Studiare in L2: un laboratorio per accompagnare l’apprendimento

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Studiare in L2: un laboratorio per accompagnare l’apprendimento

Gli alunni non italofoni imparano la lingua dello studio solo a scuola. L’apprendimento dell’italiano di scolarità è il compito più arduo. Il racconto dell’esperienza di un laboratorio di potenziamento linguistico. 

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Italiano L2

Il progetto di laboratorio L2 dedicato, in particolare, allo studio delle discipline, si è rivolto, nella prima esperienza, ai bambini e alle bambine delle classi quinte dell'I.C.S. "Ungaretti" e, successivamente, ai ragazzi e alle ragazze della scuola secondaria inferiore dell'I.C.S. "Mascagni" di Melzo (Mi). Nella funzione di insegnanti facilitatori “volontari” abbiamo coinvolto i Collegi dei Docenti e collaborato con la locale Consulta Sociale nelle fasi di progettazione, di conduzione e verifica del progetto. L'esperienza che proponiamo è quella condotta con tredici bambine e bambini stranieri inseriti nella classe quinta della scuola primaria.

“Parole basse e parole alte”: il perché di un percorso sull'italiano per lo studio

“Finora ho imparato le parole basse, come: giocare, blu, quaderno… Adesso devo imparare le parole alte, come: preistoria, geometria, clorofilla, parallelepipedo…”, dice Karim nel volume A scuola nessuno è straniero di Graziella Favaro. Di norma i bambini e le bambine impiegano circa un quadrimestre per passare dalle formule iniziali alle parole e alle strutture di base utili a iniziare e sostenere una prima comunicazione. Nel medesimo tempo cercano di acquisire o consolidare le competenze tecniche di lettura e scrittura nella nuova lingua. Superata questa fase, la raggiunta capacità nell’interagire con le richieste del contesto spesso porta l'insegnante a sopravvalutare le competenze acquisite e induce a pensare che gli alunni e le alunne siano in grado di cimentarsi anche con la lingua astratta e decontestualizzata delle materie di studio.

La lingua dello studio è però molto più complessa ed ha proprie specificità: è densa di concetti; si sviluppa per strutture complesse; propone molte informazioni con poche parole e spesso queste parole appartengono al lessico specialistico della disciplina. Nelle discipline si affrontano temi che, in genere, non sono riconducibili o supportati dall’esperienza diretta nel contesto, ma sono, al contrario, lontani nel tempo e nello spazio.
La ricerca afferma che occorrono in media dai 5 ai 7 anni per sviluppare queste competenze linguistiche e che, sul piano didattico, sono necessari interventi mirati per accompagnarne l’acquisizione. Su questo aspetto decisivo si gioca, spesso, il successo o l’insuccesso scolastico. Da queste considerazioni e su questi obiettivi nasce il nostro impegno.

Un laboratorio gestito da facilitatori volontari

Abbiamo da subito puntato a costruire una relazione concreta e costante di collaborazione e di scambio tra le classi di provenienza degli alunni e il laboratorio con lo scopo di costruire un ponte tra le pratiche e gli obiettivi del laboratorio e la didattica di classe. Organizzare il laboratorio in orario scolastico e all'interno delle scuole frequentate dagli alunni e dalle alunne è una scelta che facilita questo scambio, oltre ad assumere agli occhi dei bambini e delle bambine partecipanti una maggiore valenza didattica. Inoltre ciò ha evitato di impegnarli oltre l'orario scolastico; contrariamente sarebbero stati più stanchi e, probabilmente, meno motivati.

Dopo un periodo iniziale dedicato all'accoglienza e alla reciproca conoscenza, abbiamo proposto alcune prove individuali riguardanti i livelli linguistici. Il percorso ipotizzato per il laboratorio è stato rivisto e messo a punto a partire dagli esiti di queste prove e dai dati raccolti nelle produzioni spontanee orali e scritte degli alunni e delle alunne. Per chi era in Italia da minor tempo, abbiamo tracciato percorsi personalizzati, non perdendo occasione però di coinvolgere i più competenti con funzioni di aiuto e di tutor.

