Non esiste un sogno troppo grande da realizzare

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Non esiste un sogno troppo grande da realizzare

Da alcuni anni introvabile in libreria, “L’approdo” è tornato. Un libro senza tempo (e senza parole) per parlare di migranti. Di Lorenzo Luatti. 

l approdo immagine apertura

L’Approdo è il titolo di uno dei libri più intensi, commoventi ed entusiasmanti, altamente innovativi, apparsi nell’ultimo decennio, pubblicato in Italia nel 2008 da Elliot, per alcuni anni introvabile nelle librerie italiane, se non nelle stampe di editori esteri, e ora finalmente ristampato da Tunuè (2016, pp. 128, euro 24). Un romanzo grafico muto, super premiato in tutto il mondo – tra cui il Fauve d’Or ad Angoulême in Francia, sorta di premio Nobel per il fumetto –, una narrazione senza età, dai 10 ai 90 anni. Un “graphic novel” (o un “picture book” o un film in super8?) struggente sui migranti, raccontata senza nemmeno una parola, con l’intensità dei disegni, color seppia, da Shaun Tan – illustratore, pittore, fotografo, regista cinematografico, animatore, scrittore, commediografo e scultore –, all’epoca trentaquattrenne figlio di malesi emigrati in Australia negli anni ’60. Un libro che ad ogni fruizione solleva nuove domande e interpretazioni, e provoca rinnovate emozioni.

La trama

Un uomo lascia la sua casa, sua moglie e sua figlia. Lascia la sua città che non ha più niente per lui e che si è fatta cupa. Uno sguardo alle vecchie stoviglie della casa, la valigia appoggiata sul tavolo assieme ai resti dell’ultima colazione, poi a piedi fino alla stazione. Una grande e scura coda di drago solca il cielo e aleggia sulla città deserta. La giovane figlia cerca di far finta di non capire quel che sta accadendo. L’uomo affronta un lungo viaggio e arriva in una città diversa in cerca di fortuna, una città con regole da città delle nuvole, dove i cani sembrano pesci, la scrittura algebra, i frutti animali, gli animali cose. Dove anche le leggi della gravità sembrano diverse, ascensionali. E la gente cerca di aiutarlo perché sembra che anche loro abbiano attraversato il pericolo della coda di drago.

Una storia universale

L’Approdo – “The Arrival”, il titolo originale – ci proietta in un’atmosfera senza tempo, una storia semplice e di straordinaria forza emotiva che inizia coi volti di alcuni dei profughi che sbarcano a Ellis Island, New York, tra il 1892 e il 1954, qui raffigurati in un’atmosfera onirica e surreale, attraverso una serie di curatissimi fotogrammi, per poi immergersi in un paese di fantasia, costruito di sogni, zeppo di imprevisti ma anche di insolite aspettative, di animali nuovi e banali incomprensioni, una terra dai panorami alterati, fabbriche sconfinate e grandi idoli che si elevano sopra una città, che infine si rivela ricca di possibilità. È L’Approdo sognato da tutti i migranti.

 

L’autore impiegò quattro anni per completare questo volume, partendo da testimonianze e racconti, foto e cartoline illustrate, suggestioni di Bosch e Borges, e ha narrato una storia che è di tutti, di uomini e di donne del nostro passato e di oggi, una storia universale. Basta guardarsi attorno per vedere quanti migranti in fuga da guerre o povertà giungono anche nel nostro paese con la prospettiva di guadagnare abbastanza da garantire a se stessi e ai propri cari una vita degna di questo nome. Tuttavia arrivare in un territorio sconosciuto caratterizzato da usi, costumi e linguaggi differenti non è mai semplice; anzi, a volte adattarsi può risultare tremendamente complesso.
Ma come ci insegna questo capolavoro, stimoli e forza interiore fanno sempre la differenza, e non esiste un sogno troppo grande da realizzare.

Tra i molti video dedicati a “L’approdo”, questo mi sembra uno dei migliori.

Lorenzo Luatti: 30 Gennaio 2017 Racconti

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