Di cosa parliamo quando parliamo di piattaforme scolastiche

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Di cosa parliamo quando parliamo di piattaforme scolastiche

Una delle parole d'ordine della scuola e dell'editoria scolastica di oggi è “Piattaforma”. Di che si tratta, realmente? In che modo le Piattaforme potrebbero integrarsi nella realtà scolastica italiana? Ce ne parla Franco Giovannini.

Piattaforme scolastiche_da Infomentor

Dopo un periodo in cui la buzzword era “libro digitale”, ecco che si affaccia al suo fianco una nuova parola magica, potente e forse inquietante: Piattaforma.

Tutti gli editori scolastici più importanti ne mettono a disposizione una per gli adottatari dei libri e per i loro studenti. Il professore hi-tech della classe accanto ne ha installata una da solo e tutti i suoi studenti la usano. La scuola ne ha comprata un’altra assieme al registro elettronico ma nessuno sa come utilizzarla… help!

La genericità del termine, e la varietà di associazioni che spesso si incontrano accanto ad esso: “piattaforma di apprendimento”, “piattaforma scolastica”, “piattaforma di libro digitale” (o le varianti anglofone come Learning Platform o Learning Management System) sono indice di un fatto: due persone che parlano di “Piattaforme” con una certa probabilità non stanno parlando esattamente della stessa cosa. Proviamo a fare un po’ d’ordine, cercando di capire cosa può voler significare oggi “piattaforma” e quali sono le prospettive della loro integrazione nella realtà scolastica italiana.

Una definizione molto generale

In generale, con il termine “Piattaforma” riferito ad una realtà scolastica si intende un sistema online (accessibile cioè via Internet o via Intranet) al quale fanno accesso personale scolastico (segreteria, dirigenti), insegnanti, studenti e famiglie, e sul quale si “appoggiano” da una parte contenuti digitali per la didattica, dall’altra le informazioni necessarie alla gestione della vita della scuola.

Una Piattaforma, nell’accezione più ampia del termine (e con le imprecisioni legate ad una tale generalizzazione), è in grado dunque di ospitare contenuti di natura e provenienza diverse (contenuti prodotti dagli editori come contenuti selezionati o linkati dalla rete oppure prodotti da studenti e docenti) per poterne far uso all’interno del gruppo classe. “Far uso” può significare molte cose: assegnazione di compiti, gestione di programmi personalizzati per il singolo studente, condivisione di risorse all’interno della classe o fra classi, effettuazione di verifiche online, etc. E anche le modalità di condivisione possono differire molto da una piattaforma all’altra (esistono ad esempio piattaforme che riproducono, all’interno della scuola o della classe, dinamiche molto simili a quelle dei più diffusi social network).

Oltre alla gestione dei contenuti e del loro utilizzo e condivisione, una Piattaforma si fa carico anche di altri aspetti, più inerenti alla vita amministrativa, al quotidiano scolastico: presenze, registrazioni voti, notiziari scolastici, gestione degli spazi. E, nella maggior parte dei casi, è previsto un accesso speciale per i genitori, un elemento questo che può avere un ruolo inestimabile nel miglioramento dei rapporti scuola-famiglia.

Ecco qui sotto un'immagine che schematizza di quanto detto sino ad ora: i possibili utenti e contenuti di una Piattaforma.

 

Una mappa per orientarsi

Tutto facile quindi? Non proprio. In Italia il terreno per l’affermazione delle Piattaforme scolastiche non appare ancora del tutto adeguato. Ciò è dovuto non soltanto a questioni strutturali (scuole non pronte dal punto di vista delle infrastrutture e delle competenze tecnico-organizzative) o a resistenze di matrice culturale (dal non riuscire a vedere l’opportunità al rifiuto tout-court magari dietro la bandiera del “se manca la carta igienica che me ne importa di una piattaforma” ) o semplicemente economiche (scarso potere di investimento), ma anche ad uno scenari o di offerta non propriamente maturo, o comunque nel quale orientarsi non è immediatissimo.

Per questo motivo, fornisco una “mappa di orientamento” che suddivide le Piattaforme in tre categorie, che differiscono per modalità di attivazione, costi, relazioni con provider di contenuti , destinatari (classe, scuola, entrambi): le piattaforme “degli editori”, le piattaforme Open Source, e le piattaforme che possiamo chiamare “generaliste”. A queste tre categorie è opportuno affiancarne una quarta, quella del Registro Elettronico, una tipologia di servizio che non è propriamente (ad oggi) assimilabile a una piattaforma didattica, ma che potrebbe svolgere un ruolo estremamente significativo nello scenario futuro.

Lo scenario descritto dalla mappa sottintende alcune problematiche non banali (quella dell’“integrazione” fra piattaforme diverse e della conseguente necessità di “interoperabilità”), che tuttavia non devono far perdere di vista il fatto che nel futuro – e in alcuni casi già nel presente - della scuola italiana le piattaforme rappresentano un’opportunità straordinaria di sostenere la didattica e migliorare l’efficienza della sua gestione.

In un prossimo articolo, illustrerò più nel dettaglio le quattro tipologie di Piattaforme presentate sopra, con riferimento anche al quadro normativo che disciplina questi strumenti. Fornirò inoltre qualche suggerimento per sfruttare al meglio le potenzialità delle piattaforme a disposizione e scegliere le più adatte alle proprie esigenze.

Per saperne di più

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