E se il lupo diventasse mio amico?

Il lupo, da sempre stereotipo di diversità, può diventare un amico con cui condividere esperienze? Ci sono alcuni libri che aiutano ad affrontare questa tematica con i bambini delle classi iniziali della scuola primaria.

di Angela Maltoni · 08 aprile 2015
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    In una notte di temporale, 2

  • La narrazione per aiutare a superare gli stereotipi

    Un po’ per necessità contingenti, un po’ per propensione, mi è sempre piaciuto lavorare sulle differenze e la diversità. In seconda, ad esempio, ho affrontato il tema con la lettura di libri dedicati al lupo . L’obiettivo principale è stato quello di dare ai bambini strumenti utili per riflettere sul “diverso”, evitando però di cadere nello stereotipo e nel folklore. Il tema della valorizzazione delle somiglianze e delle differenze è strettamente legato alla cultura dell’accoglienza e a un’impostazione didattica di tipo interculturale, che è proprio quella che cerco di proporre nelle mie classi. Molto spesso l’input viene direttamente dai bambini durante le nostre consuete discussioni nell’angolo morbido e nasce dall’osservazione del mondo circostante o dall’analisi nel “micro mondo” classe.

    Il mio obiettivo principale è quello di creare negli alunni una coscienza critica capace di elaborare un pensiero autonomo sull’identità e la differenza che agevoli il consolidamento delle relazioni con “l’altro” e soprattutto con ciò che viene individuato come "diverso da noi”. Nelle nostre conversazioni emergono sempre alcuni punti chiave: non siamo tutti uguali, non sempre le differenze ci piacciono, é bello essere diversi.
    In classi come le mie, dove la pluralità è ingrediente quotidiano e legato alle storie degli alunni che la compongono, è più facile far emergere riflessioni e coinvolgere tutti. Come accade spesso, anche in questo caso il lavoro è stato impostato partendo dalla narrazione per poi passare alla conversazione, alla discussione e alla drammatizzazione, cercando di valorizzare la libera espressione attraverso la scrittura.

    È stato utilizzato anche il gioco , quale strumento ed occasione di scambio, cooperazione, conoscenza, crescita affettiva ed emotiva del singolo e del gruppo.

    I testi utilizzati sono In una notte di temporale e Pico Pecora , individuati per il linguaggio molto semplice e chiaro e le immagini accattivanti che aiutano i bambini a calarsi in un coinvolgente itinerario emozionale. Dalla discussione è emerso che spesso i bambini non colgono le differenze palesi che saltano immediatamente agli occhi (ad esempio, il colore della pelle), ma avvertono quelle “particolari”, come la forma degli occhi, la foggia degli abiti e le lingue parlate.

    Una capretta e un lupo si incontrano…

    La lettura di In una notte di temporale è stata affrontata con una narrazione suddivisa in due parti grazie alla collaborazione dei mediatori culturali. La prima, a più voci (voce narrante, lupo e capretta) e in più lingue (italiano, spagnolo e albanese), è stata condotta nell’aula di psicomotricità per poter subito sperimentare le varie fasi della conoscenza e dell’esplorazione del “diverso” attraverso una serie di attività ludico-espressive inerenti la situazione : giochi di presentazione e di socializzazione, attività cooperative e grafiche.
    Ai bambini, durante la lettura, non è stata svelata la presenza del lupo - celato nei panni di un ospite misterioso - ed è stato chiesto loro di immaginare chi potesse essersi rifugiato nella capanna durante il temporale.

    Quasi nessuno ha pensato al lupo; alcuni addirittura hanno dissentito da chi lo aveva individuato, sostenendo che la capra ha un odore che il lupo non avrebbe potuto non riconoscere . Qualcuno ha pensato ad un uomo anziano con il bastone, altri ad un bambino, una mucca o un asino. Nella seconda fase del lavoro, i bambini, bendati e suddivisi in piccolo gruppo, hanno sperimentato quanto provato dai due protagonisti. È stata utilizzata una musica di sottofondo che riproduceva il rumore della pioggia e del temporale ed è stata simulata l’esplorazione dell’altro al buio.

