Fare didattica nella classe multimediale

Come impattano le nuove tecnologie digitali nel fare scuola? Quali strumenti usare e quali scelte metodologiche adottare? Dal progetto ArdesiaTech, un volume e un modello per gli insegnanti.

di Redazione GiuntiScuola · 01 maggio 2013
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Un modello operativo per la costruzione della classe tecnologica nella scuola primaria e secondaria di primo grado, con informazioni tipo tecnico e raccomandazioni di natura metodologico-didattica utili a chi vuole affrontare in modo consapevole e globale l'approccio all'uso dei nuovi media nell'ambiente educativo: ecco Fare didattica nella classe multimediale , da poco uscito nella collana GUS di Giunti Scuola . Ne abbiamo parlato con il curatore, Massimo Faggioli (INDIRE) .

Fare didattica nella classe multimediale nasce da un’esperienza concreta. Ce la racconta brevemente?

Si tratta del progetto ArdesiaTech , una sperimentazione che ha impegnato per tre anni i bambini e le insegnanti di tre classi di scuola primaria dell'Istituto comprensivo di Montelupo Fiorentino, un team di ricercatori dell'INDIRE e alcuni partner scientifici e tecnologici. L'idea di partenza era quella di osservare e capire come un setting tecnologico molto avanzato potesse aiutare lo sviluppo della socialità nelle classi e l'apprendimento cooperativo.

In ogni classe c'è un computer per ogni bambino, un tavolo interattivo, una LIM e una particolare struttura di rete didattica che permette la condivisione dei materiali e il lavoro per gruppi. La ricerca ha dato esiti molto incoraggianti , di cui diamo nel libro un'ampia documentazione.

Com'è strutturato il volume?

Nella prima parte vengono forniti gli elementi fondamentali per capire il contesto , gli obiettivi e la metodologia della ricerca, nella seconda cerchiamo di proporre in un modello operativo i risultati del lavoro. Nel farlo teniamo sempre ben collegati i temi relativi alla scelta di soluzioni tecnologiche e quelli delle scelte metodologico-didattiche adottate dagli insegnanti.

Nella terza parte viene esplicitato in modo più dettagliato il processo di ricerca , sono documentati gli strumenti e gli esiti dell'osservazione in classe e le modalità di intervento dei ricercatori che si sono posti nell'ottica della classica ricerca-azione, intervenendo in modo attivo lavorando con il team delle docenti per favorire lo sviluppo ottimale del percorso sperimentale.

Infine, nella quarta parte, il team di ricercatori dell'università Bicocca di Milano, coordinato dal prof. Paolo Ferri, espone i risultati di una parte della ricerca per indagare in modo specifico la percezione del setting tecnologico da parte delle docenti e dei bambini.

Parlava prima di un modello operativo, che con questo libro proponete a tutti gli insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado. Potrebbe darci qualche dettaglio in più?

Proporre un modello di classe multimediale che usa le nuove tecnologie digitali buono per tutte le situazioni è un'impresa impossibile, anche quando questo scaturisce da un lavoro di sperimentazione sul campo. Ogni soluzione infatti è funzionale a un' idea di scuola che si vuole praticare , alle scelte didattiche che ne conseguono.

Nel nostro caso il modello si ispira a un contesto di didattica cooperativa , a una classe in cui ci sia attenzione alla crescita della dimensione sociale e del lavoro di gruppo. Il setting adottato ha come punto di forza l'idea di non isolare i bambini che lavorano con il computer sul banco , ma di connettere ed espandere l'attività individuale collegandola al lavoro degli altri grazie a una rete di comunicazione e di scambio. La LIM in questo modello non è lo strumento dell'insegnante ma il punto in cui avviene la condivisione del lavoro di tutti.

In che senso (leggiamo dalla quarta di copertina) il tipo di proposta contenuta nel volume è un approccio "ecologico ed evolutivo" all'introduzione dei media digitali in classe?

Quando parliamo di approccio ecologico ed evolutivo pensiamo a un contesto educativo che non viene “colonizzato” dall'esterno con proposte tecnologiche scarsamente comprensibili ma a un ambiente che cresce grazie ai nuovi media adottandoli in modo consapevole e motivato .

Le insegnanti del progetto non avevano forti competenze tecnologiche di partenza ma avevano ben chiara l'idea di mantenere ferme le loro convinzioni, già lungamente sperimentate, sulla validità del loro modello di classe basato sull'apprendimento cooperativo.

Anziché modificare queste scelte facendosi condizionare dall'ingresso delle nuove tecnologie in classe, le docenti hanno cercato, con l'aiuto dei ricercatori, di trovare nel setting tecnologico strumenti utili per potenziarle.

Quali difficoltà e quali facilitazioni secondo lei potrebbero trovare gli insegnanti mettendosi in ascolto della proposta fornita dal volume? Ci farebbe degli esempi concreti?

Le difficoltà stanno soprattutto nella pratica delle soluzioni tecniche e sulla loro ripetibilità immediata. Appena si esce dalla configurazione più diffusa nelle nostre scuole, basata su un computer e una LIM, magari con un accesso a internet, e si passa a soluzioni di one to one computing e di gestione di reti di scambio, i problemi aumentano in modo esponenziale.

La banda necessaria per far accedere a internet 25 computer contemporaneamente non è oggi alla portata della maggioranza delle scuole, le strutture di gestione delle reti d'aula e di istituto richiedono competenze che è improbabile trovare negli istituti scolastico, almeno a livello del primo ciclo.

I vantaggi possono essere enormi : lavorare con le tecnologie di rete aumenta il livello di autonomia dei bambini, rende disponibile un'infinita quantità di materiali e informazioni, facilita e incrementa la comunicazione, la condivisione e la cooperazione. Tutto questo si riflette sul piano degli apprendimenti favorendo la creatività, lo sviluppo di processi di scrittura multimediale, l'uso di risorse digitali e di simulazioni . Ovviamente, lo ribadiamo, tutto questo può aver luogo solo se gli insegnanti sono attenti e chiaramente motivati nel perseguire queste pratiche didattiche.

In che modo il modello proposto e l’esperienza tutta possono interagire con la scuola multiculturale?

La scuola di oggi è multiculturale per necessità: la dimensione del confronto e dell'integrazione delle culture può trovare nella rete un terreno ideale, non solo perché internet connette e rende disponibili le voci di tutte le culture e di tutti i popoli, ma anche perché la flessibilità e la versatilità dell'ambiente di lavoro digitale consente di scrivere, raccontare, comunicare in modo molto immediato e vicino all'esperienza delle giovani generazioni con i media.

Per saperne di più

1 Maggio 2013 La Vita Scolastica

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