Un libro di Lucia Tumiati per la festa della Liberazione

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Per prepararci e preparare i bambini alla festa della Liberazione, il 25 aprile, regaliamo a tutti i lettori un libro di Lucia Tumiati dal titolo “La libertà”.

LIberi di essere diversi

Per la Festa della Liberazione, regaliamo a tutti i lettori un libro di Lucia Tumiati che ci invita a riflettere sulla libertà, sui molti significati di questa parola, su coloro che hanno lottato e spesso dato la loro vita per donarcela. Perché, scrive l'autrice, "se ancora uno solo uomo vive schiavo, dobbiamo – uniti – cercare di liberarlo".

La nuova edizione è arricchita dai disegni e dai pensieri dei bambini della classe V della scuola "Roberto Micheloni" di Aulla (Ms). Abbiamo incontrato Lucia Tumiati per saperne di più.

Come è nato questo libro?

Il libro che ora Giunti Scuola propone, con aggiornamenti e con un apparato iconografico disegnato da una classe di primaria, è una nuova edizione di un volume scritto negli anni Settanta da me con mio marito, professore di geografia.

La prima volta è uscito con Zanichelli: c'era una collana da dirigere, s'intitolava "Se leggo capisco", e noi abbiamo pensato e pubblicato in questa collana tre libretti, uno sulla libertà, appunto, e due – geografici – su di un paese di montagna e il suo abbandono, che piacquero molto, vista anche l'idea nuova che portavano: spiegare con parole e immagini semplici ma precise, ai giovani, idee importanti, senza banalizzare e senza astrarre, facendo conversare storia, idee, immagini e problemi.

Da lungo tempo questo libro non era più disponibile: ora grazie a Giunti Scuola gli insegnanti, i bambini, chi vorrà leggerlo o rileggerlo potrà farlo, e ovviamente ne sono molto contenta.

Perché proprio un libro sulla libertà?

Beh, anzitutto perché da bambina, fin dall'età di sei anni, essendo figlia di antifascisti e di madre ebrea, ho dovuto imparare subito a distinguere cosa poter dire e cosa pensare, ho vissuto in prima persona quel che significava avere una libertà limitata, per i miei genitori e per me.

Bertold Brecht afferma: “Quando l'ingiustizia diventa legge, la Resistenza è un dovere”. Pur non conoscendo allora Brecht, e se pur giovanissima, sono stata staffetta partigiana e dopo la guerra ho scritto Saltafrontiera con la Giunti: proprio per dire che avevo superato i problemi miei, di assenza di libertà, e volevo che anche i bambini superassero come me i loro problemi, capissero quanto gli veniva tolto o dato ogni giorno: e non solo in situazioni politiche specifiche, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Perché rileggere oggi queste pagine?

Anzitutto perché la libertà ancora non l'hanno in molti. E del resto "libertà" non vuol dire solo essere ebrei o altro, vivere in una Repubblica, poter votare: non è solo una condizione politica, è anche un modo di essere cittadino che fa valere la democrazia, e dunque un modo di essere civile. Per me questo è un tema ricorrente, basilare, è in tutti i miei libri.

Ecco, io sono stata marchiata a fuoco fin da bambina e quel marchio resiste. Le tracce che lascia non si cambiano né si cancellano, ma danno dignità. Quel marchio c'è e me lo porto con orgoglio: segnala che l'assenza di libertà non va subìta, ricorda che la libertà va difesa sempre, con attenta valutazione di quanto succede intorno a noi, esprime il desiderio che libertà e giustizia ci siano per tutti: bambini e adulti.

Nel libro vengono affrontate tanto le libertà "di" quanto le libertà "da"...

È una differenza importantissima da segnalare ai bambini (nel libro ci sono diversi capitoli: libertà di vivere, di espressione, di viaggiare e però anche libertà dall'ignoranza, dalla violenza, dalle ingiustizie, dalle malattie ecc.).

Quel che sarebbe bene sottolineare è come in certi momenti, anche quando apparentemente ci sentiamo "liberi" non lo siamo affatto: siamo in realtà legati a mille pregiudizi, storie, sentimenti, culture, incontri, leggi che paiono giuste e non lo sono. Io ho voluto sviscerare questo argomento da più punti di vista: vedere quali sono le regole che ci rendono liberi e cos'è che uccide la nostra libertà. A volte per essere “liberi di”, bisogna riuscire ad essere “liberi da”. E non sempre è facile.

Come gli insegnanti potrebbero lavorare su questo libro?

Penso che l'insegnante potrebbe per esempio prendere spunto da una idea, giocare inventando "cosa succederebbe se...", farne una riflessione collettiva, proporla come spunto di lavoro ai bambini. Poi il mese dopo potrebbe prendere un’altra parte di questo libro, un’altra riflessione su di un'altro tipo di libertà e far fare dei disegni, inventare un dialogo, cercare foto su internet, sfogliare un giornale, fare una inchiesta... Potrebbe essere interessante anche un'attività di questo tipo: prendere spunto dal libro e approfondire le vicende dei personaggi citati, da Gramsci al carabiniere ucciso a Fiesole per arrivare a Malala...

L'importante è che i bambini giocando ragionino, esplorino le parola dentro e fuori, vedano i significati superficiali e quelli reali, profondi, molteplici. Le parole nascondono sempre molti significati, così come la parola “bosco” non è solo un insieme di alberi, ma di ben altro. Così come la fiaba di Cappuccetto rosso contiene risvolti sociali, geografici, solitudine, emarginazione ed altro. Ma bisogna insegnare a capire le verità nascoste.

Ci sono dei passaggi di questo libro che consiglia di leggere particolarmente oggi, in questo momento storico?

Forse i capitoli dedicati alla libertà dal bisogno e alla libertà di stare, di accettare quello che è diverso da casa nostra. Io che ho sofferto la diversità sulla mia pelle, e dico da sempre che essere diversi è bello, ancora oggi sento che non c'è chiarezza e pace sul tema della diversità: vorrei che l'insegnante e l'alunno insieme capissero il valore e l'importanza di una libertà che passa sia attraverso beni concreti (la libertà dal bisogno) sia, soprattutto, attraverso una cultura consapevole: e grazie a questa cultura poter continuare a correre liberi e sorridendo, assieme.

Per saperne di più

14 Marzo 2014 Cultura e pedagogia

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