Giochiamo a fare un'intervista: usare il registratore per riflettere sulla lingua

Abbiamo iniziato a introdurre l'uso del registratore in forma di gioco, in modo che la presenza di questo strumento potesse divenire, a poco a poco, una pratica abituale e condivisa. Nei nostri settimanali incontri di programmazione in orario extrascolastico, le registrazioni si sono rivelate un ottimo strumento per raccogliere e rilevare i progressi nell'interlingua. Le produzioni registrate, soprattutto spontanee, sono state riproposte a distanza di tempo all'ascolto degli alunni e delle alunne per rendere consapevoli anche loro dei progressi compiuti e valorizzarli.
Proprio partendo da quanto si evidenziava nelle produzioni spontanee, abbiamo dedicato una parte del tempo di ogni incontro a un percorso di approfondimento sulla lingua. Ciò si è tradotto in un'attenzione mirata alle principali funzioni linguistiche, all'arricchimento lessicale e ai fondamenti di ortografia e grammatica e, in questo, ci siamo avvalsi di schede ed attività tratte da testi specializzati nell'apprendimento dell'italiano come L2.

Un contenuto dal quale partire

Pur essendo mirata allo studio delle discipline, la proposta voleva, da subito, evitare l’aspettativa delle attività di recupero di quanto svolto in classe. Gli alunni e le alunne provenivano da classi diverse che avevano modalità e tempi diversi nel proporre i contenuti di studio. La rincorsa ai contenuti delle singole classi avrebbe rischiato di tradursi in proposte discontinue e poco efficaci. Il laboratorio voleva invece proporre, diffondere e condividere pratiche didattiche autonome sia come spazio dedicato, sia nei tempi di attuazione.
Abbiamo allora concordato con le insegnanti di classe un percorso di ricerca interdisciplinare tra quelli possibili in ambito storico, geografico e scientifico. La scelta è caduta sui popoli dell’antica Grecia, così come proposto nel libro di testo delle classi quinte. Il libro di testo usato in classe è stato il riferimento prioritario per rilevare le competenze di lettura e di comprensione dei temi trattati. Per gli approfondimenti e per ampliare i contenuti sono stati usati anche altri testi facilitati e non. Nella didattica si è dato spazio alle pratiche di analisi del paratesto e alla formulazione di ipotesi sul contenuto. Durante la lettura degli argomenti trattati è stata fatta una continua rilevazione delle parole non conosciute e, insieme, sono state fatte ipotesi, poi verificate, sul loro significato. In questo modo è stato possibile costruire con i bambini un vocabolario specifico con la definizione dei termini ritenuti difficili o sconosciuti.

Costruiamo insieme un testo più semplice

Il percorso didattico che abbiamo scelto ci ha permesso di coinvolgere tutti i bambini le bambine partecipanti al laboratorio, a prescindere dai loro livelli di competenza linguistica in italiano come seconda lingua. Abbiamo cercato di stimolare e favorire l’approccio cooperativo tra pari con l'obiettivo di valorizzare le competenze di ognuno. Il costante confronto e scambio di informazioni con le insegnanti di classe ha permesso di far conoscere anche il diverso comportamento cognitivo, relazionale e di ruolo che gli alunni e le alunne, in vari casi, assumevano nel contesto più informale del laboratorio.
Abbiamo scelto di partire dal testo originale del sussidiario adottato in tutte le classi degli alunni e delle alunne partecipanti al laboratorio perché è con quello che si dovevano cimentare in classe (anche nelle altre materie di studio) e quello costituiva la sfida comune.

