Diario di scuola

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Pennac in audiolibro.

"Diario di scuola" di Daniel Pennac, letto da Giuseppe Battison

Daniel Pennac, Diario di scuola letto da Giuseppe Battiston, regia di Flavia Gentili, Milano, Emons Audiolibri-Feltrinelli, 2011.

La storia di alunno un “somaro”, nemico delle maiuscole, dotato di poca memoria, precocemente certo di “non valere niente”. Che però poi diventa insegnante, e in ultimo Daniel Pennac (scrittore tra i più famosi in Francia, tra i più tradotti e amati in Italia); trova riscatto nel guardare, davvero, le persone; nell’ironia da cui sbucano soluzioni pratiche, non giudizi; nella mobilità delle parole.

Con la consueta verve, Pennac ha raccontato la sua vita e le sue vicende nella scuola (compagni, colleghi, genitori) dentro un libro oramai molto noto, dove si mescolano autobiografia e riflessioni sulla pedagogia, sul ruolo della famiglia e degli insegnanti: un Diario di scuola, appunto, oggi diventato audiolibro grazie alla voce dell’attore di cinema e di teatro Giuseppe Battiston (Pane e tulipani, Non pensarci, La passione).

A Battiston il compito, a dire il vero assai impegnativo proprio per la sveltezza “orale” della prosa di Pennac (facile a esser troppo caricata), di restituire i ragionamenti dell’adulto sulla sua inspiegabile somaraggine infantile (viene da una famiglia di bravi a scuola), sui tre quattro insegnanti che l’hanno “salvato” da pagelle umilianti, etichette, tentazioni d’entrare in una banda (per affermarsi sparendo, dentro un gruppo), o ancora sulla studentessa convinta, a dodici anni, di non aver “combinato nulla” nella vita: per non aver capito la “proposizione-subordinata-concessiva-introdotta-da-congiunzione”, come confessa al professore tutto d’un fiato, ma anche, e insieme, per aver ascoltato un giudizio simile a cena, riferito a se medesimo dal trentacinquenne padre che ha perduto il lavoro.

C’è pure una sorta di definizione del compito dell’insegnante in questo libro: “ricominciare” ogni giorno. Tenere il punto, più che il registro dei progressi della classe e degli alunni, somari e no, terribili e no: “guardiamoci bene dal sottovalutare l’unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono. Solo noi possiamo tirarlo fuori da quella prigione, formati o meno per farlo. Gli insegnanti che mi hanno salvato – e che hanno fatto di me un insegnante – […] hanno capito che occorreva agire tempestivamente. Si sono buttati […]. Giorno dopo giorno, ancora e ancora… Alla fine mi hanno tirato fuori. E molti altri con me. Ci hanno letteralmente ripescati. Dobbiamo loro la vita”. 

20 Settembre 2011 In libreria

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