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I dirigenti "collocano gli stranieri prevalentemente nelle classi in cui i nativi hanno famiglie meno istruite e meno abbienti"? No, lo dimostrano i dati Invalsi. Anticipo da "La Vita Scolastica" di dicembre prossimo.

classi con alunni stranieri

La scuola amplifica la segregazione sociale?

Secondo Andrea Ichino i dirigenti scolastici “forse per amor del quieto vivere, collocano gli stranieri prevalentemente nelle classi in cui i nativi hanno famiglie meno istruite e meno abbienti” (“Corriere della Sera” del 24 settembre 2013). È un’accusa molto pesante che offende le nostre scuole, colpevoli di creare classi di serie A e classi di serie B e quindi di amplificare la segregazione sociale, invece di contribuire a ridurla come impone l’articolo tre della nostra Costituzione.

In questo modo si creano classi ghetto nelle quali si concentrano i ragazzi provenienti da un ambiente più povero, e classi privilegiate, ma ugualmente ghettizzanti, di “figli di papà”. Ichino dice che questo fatto è dimostrato dai dati, ma nell’indagine sugli alunni stranieri Miur-Ismu da lui citata questi dati non ci sono.

Variabilità tra le classi: i dati

Qualche dato, però, lo abbiamo; ce lo fornisce l’Invalsi e riguarda non specificamente la segregazione delle classi con stranieri e alunni italiani di condizione economica più disagiata ma, più in generale, la cosiddetta variabilità tra le classi (cioè la differenza dei risultati delle prove Invalsi delle classi di una stessa scuola) e la valutazione dell’influenza che ha il cosiddetto background familiare sui risultati delle prove.

Il primo dato ci dà una misura di quanto le classi, prese in blocco e confrontate una con l’altra, sono diverse tra loro. Il secondo dato ci dice quanto queste differenze sono dovute al livello socio-economico di ciascuna classe.

In un sistema scolastico equo la variabilità dei risultati dovrebbe essere massima all’interno di una classe (alunni che vanno più o meno bene e che hanno un background più o meno elevato) e minima tra le classi per evitare classi in cui si concentrano i più dotati, i più tranquilli, o quelli di famiglia più benestante.

Ebbene, in buona sostanza i dati Invalsi dicono tre cose:

  1. La variabilità tra le classi è più elevata al sud che al nord e, nella stessa zona geografica, è molto elevata in alcune scuole e quasi nulla in altre.
  2. Una quota relativamente piccola, ma non trascurabile, della variabilità dei risultati è dovuta al livello socio-economico.
  3. La quota di variabilità tra le classi dovuta al livello socio-economico è più modesta nelle prove di matematica che in quelle di italiano.

Sistemi equieterogenei

Ha ragione o torto Ichino? Sulla base di questi dati possiamo solo dire che Ichino ha torto nell’accreditare come generalizzato, e massiccio, un comportamento che non sembra esserlo. Malgrado ciò, è vero che esiste un problema, variamente esteso, di eccessiva variabilità tra le classi.

Da questo punto di vista il dato di gran lunga più rilevante è quello che riguarda la differenza tra scuola e scuola perché implica la possibilità immediata di contribuire in modo significativo all’aumento di equità del sistema.

I dirigenti scolastici, i docenti incaricati della formazione delle classi e gli stessi consigli di istituto hanno la possibilità di fare piazza pulita della segregazione scolastica nella loro scuola semplicemente adottando rigorosi sistemi “equieterogenei” per formare le classi iniziali, cioè sistemi che determinano classi molto eterogenee al loro interno ma abbastanza simili tra loro. Alla equieterogeneità delle classi dovrebbe poi corrispondere un’altrettanto equa, e inflessibile, assegnazione dei docenti.

La formazione di classi equivalenti costituisce un comportamento virtuoso non solo sul piano politico, nel senso più alto del termine, ma anche su quello pedagogico-didattico. Quale che sia il contesto sociale in cui è collocata una scuola, infatti, la responsabilità di una eccessiva variabilità tra le classi è solo sua; ed è per questo che andrebbe apprezzata e valorizzata una scuola che riesce a ridurre al minimo tale variabilità.

Zoom - La segregazione scolastica nelle prove Invalsi

L’ESCS (Economic, Social and Cultural Status) è un parametro statistico che misura il livello socio-economico di ogni alunno sulla base di alcuni parametri significativi: la condizione professionale dei genitori, il loro livello di istruzione, le dotazioni e gli strumenti culturali in possesso della famiglia, come il numero di libri a disposizione in casa, la possibilità di avere un luogo tranquillo in cui studiare, un computer da utilizzare per lo studio con il relativo software.

Le considerazioni di questo articolo sono facilmente deducibili dai due grafici a pagina 181 e 182 del Rapporto Invalsi 2012 e dal grafico che viene inviato a ciascuna scuola con le due colonnine verdi e blu che permettono il confronto tra variabilità dentro le classi e variabilità tra le classi in rapporto ai corrispondenti valori nazionali.

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