Didattica inclusiva e geografia interculturale

Una classe, un paese, un mondo: un progetto di geografia interculturale sul Marocco a cura di Romina Quaresima e Francesca Tamanini. 

di Francesca Tamanini · 26 aprile 2016
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Il contesto del nostro lavoro in classe è fortemente caratterizzato dalla consapevolezza che le classi eterogenee sono un dato di realtà e come tali vanno considerate nella progettazione delle attività didattiche. Ne consegue che la varietà dei semi del giardino potrà germinare, con tempi e modi diversi, se il terreno che prepariamo sarà ricco di sostanze e se useremo per ciascuno le giuste cure.

Un modello interculturale per l'insegnamento della geografia

La sfida in campo è stata quella di ideare un modello per lo studio di un continente e di un Paese, per affrontare in maniera sintetica ma significativa l'insegnamento della geografia in una classe terza della scuola secondaria di primo grado. Riteniamo che questo modello sia applicabile anche con altri contenuti ed in altri ordini scolastici.
L'uso degli strumenti informatici, il problem solving e il cooperative learning sono stati degli ingredienti importanti delle attività. Si sono operati dei tagli al programma, a favore di un'attenzione alla creazione di occasioni di reale condivisione dei contenuti, garantendo uno scambio umano e culturale: Saida Taouti, una donna marocchina che insegna arabo nella nostra scuola il sabato pomeriggio, è entrata in classe per raccontare in viva voce il continente africano . Per avvicinare i ragazzi ai diversi aspetti dello stato del Marocco, si sono scelti inoltre testi e documentari. L'esperienza è durata venti ore ed ha lasciato maturare molti frutti.

Le prove generali: lo studio del continente africano

In cinque lezioni abbiamo preparato un riassunto del continente africano, lo abbiamo caricato sulla classe digitale ( class-room di google) e lo abbiamo esposto in classe.
Gli alunni lavoravano a gruppi sui diversi aspetti del continente : ciascun gruppo leggeva sul testo la parte assegnata e rispondeva ad una serie di domande-esercizi che guidavano le operazioni di sintesi (creazione di una carta climatica, completamento di un testo "a buchi", risposte a domande aperte, costruzione di testo riassuntivo con parole-chiave). A casa, il capogruppo inviava all'insegnante il lavoro svolto, che veniva corretto e pubblicato in un documento collettivo . Tutti studiavano il documento, che veniva proiettato ed esposto in classe la lezione successiva.

Il Marocco: un Paese da scoprire

Completato lo studio della parte generale del continente africano (che abbiamo considerato come fase di warming-up ), gli alunni sembravano pronti per affrontare lo studio del Marocco, che richiedeva una buona disponibilità alla variazione del setting in aula e l'assunzione di responsabilità nell'esecuzione dei compiti , che sarebbero stati gradualmente sempre più impegnativi.
Saida era sempre presente e portava di volta in volta oggetti della tradizione marocchina per illustrare modi di vita e caratteristiche del paese . Mentre la conoscenza si approfondiva, il dialogo in classe con Saida diventava sempre più profondo ed autentico: l'ospitalità marocchina, i principi della convivenza tra i popoli, le sensazioni del ritorno in patria dopo l'esperienza di emigrazione, il progetto migratorio in Italia sono alcuni temi di cui si è parlato.

Le attività didattiche, a scuola e a casa

Contestualmente alle conversazioni che nascevano in classe con Saida, venivano svolte le attività didattiche previste:

  • Osservazione, scelta e descrizione di immagini plastificate sul Marocco per rispondere alla domanda: che cosa sai dire del Marocco?
  • Scelta dei capigruppo e creazione di un cartellone con le immagini suddivise in aspetti politici, fisici, economici ed antropologici.

I gruppi sono stati costituiti in base : a) agli interessi evidenziati nella scelta dell'immagine plastificata sul Marocco (un settore circolare per ogni aspetto studiato); b) alle competenze informatiche osservate nel lavoro sull'Africa (si registravano gli alunni nelle tracce dal centro alla periferia: in numeri centrali 1, 16, 15, 14 sono stati nominati capigruppo). Questo modello ha permesso all'insegnante di modificare la composizione dei gruppi nelle attività successive, facendo ruotare i cerchi concentrici.

