito muschio, un deserto dai caldi colori creato assemblando semi di ogni tipo: grano, lenticchie, fagioli, farro, ceci, polenta, riso…

Anche ora che non faccio più la maestra, la costruzione di un presepe con i bimbi è uno dei pochi piaceri a cui non riesco a rinunciare. Così nella nostra scuola il lavoro è diventato ancora più cooperativo perché coinvolge non una classe ma più classi insieme.

Una lettura a più livelli

Ed ecco come, in una lettera di due anni fa, mi sono rivolta agli insegnanti per invitarli a vedere il presepe da noi realizzato, per riscoprire insieme il significato vero e profondo del presepe:
Nell’augurare a tutti delle buone feste e un meritato riposo, colgo l’occasione per invitarvi a visitare il presepe realizzato dai bambini e allestito nell’androne del plesso scolastico della scuola primaria.
In proposito, anche in risposta ad alcuni dubbi e resistenze emerse più o meno apertamente, credo sia d’obbligo una riflessione.
Il presepe è elemento fondante della nostra tradizione storica ed artistica, oltre che immagine legata alla religione cattolica.
Inoltre esso si presta a una serie di letture a più livelli; una fra queste spero possa essere condivisa unanimemente: si assiste ad una processione di adulti di diversa provenienza, dalla diversa storia, dalla diversa estrazione sociale, dalla diversa ideologia e cultura che si muove e si stringe centripetamente verso nient’altro che un bimbo che nasce.
E questo moto corale all’unisono costituisce un inno universale alla vita e all’infanzia e credo possa considerarsi uno dei messaggi più incisivi che una scuola multietnica e inclusiva come la nostra, possa dare.
Buon Natale.




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