Educazione cura dell'infanzia in Germania

Continua la rubrica sull’educazione e cura della prima infanzia nell’UE a cura di Clara Silva. Dopo l'approfondimento sulle indicazioni europee e lo zoom sul Belgio, andiamo a vedere che cosa accade in Germania. Articolo di Paola Caselli. 

di Redazione GiuntiScuola · 15 dicembre 2015
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L'orto-educativo del nido Mary Poppins di Heidelberg, nel Baden-Württemberg.
Fonte immagine: www.kinderzentren.de

La realtà socio-culturale

La Germania è dal 1990 una Repubblica federale composta da 16 regioni – i Länder – che godono di ampia autonomia rispetto allo Stato centrale. A livello federale, quasi il 9% dei residenti in Germania è di origine straniera: in Germania, per ogni tre bambini nati, uno è “figlio dell’immigrazione ”.

I sistemi di cura e educazione dell’infanzia tedeschi hanno origine in questo contesto storico-sociale; risentono fortemente della storia e della composizione sociale del Paese. I sistemi ECEC tedeschi di oggi sono frutto di un radicale cambiamento avvenuto in Germania dopo la seconda guerra mondiale: è tra il 1945 e il 1990 che l’ECEC tedesco si è sviluppato e articolato dando vita a molteplici modelli e tipologie di servizi. È nel 1973, all’interno di tale contesto, che il kindergarten è stato riconosciuto quale primo gradino del sistema di istruzione nazionale, restando però sotto la responsabilità del Ministero del Welfare per le politiche giovanili. Già alla fine degli anni ’70, oltre il 79% dei bambini tra i 3 e i 6 anni frequentavano un giardino d’infanzia.

Un’importante espansione dei kindergarten ha avuto luogo in special modo dopo l’unificazione: nel 1998, per quanto concerneva i giardini d’infanzia, vi era quasi il 90% di posti disponibili. Il numero dei kindergarten ha continuato a salire di circa 2 punti percentuali fino al 2002, anno in cui si è avuto un ulteriore picco del 9%. Il 2002 si è rivelato un anno decisivo per il rilancio dell’ECEC tra i temi centrali del dibattito politico: è da allora che in Germania, a seguito dei deludenti risultati conseguiti dagli studenti quindicenni nei test PISA, si è ripreso a parlare con vigore dell’urgenza di riformare i sistemi di istruzione e educazione, inclusi quelli per l’infanzia. È infine, in ogni caso, opportuno sottolineare che, sia per quanto riguarda i servizi 0-3 che 3-6 , permangono tuttora notevoli discrepanze tra Länder occidentali e orientali: entrambi i tipi di servizi (in particolar modo destinati alla fascia 0-3) sono – e continuano a essere – maggiormente diffusi e fruiti a Est.

L’ECEC tedesco: caratteri generali, peculiarità

Sotto il profilo amministrativo, in Germania siamo di fronte a un sistema educativo per l’infanzia diviso in 0-3 e 3-6, che a livello centrale dipende dal Ministero del Welfare per gli affari familiari, gli anziani, le donne e la gioventù, il quale fornisce ai Ministeri dei Länder direttive non vincolanti in tema di ECEC. La gestione dei servizi per entrambe le fasce d’età avviene pertanto a livello territoriale, dove viene condivisa dalle strutture con un ampio ventaglio di attori locali, secondo il principio di sussidiarietà .

In base a questo, le istituzioni hanno l’obbligo di fornire servizi sociali, ivi inclusi quelli destinati all’infanzia, soltanto se i soggetti non governativi non sono in grado di farlo; pertanto, i singoli Länder si dimostrano fortemente orientati a finanziare quest’ultimi, così da favorirne l’autonomia gestionale. Ed è proprio nell’adozione su larga scala del principio di solidarietà che affondano le proprie radici la diffusione e il costante incremento di servizi ECEC di natura privata , con particolare evidenza nei Länder orientali. In Germania i servizi ECEC non sono obbligatori né gratuiti, ma sono previste forme di agevolazione per le famiglie. I servizi sul territorio, tuttavia, sono obbligati a predisporre spazi sufficienti per accogliere tutti i bambini da un 1 anno in su.

Sotto il profilo tipologico, l’ECEC tedesco si articola essenzialmente in:

  • Kinderkrippen (o krippen , “nidi”): rivolti a bambini da 0 a 3 anni e aperti generalmente tutto il giorno, strutturati in sezioni che accolgono tra gli 8 e i 13 bambini, con un rapporto educatrice/allievo in media di 1:6; sono fruiti dal 30% dei bambini in fascia d’età 0-2 e da oltre l’86% dei bambini di 3 anni, che sale a circa il 96% nel caso dei bambini di 4 e 5 anni (presentando tassi di partecipazione maggiori nelle regioni orientali);
  • Kindertagespflegen (“servizi domiciliari quotidiani”): rivolti soprattutto alla fascia 0-3, che offrono grande flessibilità circa i giorni e le ore (talvolta anche notturne) in cui lasciare in custodia il bambino;
  • Kindergarten : rivolti a bambini da 3 a 6 anni e aperti part-time o full day, prevedono una sorta di tassa ‘d’iscrizione’ proporzionata al reddito e sono frequentati da oltre il 90% dei bambini;
  • Vorklassen o Schulkindergarten : presenti solo in alcune regioni, sono costituiti da classi preparatorie alla Primaria, il cui nome cambia a seconda dei Länder; sono rivolti ai bambini di 6 anni non ancora pronti, sul piano cognitivo, ad accedere alla Primaria o a quelli di 5 i cui genitori desiderino dare una preparazione più approfondita;
  • Kitas : servizi di daycare , molto diffusi e rivolti alla fascia 1-14, che offrono nel doposcuola attività ludico-educative e culturali  (Cfr. Destatis, 2013; European Commission/Eacea/Eurydice/Eurostat, 2014; Oberhuemer, Schreyer, Neuman, 2010).