  • Lezione di lingua e scrittura araba .
  • Svolgimento in gruppo di un compito con domande-esercizi su un aspetto del Marocco e stesura di una sintesi da pubblicare sulla classe digitale attraverso il capogruppo. Esposizione degli aspetti studiati attraverso la rotazione dei gruppi (tecnica del jig-saw ).
  • Domande e risposte sul Marocco come compito a casa e correzione collegiale , con integrazioni di Saida.
  • Riflessione sul lessico di base per descrivere uno Stato attraverso un esercizio di trascinamento-collegamento di iponimi (rilievi, fiumi, clima, flora, fauna ...) ed iperonimi (aspetti geografici, aspetti politici, aspetti antropologici...) geografici su di una lavagna digitale (applicazione gratuita: padlet ). Utilizzo del lessico studiato per la creazione a gruppo di frasi sul Marocco.
  • Costruzione di un cubo con il lessico studiato illustrato su ciascuna faccia ed una decorazione creativa a tema, con valutazione della creatività attraverso un'apposita rubrica valutativa.
  • Visione di un documentario sul Marocco (scelto da you-tube), con compiti di osservazione sorteggiati relativamente ai diversi aspetti e formulazione di domande all'insegnante marocchina presente in aula.
  • Stesura di un testo al computer , con domande-guida riferite alle tracce testuali previste per l'esame (lettera, trattazione, relazione).
  • Condivisione del percorso svolto con impressioni, fotografie, lettura di alcuni testi e dolci trentini e marocchini. Valutazione finale del lavoro.

Alcune attenzioni pedagogiche

Il lavoro ha coinvolto ed interessato gli alunni, che hanno avuto la sensazione di imparare divertendosi. La validità degli apprendimenti è stata confermata dalla profondità e dall'organicità dei testi che essi hanno composto a conclusione del progetto.
Alcune attenzioni pedagogiche hanno permesso che il lavoro si svolgesse in maniera fluida, senza pressioni e senza fretta:

  • Il piano di lavoro con tempi, contenuti e rubrica valutativa è stato steso in forma completa prima dell'inizio del progetto .
  • La rotazione dei gruppi è stata organizzata con schemi appesi alla lavagna, consentendo che le dinamiche relazionali non si fossilizzassero , garantendo varietà comunicativa e chiarezza nei compiti e nelle responsabilità di ciascuno. Questo modello ha permesso di ruotare la composizione dei gruppi in attività successive, assegnando un colore ed un numero a ciascun componente del gruppo. Il puzzle riassuntivo di venti tessere è stato colorato e appeso alla lavagna: esso visualizzava di volta la suddivisione della classe in gruppi di lavoro e la disposizione degli alunni nell'aula.
  • Per ciascuna lezione si è previsto sempre lo svolgimento di una sola attività , lasciando del tempo per lo scambio tra pari e per il dialogo con Saida.
  • Le osservazioni sono state registrate su di una rubrica valutativa , che ha permesso, a fine lavori, di soppesare i singoli contributi portati dagli alunni in termini di assunzione di responsabilità, partecipazione, esecuzione dei compiti, espressione della creatività. Anche il contenuto del tema di italiano ha costituito un momento importante per la valutazione.

Un albero che ha dato frutti su tre diversi rami

Studiare l'Africa e, in particolare, il paese del Marocco, è stato come sostenere la crescita di un albero meraviglioso, che ha dato frutti su tre diversi rami:

  • l'inclusione : cooperando ed utilizzando l'informatica con scopi comunicativi e di scambio, tutti hanno trovato spazio nelle attività ed hanno imparato, sentendosi adeguati; l'apprendimento è avvenuto per costruzione dal basso e non calando i contenuti dall'alto;
  • l'esplorazione in chiave positiva : si è presentato un paese bellissimo, partendo dallo stupore per le sue risorse e per le sue peculiari tradizioni culturali, senza però tralasciare ed omettere i problemi sociali ed economici;
  • la conoscenza reale dell'altro : l'altro, il diverso da me, è oggi anche il mio vicino di casa; colui che chiamo "straniero", perché viene da lontano (ma è poi così lontano?): è una persona rispettosa, disponibile, cucina cose buonissime e lancia messaggi di pace e cittadinanza attiva ad altissimo contenuto: "dobbiamo restare uniti", "chi fa male ad uno della comunità fa male a tutti, chi fa del bene ad uno della comunità fa del bene a tutta la comunità".

Dunque evitiamo le generalizzazioni e superiamo gli stereotipi in nome di una società globale che potrà essere più completa e più evoluta: lo dobbiamo garantire per un futuro più aperto e migliore.

Tutti i materiali utilizzati ed una breve presentazione fotografica sono stati raccolti in un libro digitale free (e-pub editor) e sono disponibili sul sito dell'I.C.Fondo .

Romina Quaresima (insegnante di sostegno presso I.C. Taio-Trento)
Francesca Tamanini (insegnante di lettere presso I.C. Fondo-Trento)


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