È tempo di gentilezza

La giornata mondiale dedicata alla gentilezza, prevista per il 13 novembre, è l’occasione per sollecitare azioni, parole e gesti di cura e di attenzione verso gli altri. E per imparare a stare insieme con rispetto, empatia e con reciproca allegria. Perché la gentilezza è contagiosa…

di Redazione GiuntiScuola · 07 novembre 2015
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Andrea Castellani illustra per le Edizoni Emme Giovannino Perdigiorno nel Paese senza punta di Gianni Rodari. Fonte immagini: http://www.favolefantasia.com/13762/il-paese-senza-punta.html

La giornata mondiale della gentilezza

Sapete che, in mezzo a tante feste, ricorrenze e rievocazioni, c’è anche la giornata mondiale della gentilezza? Si celebra il 13 novembre e anche l’Italia, insieme a numerosissimi altri Paesi, aderisce all’iniziativa che ha preso avvio nel 1998. È un’occasione in più per moltiplicare le parole e i gesti di rispetto e di attenzione verso gli altri e per ricordarsi che tante piccole azioni positive messe insieme possono contribuire a cambiare il mondo.
Ma naturalmente questo dovrebbe essere fatto ogni giorno e non solo nel “giorno gentile”. La giornata della gentilezza tuttavia può diventare il pretesto per introdurre il tema della relazione con gli altri, per discutere in classe delle parole che usiamo, degli atteggiamenti e delle attitudini che esprimiamo. E per chiedere ai bambini di imparare a fare qualcosa di più del loro dovere: a fare le cose difficili, come suggerisce Gianni Rodari nella sua lettera ai bambini.

Lettera i bambini

È difficile fare
le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.

Bambini, imparate
a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi.

Gentili non si nasce, si diventa

Il rispetto e la gentilezza s’imparano fin da piccoli. E li si insegna ai bambini e ai ragazzi attraverso i gesti e le parole, gli esempi e le scelte quotidiane, la qualità delle relazioni e le modalità che noi stessi adottiamo per rappresentare gli altri. I bambini infatti imparano, oltre che dalle parole ed esortazioni, anche dagli esempi e i comportamenti degli adulti, dai segnali espliciti e impliciti che essi colgono e fanno propri. Oggi, più che in passato, nella scuola e negli spazi dell’incontro, i bambini vedono le differenze e sperimentano concretamente la pluralità . Entrano infatti a contatto ogni giorno con le diversità delle storie, dei riferimenti culturali, delle provenienze e delle appartenenze. E dalle situazioni di convivenza quotidiana possono imparare la curiosità e l’apertura, il rispetto e la cura.
Possono diventare consapevoli che i gesti che vengono fatti agli altri e le parole che vengono dette tornano sempre indietro e vengono “restituiti” al mittente, proprio come succede con un boomerang.
A questo proposito, una storia tradizionale racconta di un bambino che era spesso aggressivo e che si lamentava perchè non era accettato dai compagni. Il padre allora lo portò sulla montagna e lo invitò a dire le stesse parole che di solito rivolgeva ai suoi compagni. Grazie all’eco, le parole cattive ritornarono indietro fino a lui , potenziate e amplificate nel tono e nella potenza. Gli disse poi di provare a dire delle parole gentili, di apprezzamento e di accoglienza verso i suoi compagni, immaginando di averli lì davanti. Le stesse parole buone e gentili tornarono forti e chiare fino alle sue orecchie. Il bambino capì così che le parole e i gesti funzionano come l’eco della montagna: quello che si dice e che si fa ci ritorna indietro con lo stesso colore e con il medesimo segno.

Parole e gesti che diventano contagiosi

Ma come si può educare all’attenzione nei confronti di se stessi e degli altri, di coloro che sentiamo simili e vicini e, soprattutto, verso chi ci appare distante e differente? Lo si può fare attraverso proposte concrete e coinvolgenti che devono cercare di agire nelle due direzioni: quella di aprire le menti e quella di aprire il cuore. Il rispetto infatti non si insegna attraverso i richiami al dover essere, ma trasmettendo più conoscenze e informazioni sul mondo, su di sé, sugli altri e sulle dense e inestricabili interazioni che uniscono da sempre le vicende umane e i contesti diversi. Ma la conoscenza da sola non basta. Il rispetto lo si insegna allora anche allenando i bambini all’empatia, all’ascolto di sé e degli altri, a lasciare spazio e tempo a ciascuno, a capire punti di vista diversi dal proprio.

E allora, nel giorno della gentilezza, che si dilaterà fino a diventare settimana, mese e poi anno e che diventerà contagioso, proviamo a sperimentare la forza e la creatività del rispetto seguendo tre direzioni:

  • l’attenzione alle parole che usiamo per definire e rappresentare gli altri;
  • l’adozione di gesti individuali di gentilezza e di apertura;
  • la realizzazione di un’attività collettiva di cura e di attenzione rivolta all’esterno, a coloro che vivono situazioni di fragilità o di solitudine.

Per educare alla gentilezza: immagini, un manifesto, un concorso, una favola

  • Immagini di gentilezza . Ecco un sito sulla giornata internazionale sulla giornata della gentilezza nel quale possiamo trovare immagini e poster dedicati al rispetto e a buone relazioni con gli altri: www.randomactsofkindness.org

  • I bambini dell'IC di Carpi 2 hanno realizzato loro stessi dei poster per la giornata della gentilezza . Possiamo anche noi realizzare il nostro poster della gentilezza, mettendo insieme come in un mosaico i gesti di cura, le parole pronunciate, le attenzioni e le azioni che abbiamo realizzato.

  • Il manifesto della gentilezza . L' associazione italiana che promuove la giornata della gentilezza propone un Manifesto della gentilezza in 10 punti che invita a praticare ogni giorno virtù come: pazienza, apertura, tolleranza, rispetto, condivisione, cura, riutilizzo, sobrietà, attenzione.
  • Il concorso Una classe di tutto rispetto. La gentilezza vola lontano! . Giunti Progetti educativi propone per il secondo anno il concorso “Una classe di tutto rispetto. La gentilezza vola lontano”.
  • Una storia gentile , Il paese senza punta di Gianni Rodari. Per finire, facciamo un viaggio insieme a Giovannino Perdigiorno nel paese senza punta, dove tutti sono gentili, gli spigoli sono rotondi, i tetti sono fatti a pagoda, le rose non hanno le spine. Tante belle immagini si possono trovare a questo link , dal quale ho tratto l'immagine di apertura dell'articolo.

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