L’interno di un servizio per l’infanzia “KLAX” di Berlino: è evidente il largo impiego di materiali naturali
e non pre-strutturati (immagine gentilmente concessa dall’Associazione “Crescere”)

Profilo e formazione dei professionisti dell’ECEC tedesco

A differenza dell’Italia, in Germania non vi è una differenziazione 0-3/3-6 sul piano della formazione iniziale del personale educativo . Tre sono le tipologie di titolo di studio postlaurea che conducono all’acquisizione delle competenze professionali per lavorare nell’ECEC. Il primo, che dà il titolo di Erzieherin, si ottiene frequentando un corso triennale presso le Fachschulen o Fachakademien; il secondo, Kinderpflegerin , “assistente all’infanzia”, si ottiene frequentando un corso biennale dopo la secondaria; il terzo, il Sozialpädagogin , “socio-pedagogista”, segue a un percorso di formazione universitario generalmente quadriennale.

In ogni caso, lo spettro di figure impiegate nei centri ECEC tedeschi è più vasto: nei servizi – sia 0-3 che 3-6 – è possibile trovare anche tirocinanti ; “collaboratori sociali” (operatori coinvolti a vario titolo nel sociale), personale di cura dell’infanzia con diploma secondario che hanno maturato esperienza nell’ECEC “sul campo”; laureati in psico-pedagogia della devianza o bisogni speciali; e ancora: assistenti sociali, infermieri, amministrativi, specializzati in gestione di centri per l’infanzia.

La particolare attenzione alla relazione tra servizi, famiglie e territorio

La relazione scuola-famiglia e quella con l’esterno sono molto curate in Germania su iniziativa dei singoli servizi per opera soprattutto del socio-pedagogista, che copre un ruolo analogo a quello del coordinatore pedagogico. Il socio-pedagogista si occupa di educazione familiare oltre che della gestione del personale e dei rapporti con le amministrazioni locali, sia nei servizi 0-3 che 3-6.

Sotto questo profilo è da sottolineare la particolare attenzione dedicata al rapporto scuola-famiglia da parte dei centri 3-6 dove è attuata la Pedagogia “Klax ”, nei quali il valore delle relazioni tra scuola, famiglia e territorio è chiaramente indicato nei piani educativi. Infine, recentemente è andato diffondendosi sull’intero territorio tedesco un nuovo tipo di servizio: i Kinder- und Familienzentren o Eltern-Kind-Zentren , ovvero “centri per bambini e famiglie” nei quali queste ultime possono trovare informazioni e partecipare a iniziative a sostegno alla genitorialità.

Bibliografia essenziale

K. BOCK-FAMULLA, J. LANGE, State by State: Monitoring Early Childhood Education Systems 2013 , Gütersloh – Germany, Bertelsmann Stiftung, 2014; D. CAROLI, Per una storia dell’asilo nido in Europa tra Otto e Novecento, Milano , Franco Angeli, 2014; DESTATIS, Kindertages-Betreuung in Deutschland , Berlin, Destatis, 2012; 2013; EUROPEAN COMMISSION, EACEA, EURYDICE, EUROSTAT, Key Data on Early Childhood Education and Care in Europe , Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2014; EUROSTAT, 2011; 2012; 2013; W. R. FTHENAKIS, M. TEXTOR, (edited by), Pädagogische Ansätze im Kindergarten. Beltz Praxis – Jahrbuch der Frühpädagogik und Kindheitsforschung , Weinheim-Basel, Beltz, 2000; K. HAGEMANN, K. H. JARAUSCH, C. ALLEMANN-GHIONDA, Children, Families, and States. Time Policies of Childcare, Preschool, and Primary Education in Europe , New York-Oxford, Berghahn, 20142; INDIRE-EURYDICE, L’educazione prescolare: una panoramica europea , 2007; V. LLORENT, La educaciòn infantile en Alemania, España, Francia e Inglaterra. Estudio comparado , in «Revista Española de Educación Comparada, 21 (2013), REEC, Madrid, 2013, pp. 29-58; OECD, Education at a Glance , 2014; P. OBERHUEMER, I. SCHREYER, M. J. NEUMAN, Professionals in early childhood education and care system. European profiles and perspectives, Opladen & Farmington Hills – MI 2010, Barbara Budrich, 2010.

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