Dentro il giorno della memoria

Che cosa si fa nelle scuole? Quali possono essere i percorsi didattici per affrontare seriamente un passaggio così drammatico della storia recente? Invitiamo tutti a leggere e commentare questo prezioso contributo di Anna Sarfatti, da "La Vita Scolastica" di gennaio.

di Redazione GiuntiScuola · 22 gennaio 2013
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Si avvicina il “Giorno della Memoria”, ricorrenza istituita dalla Legge 211 del 2000 che, all’articolo 2, invita ad agire in due direzioni principali: far conoscere nelle scuole di ogni ordine e grado quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti e aiutare i giovani a maturare una responsabilità individuale e collettiva che impedisca il verificarsi di tragedie di quel tipo.

Ma che cosa hanno fatto davvero le scuole in questo senso? Che cosa hanno fatto le scuole primarie? Mi si consenta una generalizzazione basata su esperienze dirette e indirette e su informazioni tratte dalla rete: la scuola primaria ha risposto con percorsi e iniziative spesso collegati alla lettura di un libro ( per esempio Il diario di Anna Frank ), di poesie (quelle dei bambini di Terezin), alla visione di film ( La vita è bella , Train de vie ) o all’ascolto di canzoni ( Auschwitz di Francesco Guccini).

In alcuni casi sono stati organizzati incontri con testimoni delle vicende legate alle persecuzioni o, ancora, si sono visitate sinagoghe, musei o luoghi della memoria. Spesso, in seguito agli stimoli ricevuti, i bambini sono stati invitati a esprimersi con testi o disegni.

Credo che per la maggior parte dei casi la scelta delle proposte sia avvenuta per passaparola o semplicemente attingendo a quel repertorio oramai riconosciuto come “classico”, anche se non conosciuto di prima mano.

Capita infatti che l’insegnante si trovi a vedere il film o a leggere il libro per la prima volta, insieme ai suoi bambini. Ora che abbiamo maturato un po’ di esperienze è arrivato il momento di chiederci: che risultati hanno dato? Quanto riteniamo abbiano inciso sulle conoscenze dei bambini e su una loro prima responsabilizzazione?

 

Chi studia la didattica della Shoah ci avverte che generalmente il risultato immediato delle iniziative sopra indicate produce nei bambini un effetto emozionale anche molto forte, talvolta troppo (tale fu la reazione di alcuni tra i miei alunni dopo aver visto il film Il bambino con il pigiama a righe ) ma inevitabilmente destinato a svanire nel tempo se non è accompagnato da un percorso di conoscenza che permetta alle emozioni di ancorarsi ai fatti storici. C’è una bella canzone di Giorgio Gaber che dice: “Non insegnate ai bambini / ma coltivate voi stessi il cuore e la mente…”.

Dunque il primo passo è documentarci , conoscere: quante cose in questi dodici anni abbiamo scoperto, appreso, elaborato?

 

Mondo ebraico: scarse notizie

Ecco affacciarsi l’eterno problema: ci vengono richiesti interventi qualificati senza che nessuno si preoccupi di fornirci gli strumenti. Da tempo ormai manca un piano di formazione nazionale per i docenti . Su questi temi neanche gli editori di scolastica ci vengono in aiuto: sui libri di testo di Storia per la scuola primaria si presenta il popolo degli Ebrei all’inizio del II millennio a.C. quando dalla Palestina si trasferisce in Egitto, finché Mosè lo riconduce in Palestina, la “terra promessa”.

Poi, con un discreto salto storico, li ritroviamo espulsi dai conquistatori Romani, o in esilio volontario (diaspora ebraica). Queste sono le scarne tracce storiche proposte ai bambini. Di ebraismo parlano in sintesi i libri di religione quando presentano le tre religioni monoteiste e quando comparano le festività religiose. Infine i libri di testo più aggiornati propongono brani di lettura tratti da libri che affrontano il tema, accompagnati da brevissime schede o da domande che invitano all’approfondimento.

Troppo poco, praticamente niente. D’altro canto non ci aiuta la società dello spettacolo che destina agli spettatori più piccoli qualunque film abbia per protagonista un bambino, indipendentemente dalla trama e dal linguaggio che usa. Senza contare che in molti casi i film pretendono di parlare ai bambini e agli adulti che li accompagnano, adultizzando le proposte .

A questo punto mi sembra chiaro che la scelta dei contenuti e degli strumenti richiede una forte dose di intraprendenza e di responsabilità individuali.

 

Alcune premesse ai percorsi didattici

Prima di parlare di percorsi, ecco un elenco dei punti da approfondire.