La seconda decisione didattica è stata quella di sostenere il gruppo in un ruolo attivo e nella co-costruzione del testo facilitato e dei contenuti. Questa scelta ha portato anche a una continua e condivisa riflessione sia sul testo iniziale di riferimento sia su quello facilitato che si stava costruendo insieme.
Per dare forma e continuità alla ricerca sul tema scelto, abbiamo concordato di mettere a punto, ad ogni incontro, una presentazione in PowerPoint che raccogliesse quanto stavamo realizzando. In parallelo alla presentazione in PowerPoint, le schermate dello stesso percorso sono state stampate su fogli in formato A4 e incollate su cartelloni appesi alle pareti, individuandone i collegamenti logici. Tutti i collegamenti sono stati evidenziati con frecce e i grandi cartelloni hanno permesso di seguire, via via, il procedere del percorso; questo, alla fine, ha assunto la dimensione di una grande mappa cognitiva sull’argomento trattato.

Immagini e drammatizzazioni

Per coinvolgere ulteriormente il gruppo, la presentazione è stata gradualmente arricchita di foto, disegni, suoni. Per contestualizzare e rinforzare l’approfondimento sul tema, abbiamo invitato alunni e alunne a drammatizzare scene della vita quotidiana del tempo. Queste simulazioni, con i relativi dialoghi inventati e registrati, hanno voluto stimolare prima di tutto la voglia di “prendere la parola” e di riascoltare la propria voce nella nuova lingua. Hanno anche offerto la possibilità di “calarsi” nei panni dei personaggi interpretati per meglio comprenderne alcuni aspetti di vita quotidiana e il ruolo da loro vissuto nell’antica società greca. In queste scene gli alunni e le alunne hanno voluto anche travestirsi in modo semplice da antichi cittadini e cittadine. Le foto scattate durante le drammatizzazioni sono state virtualmente “incollate” agli stessi sfondi tratti direttamente dal libro di testo studiato o a fotografie di panorami greci. I bambini e le bambine hanno molto apprezzato la progettazione e costruzione della facciata del tempio del Partenone realizzata con grandi fogli di carta da pacco.

Il prodotto finale in PowerPoint è stato poi presentato alle classi da tutti gli alunni e le alunne che l’hanno realizzato; ciò per far conoscere ai compagni e alle compagne l'attività del laboratorio, per dare senso e continuità tra i contenuti proposti nel laboratorio e quelli proposti in classe, per valorizzare l’impegno di chi ha partecipato al progetto e, infine, per rivedere uno stesso contenuto di studio approfondito con modalità diverse.
A tutti i partecipanti sono state poi consegnati: un fascicolo contenente la stampa di tutte le diapositive della ricerca e il CD-ROM con il testo, le immagini, i suoni e i dialoghi registrati.

Progettare e documentare

Per mettere a punto un percorso didattico il più possibile condiviso ed efficace abbiamo presentato e discusso il progetto con le insegnanti coinvolte prima di avviare i laboratori. Abbiamo ritenuto fondamentale la collaborazione costante con le insegnanti per un continuo scambio di informazioni, impressioni e osservazioni. Inoltre, per mantenere un ponte informativo tra laboratorio e classi di appartenenza degli alunni e delle alunne, ci siamo avvalsi di questi strumenti:

  • Diario di bordo: la narrazione delle attività proposte in tutti gli incontri è stata raccolta nel “diario di bordo”. Sul diario sono state riportate anche le presenze/assenze degli alunni, con una riflessione finale, al termine di ogni incontro, sulle dinamiche osservate nel gruppo e con gli episodi ritenuti significativi nelle relazioni e negli apprendimenti. Il diario di bordo è stato inviato alle insegnanti delle rispettive classi alla fine del primo e del secondo quadrimestre.
  • Verifiche e valutazioni sui livelli linguistici: nel mese di novembre e di maggio sono state proposte prove riferite al Quadro Comune Europeo, adattate per la scuola primaria. Sulla base di queste prove di verifica sono state compilate le valutazioni dei livelli linguistici per i singoli alunni. Le valutazioni sono state inviate via mail alle insegnanti come ulteriore documento utile per la valutazione complessiva in classe.
  • Rendiconto sul progetto: a conclusione dell'esperienza del laboratorio abbiamo inviato via e-mail alle insegnanti delle classi coinvolte una relazione finale.

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