    Il testo di Kimura – visto che i personaggi sono il famigerato “lupo feroce” e una “tenera capretta” - è stato utile per affrontare il tema dell’incontro con l’altro e lavorare quindi sul riconoscimento delle differenze, la valorizzazione delle somiglianze fra i diversi individui e più in generale fra le culture. Si è così potuto compiere un percorso in cui sono emerse molte “contaminazioni” di cui il lupo, animale feroce e senza scrupoli in quasi tutte le culture, è stato il filo conduttore.

    Per questo motivo, prima di affrontare il libro successivo, ho proposto varie letture con protagonisti gli stessi animali: Il lupo e l’agnello , Il lupo e i sette capretti , Cappuccetto Rosso o I tre porcellini . Ho anche predisposto schede di individuazione di personaggi storicamente nemici sulle quali costruire trame in cui questi potessero trovare un modo per diventare amici o tessere dei rapporti positivi. Ne sono scaturiti racconti a volte sorprendenti nei quali anche il più accanito dei cacciatori diventa amico fraterno di un leprotto. Talvolta, quando la naturale aggressività dei bambini emerge, qualche povero agnello finisce divorato da un famelico lupo, oppure - quasi per equità di giustizia - quest’ultimo viene squartato per far uscire dalla sua pancia un imprudente scoiattolo. I genitori sono stati invitati a raccontare in classe Cappuccetto Rosso in albanese, rumeno, armeno e in una versione particolare della tradizione egiziana in arabo.

    Diverso da chi?

    È stata poi affrontata la lettura del libro Pico Pecora . Protagonista è una giovane pecora, scacciata dal gregge per la sua voglia di fare cose diverse, di conoscere ed esplorare il mondo circostante, che un giorno incontra un lupo… Il testo è stato letto gradualmente, per fasi successive, escludendo il finale reinventato dai bambini . In molti hanno dato la possibilità ai due nemici di sempre di poter fare amicizia. Pochi, invece, hanno raccontato un finale tragico. Grazie a Pico Pecora i bambini hanno potuto ripensare al valore dell’amicizia in chiave diversa, e quando questa è diventata palese – esplicitata dall’autore nel finale – molti si sono detti felici.

    Proprio dal tema dell’amicizia è partito il lavoro sulle loro esperienze personali e utilizzando il circle time si sono presi in esame i contenuti del racconto e si sono analizzati i motivi di avvicinamento dei due storici antagonisti. La storia rivela altre importanti implicazioni, perché Pico viene considerato “diverso” dai suoi simili in quanto vuole sperimentare ed esplorare il mondo che lo circonda , uscire dagli schemi dettati dalla sua cultura di origine. È questo il motivo per il quale viene male accettato dagli anziani del gregge, che inizialmente lo isolano e poi lo scacciano individuandolo come ribelle ed esempio pericoloso per i suoi simili.


    Con i bambini ho quindi affrontato il difficile tema del conflitto con i pari e con gli adulti, cercando di focalizzare l’attenzione sul fatto che, in questo caso, “diverso” non è solo colui che non appartiene al gruppo ma anche chi per le sue idee si discosta da quella che convenzionalmente viene vista come “normalità” culturale . Da questo è nata una discussione sullo spinoso problema del sentirsi accolto nel gruppo e ha dato loro la possibilità di confrontarsi sul tema dell’isolamento e del conflitto determinato dall’essere considerati “diversi”. C’è stato anche spazio per poter parlare di sé e delle situazioni conflittuali quotidiane, dove sono emersi episodi di disagio sia in ambito familiare, con i fratelli maggiori, sia in classe dove talvolta si creano piccoli gruppi antagonisti tra loro.

    A conclusione di questo lavoro, ho constatato quanto sia importante costruire fin da piccoli una pacifica convivenza con gli altri, passando attraverso la gestione dei conflitti che emergono dal rapporto con i coetanei in situazioni di gioco e di studio. Tutto questo, se attuato con metodicità e in maniera intenzionale, può agevolare una serena gestione e delle differenze, delle somiglianze e dei diversi punti di vista.

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