Le 10 regole per una buona accoglienza

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Graziella Favaro inaugura il viaggio di “SesamOnline” con un pezzo dedicato alle bambine e ai bambini stranieri neo inseriti, a coloro che hanno lasciato da poco i luoghi, gli amici e gli affetti che sono stati il teatro della loro infanzia e che si trovano catapultati all’improvviso nel nuovo contesto.

le 10 buone regole

Ai piccoli viaggiatori e migranti

Si tratta ad ogni anno scolastico di circa 30.000 alunni, metà dei quali entra nella scuola primaria: un numero ancora considerevole, ma che si è ridotto nel tempo, soprattutto a causa della crisi economica e della difficoltà dei ricongiungimenti famigliari.

Sono proprio loro, i bambini che attraversano i confini, a dirci quanto e se la scuola italiana è davvero inclusiva. A loro è dedicato questo breve promemoria in dieci punti che ribadisce alcune attenzioni per un’accoglienza efficace.

Diritti

Un bambino neoarrivato ha il diritto di essere inserito:

- in qualunque momento dell’anno arrivi in Italia;

- qualunque sia la condizione giuridica dei genitori;

- nella classe corrispondente all’età anagrafica, salvo delibera motivata del collegio dei docenti con la quale si può prevedere l’inserimento in una classe precedente o successiva di un anno per ragioni quali: la scolarità precedente, le capacità logico-matematiche non legate all’italiano, il momento dell’arrivo (DPR 394/99). 

Residenzialità

Un bambino neo arrivato ha diritto a frequentare la scuola prevista dal “bacino d’utenza”. Nel caso in cui questa non sia nella condizioni di poterlo accogliere (classi ormai sature), sarà la stessa scuola di pertinenza a organizzare l’inserimento immediato in altro istituto vicino.

Modello integrato

Un bambino neo arrivato frequenta la classe con i suoi compagni (i quali rappresentano il suo “modello” linguistico principale e la fonte privilegiata di input comunicativo) per la maggior parte del tempo/scuola.

Durante alcune ore settimanali (da 6 a 8 la settimana e per alcuni mesi) frequenta un laboratorio di italiano L2 mirato sui suoi bisogni e definito sulla base delle sue competenze. In questa fase, è importante che abbia a disposizione un testo per l’apprendimento dell’italiano L2, così da poter seguire e ripetere a casa, rivedere, anticipare, memorizzare.

I più piccoli

Un bambino neo arrivato inserito nella classe prima della scuola primaria non viene distaccato dalla classe, ma impara con i suoi compagni a leggere e a scrivere nella nuova lingua, nello stesso tempo in cui ne acquisisce gli usi orali. Questo doppio cammino richiede, in genere, più tempo.

Un silenzio di attesa molto “abitato”

Un bambino neo arrivato può attraversare una fase iniziale di silenzio: in questo tempo, osserva, ascolta, cerca di cogliere regolarità e formule ricorrenti e di immagazzinarle. Compie dunque un lavoro incessante (e faticoso ) di discriminazione, analisi, ricerca di conferme… Parlerà quando si sentirà pronto, più spesso quando è in un piccolo gruppo e non davanti all’intera classe.

La lingua di scolarità

Un bambino neoarrivato impara in tempi abbastanza rapidi l’italiano per capire farsi capire, ma avrà bisogno di tempi lunghi e di facilitazioni protratte per imparare la lingua dello studio: i concetti e le parole della storia, della matematica, della grammatica… Diamogli tempo e proponiamo in classe modi e strumenti di facilitazione efficaci e mirati.

Forme e modi del bilinguismo

Un bambino neoarrivato non sa (ancora l’italiano), ma non è una tabula rasa: possiede competenze consolidate nella sua lingua madre, negli usi orali e a volte anche scritti. È dunque un bambino che sta diventando “bilingue aggiuntivo”: aggiunge cioè al suo codice materno la nuova lingua senza perdere la prima. Dobbiamo conoscere, riconoscere e valorizzare la situazione linguistica del bambino e presentare la diversità linguistica come opportunità per tutti.

Saperi e competenze

Un bambino neo arrivato ha naturalmente delle difficoltà in italiano, che nel tempo e con gli aiuti efficaci imparerà a superare, ma può avere competenze sedimentate e sicure in matematica, in inglese… Il suo profilo iniziale si comporrà quindi dei suoi bisogni in italiano e della sue capacità e acquisizioni, che cercheremo di rilevare e di riconoscere.

Un piano educativo personalizzato

Un bambino neo arrivato potrà seguire nella fase iniziale dell’inserimento un piano educativo personalizzato (“l’adattamento del programma”, DPR 394/99) che cerchiamo di elaborare prevedendo obiettivi e traguardi definiti sulla base dei suoi bisogni e delle sue competenze. Un piano che ha carattere transitorio e sulla base del quale verrà effettuata la valutazione (Linee guida 2006 e C.M.n°8 del 2013).

Con competenza e cura

Un bambino neoarrivato entra in classe con la sua storia, le paure e le attese, i timori di non farcela e la voglia di riuscire. Entra in classe con la sua idea di scuola e di relazione in classe; con i suoi vissuti di separazione affettiva, le esperienze di sradicamento, i vissuti di perdita e di speranza. La fase dell’accoglienza e del primo inserimento è cruciale e densa di emozioni e va gestita con attenzione, cura e competenza.

Per saperne di più

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