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Primi passi nelle scienze – Un quaderno a prezzo speciale per tutti gli abbonati di "Scuola dell'infanzia"

10 Luglio 2012 Argomento: Cultura e pedagogia

Gli abbonati di “Scuola dell’infanzia” 2012-2013 potranno avere a prezzo speciale il quaderno operativo “Primi passi nelle scienze”, preparato dalla nostra collaboratrice Anna Aiolfi insieme con Maria Carmela Quaglietta. Abbiamo intervistato Anna per conoscere meglio la proposta contenuta in questo volume.

Copertina quaderno "Primi passi nelle scienze"

Anna Aiolfi insegna nella scuola dell’infanzia Andersen del I° Circolo di Spinea (VE) . Si occupa prevalentemente di educazione scientifica e matematica per i bambini piccoli. Collabora con la fondazione Peggy Guggeheim di Venezia e svolge attività di formazione nel territorio. Conduce un laboratorio di Educazione Scientifica presso l’Università Bicocca di Milano per il corso di laurea della Formazione Primaria.

Collabora da tempo con la rivista “Scuola dell’infanzia”, dove sono stati pubblicati suoi percorsi e proposte d’attività relativi al Campo di esperienza “La conoscenza del mondo”, sezione di avvio alla matematica. Insieme a Maria Carmela Quaglietta, insegnante nella scuola dell’infanzia di Melfi (PZ), ha scritto un “Quaderno operativo. Primi passi nelle Scienze”, riservato a prezzo speciale agli abbonati di “Scuola dell’infanzia”, disponibile insieme al numero di dicembre della rivista. Abbiamo intervistato l’autrice sui contenuti e le proposte del suo lavoro.

Cosa vuol dire fare Scienze con i bambini di 3-6 anni? Ha senso proporre un’attività di questo tipo?

Dobbiamo prima di tutto concordare sul fatto che ogni bambino che inizia la scuola dell’infanzia possiede per esperienza un "sapere scientifico" non formalizzato né esplicitato, frutto della continua interazione con le cose del mondo. Infatti, come per qualsiasi essere vivente, l’esperienza percettiva, che inizia con la nascita, permette al bambino giorno dopo giorno di elaborare pensiero e capacità di agire. Nella scuola dell’infanzia, dove il bisogno di relazionarsi è più forte che altrove, trova spazio privilegiato la “scienza della quotidianità”.

Fare scienze significa sollecitare nel bambino la costruzione di uno “sguardo scientifico” capace di leggere e cogliere nei fatti di ogni giorno gli indizi necessari per capire ciò che a questa età è possibile capire. Non si tratta, quindi, di riempire i bambini di nozioni scientifiche o esperimenti fuori dalla loro comprensione, ma di capire i loro interessi e di aiutarli ad intervenire adeguatamente nelle diverse situazioni, a prevedere ed immaginare, a correlare, fino a trovare spiegazioni ragionevoli e interpretazioni soddisfacenti ai fatti che attorno a loro succedono.

A piccoli passi, nei tre anni di scuola dell’infanzia, è possibile costruire una rete fitta di esperienze e un “atteggiamento scientifico ben fatto”: elemento, quest’ultimo, di grande importanza per la formazione di individui capaci di gestire la propria vita. Senza subire la complessa varietà del mondo reale, questo “fare” concreto e progressivo sollecita nei bambini iniziativa, creatività e capacità di pensare.

Di quali argomenti parlate nel quaderno “Primi passi nelle scienze”? E come li avete scelti?

Dopo una introduzione che ha lo scopo di avvicinare i lettori all’idea di “scienza del quotidiano” e di suggerire alcuni accorgimenti metodologici, vengono trattati tre temi: la materia e i materiali, alcune fenomenologie come la luce, il calore, il movimento e alcuni meccanismi di oggetti di uso comune. Sono invece lasciati a margine i temi dei viventi e dell’ambiente.

La scelta fatta nasce dalla convinzione che ragionare sulle cose, soprattutto quelle che sembrano banali perché presenti quotidianamente nel vissuto del bambino, sia indispensabile per capire il mondo e, allo stesso tempo, farne parte. Alcune proposte possono risultare ambiziose perché innovative e lontane dalle rassicuranti esperienze didattiche più consuete e tradizionali, ma sono tutte piste di lavoro praticabili che coinvolgono facilmente l'interesse del bambino e allo stesso tempo risultano formative per gli insegnati perché ricche di spunti e approfondimenti disciplinari.

