Ci abbiamo provato: insegnanti nel naufragio del lockdown

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Ci abbiamo provato: insegnanti nel naufragio del lockdown

Ci siamo avventurati nella didattica a distanza con pochi mezzi e molta buona volontà. È servito? Non abbiamo risposte. Ma  abbiamo domande nuove per ripartire a settembre. Di Matteo Bensi*

Istituto S Giovanni Bosco - Cennino Cennini atelier filosofico 2 FRANCESCO B

“Che cosa porteresti con te su un’isola deserta?”. Provate a sommare la sensazione spiacevole di dover rispondere a questa domanda alla frustrazione di non aver mai saputo dare una risposta definitiva, otterrete lo stato d’animo di un docente italiano intorno alla metà di marzo 2020.

Al colpevole brivido di “qualche giorno di pausa non ci farà male”, “mi rimetto a leggere Guerra e pace”, si è sostituita l’angoscia dei primi tentativi di didattica a distanza, poi l’orgoglio della consapevolezza informatica, “ho fatto la mia prima videolezione in sincrono”, lo scoramento delle webcam spente, il grande dubbio sul concetto di lezione asincrona, la tenerezza delle camerette, la nostalgia della classe.

Sopra e in apertura: immagini dell'Atelier filosofico a distanza, Istituto San Giovanni Bosco - Cennino Cennini

Pochi mezzi e tanta buona volontà: si parte

Che cosa avevamo con noi durante questo naufragio in lockdown? Pochi mezzi e tanta buona volontà.
E quindi si parte. Nessun rumore a disturbare i nostri flussi di coscienza, e ci vedevamo bravissimi allo specchio del pc. Ma l’interazione, i saperi essenziali, le competenze sociali, i vissuti degli studenti in quarantena, la consapevolezza di ciò che sta accadendo?

 

Collezionista di ragnatele, ambientalista convinto, inventore di curiosi mezzi di trasporto azionati dal calore del sole e dalle radiazioni della superficie terrestre che in futuro dovrebbero permettere di volare a emissioni zero (progetto Aerocene), Tomás Saraceno è un artista visionario. La mostra a Firenze a Palazzo Strozzi: Aria 

 

Arte, scienze e Covid-19: si riparte

E quindi si ri-parte. Il prof. di scienze organizza un ciclo di incontri sul Covid-19 e si scopre che natura facit saltus eccome, si chiama spillover.
La prof. di arte guida i ragazzi tra le installazioni volanti di Tomàs Saraceno, è un tour online, ma riscopriamo di co-abitare un pianeta, di non essere soli.
Ci interroghiamo sulla “finestra” come dispositivo cognitivo, da Leon Battista Alberti allo smartphone, nei giorni in cui la finestra è il nostro unico sguardo sull’esterno.

  

«Siamo stati noi a generare l'epidemia di Coronavirus. Potrebbe essere iniziata da un pipistrello in una grotta, ma è stata l'attività umana a scatenarla».(David Quammen, The New York Times)

Siamo fatti così: ripartiremo

Serve? Non lo sappiamo davvero. Ci abbiamo provato. Nessuno di questi tentativi ha dato risposte preconfezionate. D’altra parte il nostro compito non è allenare a trovare le risposte giuste a una domanda, ma a farsi domande nuove.

Tra un comitato tecnico scientifico e una task-force, riunioni fiume, nuove burocrazie, iniziamo a interrogarci su settembre. Perché siamo fatti così, prima di tutto interroghiamo noi stessi.

E quindi, in qualche modo e ostinatamente, ripartiremo.

*Istituto San Giovanni Bosco - Cennino Cennini

Matteo Bensi: 14 Giugno 2020 Primo piano

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