Genitori alunni per un giorno

Come fare del momento dell’assemblea di classe un’occasione di effettiva partecipazione? Ecco una proposta concreta frutto di un’esperienza e di una sperimentazione. Di Barbara Ciccola

di Redazione GiuntiScuola · 19 gennaio 2019
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Il confronto sulla partecipazione dei genitori è più sui numeri che sui modi e i contenuti, e soprattutto sugli “scarsi numeri” della presenza genitoriale nei contesti che maggiormente dovrebbero essere di condivisione collettiva quale l’assemblea. Sono più favorevoli le statistiche di presenza dei genitori nelle occasioni di confronto individuali (i colloqui per la restituzione della valutazione) o nei momenti di festa.
In questo percorso di “ricerca” e di riflessione, ci siamo interrogate come team, ponendoci principalmente i seguenti interrogativi:

• Quali sono le riflessioni, le parole e le azioni che mettiamo in atto, come insegnanti, per rendere questi momenti occasioni di significativa connessione fra “noi (insegnanti) e loro (bambini e genitori)”?

• Quali sono le azioni che mettiamo in campo e le parole “meno logore” che pronunciamo per sostenere l'interesse?

Crediamo ancora, come insegnanti, che la partecipazione sia una opportunità, o è uno dei problemi della scuola? Se ancora ci crediamo, cosa siamo disposti a cambiare?

La riflessività condivisa ha stimolato il nostro desiderio di uscire dalla “frustrazione” e ha sostenuto la voglia di rivedere la nostra esperienza, rimettendo in gioco schemi consolidati. E così, ho valorizzato la pratica dell’osservazione che mi sono data negli ultimi anni circa, monitorando con sistematicità cosa avveniva nella mia classe in termini di partecipazione. Mi sono chiesta se, alla luce della mia osservazione, ancora credevo nella partecipazione dei genitori e cosa ero disposta a cambiare nel mio modo di proporla. Mi sono detta che è pur sempre vero, anche a scuola, che se un rapporto non è più significativo, qualcuno deve rompere uno schema e rischiare, magari sbagliando, per poter crescere e innovarsi.

Un’osservazione: i ruoli sono rigidi e definiti

In questi anni, i numeri dei genitori nelle assemblee di classe hanno oscillato dalle 6 alle 8 unità, in netto calo rispetto agli anni precedenti. Fra i partecipanti, una buona percentuale di genitori proviene da altri Paesi. Se in quattro anni la partecipazione è crollata, abbiamo riflettuto su quale fosse stata la nostra modalità di dialogo e se si fosse mai trasformata nel tempo, sui temi proposti, sulle parole forse per noi scontate ma per loro sconosciute o vuote; sulla ridondanza di esse.
È
risultato subito evidente che i ruoli, durante questi anni sono sempre stati definiti: c'è chi parla, chi fornisce informazioni, chi veicola richieste; c'è chi ascolta e prende appunti. Le scelte e le comunicazioni sono state spesso unidirezionali, le richieste sono quasi sempre monetarie (soldi gita, uscita, festa, colletta di Natale, ecc.) o di un aiuto pratico/manufatti. Chi è più fragile nella comunicazione, fa fatica ad esporsi; chi è più sicuro, è performante, ma capita che esca dalle richieste. Analizzando il nostro modo di fare assemblea, si sono evidenziate spesso le stesse analoghe criticità della lezione frontale: unidirezionale, spesso poco significativa; quella stessa lezione che non ci appartiene più da anni, come team docente.
Le riflessioni in merito ci hanno indotte a progettare un contesto assembleare “altro” che avesse come filo rosso questi tratti: significatività, azione, riflessione condivisa, co-costruzione; un laboratorio di idee e di esperienza.

Un’esperienza: i genitori diventano alunni per un giorno

È nata così l'idea di realizzare un'assemblea diversamente partecipata e tutta l'equipe ha contribuito alla sua realizzazione (insegnanti di classe, insegnante di sostegno, educatori di classe). Abbiamo progettato un momento assembleare con modalità attiva, invitando i genitori a vivere un’esperienza didattica svolta la mattina precedente dai bambini, eseguendola con le medesime caratteristiche (metodo cooperativo). Ai genitori presenti, di cui due di cittadinanza estera, è stato spiegato in quella sede che li avremmo coinvolti in una proposta che i bambini avevano svolto poche ore prima. Questa comunicazione è stata accolta con un certo interesse e curiosità.
Abbiamo subito avuto la percezione che alcuni genitori avessero colto l’aspetto empatico della proposta e nello stesso tempo avessero compreso il nostro obiettivo: avvicinarli a quanto gli insegnanti e i bambini progettano e vivono ogni giorno. Ai genitori è stato fornito un problema matematico che presupponeva un attento l avoro guidato e cooperativo di comprensione del testo. Essi sono stati chiamati a riflettere sul valore della domanda e dei dati nei problemi, collaborando, rispettando ruoli, tempi, mediando conoscenze, condividendo obiettivi. È stato anche chiaramente spiegato la funzione di ogni ruolo ricoperto nel gruppo e i tempi.

Un risultato: maggiore consapevolezza e più condivisione

Noi insegnanti, così come facciamo con i bambini, abbiamo ricoperto i ruoli di regista e facilitatore. Al termine dell’attività (un’ora) abbiamo consegnato loro un questionario con l’obiettivo di sollecitare i loro vissuti sui temi: cooperazione, capacità relazionali, autostima, apprendimenti. I risultati hanno evidenziato un sentimento positivo rispetto alla collaborazione, al successo e al risultato. Ne è seguito un breve dibattito da loro stessi avviato sulla distanza e le analogie della didattica cooperativa rispetto al proprio vissuto scolastico. Vi sono stati interventi sulle prospettive che una metodologia così impostata può offrire come opportunità relazionale, oltre che cognitiva, riferendosi, loro stessi, alle competenze umane che il mondo lavorativo ad oggi chiede.
L’esperienza non ha solo sensibilmente aumentato il numero dei partecipanti, ma ha certamente favorito la realizzazione di una comunicazione attiva e partecipata. Essa ha altresì favorito la conoscenza, il dialogo fra loro e noi , creato opportunità per far sì che mettessero in gioco competenze, creando rete, aumentato consapevolezza, oltre ad aver creato una zona di condivisione reale con ciò che i bambini quotidianamente svolgono.
Anche in questo caso, fondamentale è stata la condivisione di pensieri e attese di tutto il team, in un'ottica di sperimentazione e di futura evoluzione, rispetto alle forme di partecipazione fino ad ora attuate.

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