  • Non consideriamo sinonimi i termini ebrei e israeliani : questi sono i cittadini dello Stato d’Israele, mentre gli ebrei sono persone di religione ebraica, praticanti o non, anche di recente conversione.
  • Aboliamo dal nostro vocabolario il termine razza : è oramai dimostrato come il patrimonio genetico di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro aspetto, sia più o meno identico. Parliamo di differenze, siano etniche, religiose, di genere, culturali, sociali… avendo cura di valorizzarle. Il razzismo è, al contrario, la valorizzazione negativa. Razzismo e antisemitismo non sono sovrapponibili, anche se molto intrecciati. Possiamo avere un ebreo razzista come pure un antisemita che fonda la sua intolleranza su motivazioni non legate alla presunta diversità razziale.
  • Ricordiamo che quando si parla di Shoah, parola ebraica che significa catastrofe , disastro, distruzione, si denomina un evento considerato da molti storici unico per lo sterminio sistematico di milioni di ebrei che fu attuato tra il 1941 e il 1945, mentre la vicenda persecutoria aveva preso avvio fin dal 1933. Più di 6.000.000 le vittime della Shoah, circa due terzi dell’ebraismo europeo degli anni Trenta.
  • Ricordiamo che la persecuzione si rivolse anche contro gli oppositori politici, le minoranze etniche dei Sinti e dei Rom, religiose quali i Testimoni di Geova e Pentecostali, gli omosessuali , i portatori di handicap e i malati mentali .
  • In riferimento all’Italia, una politica antiebraica rivolta contro tutti gli ebrei della penisola si sviluppò a partire dalla seconda metà degli anni Trenta. Dal 1938 al 1943 si attuò come “persecuzione dei diritti”, dal ‘43 al ‘45 come “persecuzione delle vite”. Il termine Shoah si riferisce alla persecuzione delle vite, ma in senso lato comprende anche quella dei diritti. Gli studiosi hanno dimostrato che il fascismo si rese corresponsabile della Shoah in Italia.

 

Percorsi per i più piccoli

Per avviare la conoscenza della persecuzione degli ebrei segnalo tre titoli: La portinaia Apollonia di Lia Levi (Orecchio Acerbo, Roma 2005); Otto di Tomi Ungerer (Mondadori, Milano 2003); La bambina del treno di Lorenza Farina e Manuela Simoncelli (Edizioni Paoline, Roma 2010). Il primo racconta una storia italiana, il secondo è ambientato in Germania, con un passaggio in America, il terzo in Polonia.

Leggerli in successione consente di ricavare diverse informazioni che aiutano a parlare della persecuzione , dalla negazione dei diritti fondamentali fino al viaggio verso i campi di concentramento e di sterminio , presentati però con la delicatezza dovuta ai piccoli.

Per presentare alcuni tratti della cultura ebraica quali ricorrenze, tradizioni, oggetti, cibi, alfabeto, luoghi di culto, segnalo per gli insegnanti: Alfabeto ebraico di Matteo Corradini (Salani, Milano 2012) e Shalom Giufà! di Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano (Istituto Storico Resistenza Provincia di Cuneo, Cuneo 2006). Quest’ultimo, pur tracciando un itinerario ebraico in provincia di Cuneo, fornisce varie informazioni che possono interessare tutti i bambini.

 

Percorsi per i più grandi

Parliamo di legalità, mostrando come le leggi razziali abbiano gravemente “tradito” i cittadini : presentiamo alcune leggi del 1938 e mettiamole a confronto con gli articoli 3, 19 e 20 della nostra Costituzione per quanto riguarda il diritto all’uguaglianza; gli articoli 13-21 sulle libertà; gli articoli 33 e 34 sulla scuola.

A proposito di scuola, importante riflettere sull’ espulsione dei bambini ebrei dalle scuole pubbliche , anche attraverso forme di drammatizzazione che consentano esperienze di identificazione. Per contestualizzare a livello storico la vicenda delle persecuzioni, leggiamo Io e Sara , Roma 1944 di Teresa Buongiorno (Piemme, Milano 2003). Successivamente proponiamo di scrivere una lettera a un/a compagno/a espulso/a per motivi discriminatori come pure una lettera della vittima ai compagni.

Parliamo di storie di vita sconvolte dalle persecuzioni: alcuni decisero di fuggire, altri di nascondersi. Nei due titoli che suggerisco ecco due storie di bambini: L’isola in via degli Uccelli di Uri Orlev (Salani, Milano 2009) e Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Judith Kerr (Rizzoli, Milano 2008). Una proposta di lavoro può essere: “Se ti fossi trovata/o nella situazione di Anna o Max che cosa avresti portato via nella tua valigia?”.

Infine, per affrontare il terribile tema dei campi, sceglierei la lettura (specie per le immagini) di Rosa Bianca di Roberto Innocenti (La Margherita, Milano 2005): aiuta i bambini a dare forme e colori alle tragiche vicende narrate, attraverso gli occhi di una bambina che vede l’orrore e fa “l’impossibile” per dare il suo aiuto. Successivamente proponiamo una ricerca sull’operato di uno dei Giusti italiani.