Costruire resilienza a scuola

La scuola è un contesto importante, in cui possono amplificarsi la vulnerabilità e la fatica, oppure possono costruirsi la resilienza, la capacità di far fronte alle difficoltà e l’integrazione. Di Francesca Rifiuti.

di Redazione GiuntiScuola · 23 gennaio 2017
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Essere genitore nella migrazione

Decidere di lasciare il proprio paese di origine, lasciarsi alle spalle le abitudini, le tradizioni e la famiglia, è una scelta coraggiosa, mossa dalle più svariate motivazioni, talvolta obbligata. Il migrante vive in una continua ricerca di equilibrio tra la cultura del proprio paese e quella del paese ospitante, che entra in contatto con lo straniero come se egli avesse lo sguardo rivolto solo in avanti, al futuro. Spesso non si prende in considerazione lo sguardo verso gli affetti e i luoghi lontani; verso il ricordo di un viaggio che lascia il segno.
Per i genitori l’inserimento dei figli nella scuola italiana è un momento critico: i buoni risultati e il buon inserimento del figlio sono il completamento del processo migratorio, il risarcimento di tutti i sacrifici. Spesso trovano difficile far parte di un sistema scolastico che non conoscono. La maggior parte dei bambini italiani è seguita passo dopo passo dai genitori: i compiti, i colloqui, la consegna delle pagelle… Tutto ciò, che può sembrare normale, presuppone invece una forte appartenenza culturale e una condivisione delle linee pedagogiche del nostro tempo. I genitori migranti hanno spesso frequentato la scuola in un altro paese, oppure provengono da un paese in cui il diritto all’istruzione è negato.

Più abili dei genitori

I bambini che entrano a far parte della comunità scolastica italiana giungono da esperienze diversificate: alcuni hanno già frequentato la scuola altrove; alcuni arrivano insieme alla famiglia, altri dopo un percorso di ricongiungimento che li ha tenuti a lungo distanti dai genitori; alcuni di loro sono figli di coppie miste e hanno già sperimentato l’intreccio di culture. Spesso sono nati in Italia, ma la legge sulla cittadinanza è ancora molto severa e, essendo figli di migranti, si portano dietro un’immagine di diversità che li fa sentire, almeno in parte, sempre estranei.
Frequentando la scuola, i bambini stranieri acquisiranno una padronanza della lingua e dei suoi significati impliciti e metaforici, impareranno a gestire le relazioni secondo la cultura della società ospitante. Ecco che la scuola dà inizio a un processo di differenziazione dalla famiglia di origine, che li renderà molto più abili dei genitori nella gestione della vita nel nuovo paese.
Per un attimo, proviamo a vedere il contesto scolastico con gli occhi di un bambino migrante, che fa ingresso per la prima volta in un mondo nuovo, tutto da scoprire. I bambini potrebbero sentirsi di troppo, percepirsi come portatori di problemi da affrontare, potrebbero cogliere una sorta di diffidenza e di distanza negli sguardi di tutti coloro che li circondano. Entrano in un mondo in cui si parla una lingua che solitamente conoscono poco bene, osservano nuove modalità di comunicazione non verbale, una gestualità strana e difficile da decifrare. A scuola si parla, si ascolta, si scrive, si legge: le parole sono le protagoniste assolute, rimbalzano in ogni direzione e raccoglierle, prenderle al volo, afferrarle, è davvero difficile.
Le difficoltà sono molte anche per gli insegnanti, che si trovano a dover gestire classi sempre più eterogenee e formate da bambini tutti diversi, con diversi bisogni educativi, diversi vissuti emotivi, diverse capacità.

A scuola di integrazione

Per ognuno di questi attori (genitori, insegnanti, alunni), lo scenario della scuola è contenitore di sogni, aspettative e speranze, ma anche di difficoltà, delusioni, sentimenti di inadeguatezza. La scuola è un contesto importante, in cui possono amplificarsi la vulnerabilità e la fatica, oppure possono costruirsi la resilienza, la capacità di far fronte alle difficoltà e l’integrazione. Ma di cosa si nutrono la resilienza e l’integrazione? Sicuramente di un clima di apprendimento positivo e accogliente, di una buona relazione con il gruppo dei pari, del rispetto delle differenze, ma anche di tempo: quel tempo indispensabile per ambientarsi e posare la valigia, imparare a padroneggiare l’ambiente, consentire a tutti di fare la propria parte, di dare un apporto alle risorse del gruppo, in un clima di condivisione di obiettivi e di collaborazione.
La scuola è un mondo davvero ricco di storie, tutte diverse: la classe si dipinge di colori, l’appello del mattino è ricco di nomi che ricordano l’Oriente, l’Africa, l’America Latina. Viviamo in una società multiculturale, ma ancora molti fattori influenzano il pregiudizio dei bambini e dei ragazzi italiani nei confronti di compagni che appartengono ad altre culture. Tutti i bambini sono, nella maggior parte dei casi, molto curiosi di conoscere le storie dei loro compagni che vengono da lontano. Vorrebbero condividere con loro giochi e tradizioni, sapere cosa c’è in comune nonostante la lontananza. Spesso però non sanno come avvicinarsi, hanno timore a fare il primo passo, quel timore misto a curiosità che è normale avere quando ci troviamo di fronte a una persona che ancora non conosciamo. Un timore che anche i bambini migranti hanno, per le stesse ragioni. Diventa quindi fondamentale la collaborazione degli adulti di riferimento, che potranno dare il via a quel piccolo viaggio che serve per trovare un punto di incontro a metà strada tra due mondi. Una volta raggiunto questo spazio intermedio, può crearsi una condivisione importante, uno scambio di storie, idee, suoni, profumi e sapori che arricchisce e valorizza tutti i protagonisti, pone le basi per una convivenza positiva e per lo sviluppo di un buon clima relazionale, in classe e fuori.

Racconti di migrazione in classe

I bambini stranieri hanno bisogno di tempo e di un’attenzione vigile. Gli insegnanti dovrebbero dare ascolto anche al loro silenzio, cercando di accogliere i loro primi tentativi di apertura. La vulnerabilità a cui sono esposti i figli della migrazione deve essere capita e interpretata, per poter poi diventare resilienza. Un buon punto di partenza per realizzare il processo di integrazione dei bambini stranieri nelle scuole, potrebbe essere quello di proporre attività mirate alla valorizzazione delle differenze e all’importanza che ogni singolo individuo ricopre all’interno del gruppo-classe: la narrazione di storie vicine e lontane, l’ascolto di musica oppure la realizzazione di ricerche, cartelloni o piccoli documentari sulla storia delle nazioni da cui i bambini provengono. Tutto questo può contribuire alla graduale apertura dei bambini stranieri e può far emergere i racconti della migrazione, che fanno parte di loro e che hanno bisogno di vedere la luce e di essere elaborati, per entrare a far parte del loro processo di costruzione dell’identità.
Ecco che semplici momenti di attività creative di gruppo, che abbiano come tema centrale lo scambio tra culture diverse, permettono alla classe di imparare cose nuove e, nello stesso tempo, di comprendere l’importanza delle differenze individuali e la grande ricchezza che da queste può derivare quando ne diventiamo consapevoli.

Per saperne di più

Pratelli, M., Rifiuti, F. (2016). I Bisogni Educativi Speciali: diagnosi, prevenzione e intervento. Franco Angeli