Le proposte raccolte in questo libricino, inoltre, hanno l'obiettivo di stimolare più che soddisfare la curiosità, di aiutare a trovare idee più che dare soluzioni. Si cerca in questo modo di sollecitare i bambini a guardare le cose con occhi competenti e indagatori. Ma il quaderno “Primi passi nelle scienze” è come un vestito: ogni insegnante è chiamato ad aggiustarselo addosso, a far proprie le esperienze didattiche suggerite modificando, ampliando, approfondendo dove risulta essere necessario a seconda del modo di far scuola e della realtà stessa in cui si opera.

Ogni argomento trattato è sorretto dalla motivazione e dagli obiettivi di apprendimento in modo che sia chiara l'intenzione e più facile la sua verifica. Le immagini fotografiche e disegni dei bambini completano tutti i percorsi.

Avete sperimentato a scuola queste proposte? Quali sono state le reazioni dei bambini?

Tutte le proposte didattiche, in tempi e modalità simili, sono da anni parte dell’offerta formativa della scuola dove lavoro: l’esperienza scientifica si intreccia anche con le altre progettualità fino a divenire un modo di ragionare e agire.

Certo, ai bambini serve tempo per imparare a osservare e interpretare, per discutere, per elaborare idee, per riflettere sulle spiegazioni che non sono quelle delle insegnanti ma quelle che dai “fatti” stessi nascono. Serve anche tempo per fare con tranquillità e, se necessario, per ripetere, variando di poco per non annoiare, per organizzare al meglio le conoscenze. Giorno dopo giorno, senza mai avere la pretesa di concludere, partendo dalle conoscenze del momento, si sbrogliano insieme gli intrecci del complesso mondo reale, ben consapevoli che le certezze conquistate oggi sono nuovamente messe in discussione, da quello che accadrà domani.

Ecco perché mi piace pensare a percorsi lunghi, paralleli, a strade aperte, dove si può andare avanti e tornare indietro, cambiare strada, e qualche volta saltarla, che solo la coerenza didattica dell’insegnante competente riesce a tracciare. Così facendo, in attesa degli approfondimenti delle discipline scolastiche future, i bambini imparano il rispetto verso le cose e i pensieri, scoprono il gusto del partecipare, del condividere, la fatica del lavorare insieme, fino a sentirsi parte di un progetto comune.

Ci può fare alcuni esempi?

L'atteggiamento scientifico si attiva fin dai primi giorni di scuola. Accanto alle tante occasioni e agli attesi imprevisti che il bambino stesso offre è necessario, per far evolvere i pensieri, predisporre una serie di esperienze correlate tra loro, e che partono dal fare concreto. Così capita, grattugiando un sasso insieme ai compagni, d’immaginare il dentro della materia e di scoprire le sue specificità.

Altre volte, in giardino, colpiti dal raggio di sole si cerca la spiegazione di un fenomeno, usando gli attrezzi da cucina come il frullino si scopre il funzionamento di un meccanismo, registrando la crescita di un semino il valore del tempo che passa. Occasioni interessanti dove, in un sano confronto di idee, i bambini guardano quello che succede, quello che cambia o sta per mutare fino a raccontare come una storia quello che vedono accadere. In questo modo, il mondo incomprensibile, sconosciuto e complesso, diventa a misura del bambino e l’atteggiamento scientifico è la chiave per interpretarlo.

Quali sono state le reazioni dei genitori? Siete riuscite a coinvolgerli?

Dopo lo stupore iniziale, che nasce spesso dal fatto che non si crede mai a sufficienza nelle potenzialità dei bambini, i genitori convinti dai progressi dei loro figli scoprono giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, come sia bello indossare gli “occhiali delle scienze”. I bambini raccontano quello che è stato fatto, spiegano con ardore le loro scoperte. L’esperienza scientifica non si ferma a scuola, ma prosegue e si completa a casa: si raccolgono oggetti per le collezioni, si cercano gli oggetti che servono, si chiede aiuto ai nonni e ai genitori, si trovano conferme. Nel quaderno operativo, molti sono i suggerimenti per coinvolgere i genitori, per aiutarli a seguire l’evoluzione del pensiero del proprio figlio e del gruppo classe, ma soprattutto per dare loro modo di capire le intenzioni che sorreggono la scelta didattica dell’insegnante.
 

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