"A che gioco giocavi"? Interviste in famiglia per sperimentare una didattica della vicinanza

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"A che gioco giocavi"? Interviste in famiglia per sperimentare una didattica della vicinanza

Per raccogliere storie, curare la socializzazione tra i bambini e coinvolgere attivamente le famiglie. Di Emanuela Izzo 

giochi bambini emanuela izzo

In queste settimane di didattica a distanza, siamo tutti alla ricerca delle attività perfette che racchiudano in sé tutti gli ingredienti per un insegnamento di qualità, come l’inclusione, la cura della relazione con e tra i bambini, lo sviluppo di competenze, l’attenzione alle disuguaglianze.

Siamo stati sollecitati a riflettere  sulla nostra idea di didattica e sui nostri impliciti. Sotto questo aspetto, la didattica a distanza è stata un’occasione  in quanto ha fatto emergere pensieri e dubbi sepolti dalla quotidianità e dalle routine scolastiche.

Non sono mancati gli errori e le situazioni di impasse ed è stato anche necessario fare qualche passo indietro per analizzare e decostruire ciò che è andato storto e ricostruire una proposta più adatta. Credo che nessuno abbia trovato ancora la ricetta perfetta, ma sicuramente tutti stiamo sperimentando e cercando in uno dei momenti (forzatamente)  di maggior fermento per la scuola italiana.

Un’attività che ha funzionato e quattro attenzioni

Un’attività che ha funzionato particolarmente con la mia classe, una quarta di scuola primaria con più della metà degli alunni di famiglie non italofone, è stata la realizzazione di un’intervista rivolta ai loro genitori o nonni.

A ciascun bambino è stato chiesto di intervistare un familiare a sua scelta e di domandargli “Mi puoi raccontare di un gioco che facevi quando eri piccolo/a?”, di trascrivere l’intervista sul proprio quaderno e, infine, di illustrare il gioco di cui ha parlato.

I bambini hanno caricato l’intervista sulla piattaforma per la didattica a distanza e hanno avuto modo di leggere e commentare le interviste dei loro compagni di classe.

Come prodotto finale, ho restituito ai bambini e alle famiglie una raccolta delle loro interviste, scrivendo un passaggio dell’intervista e corredandolo con il disegno.

Quali sono le caratteristiche salienti di questa attività?

 

  • Dare valore alle narrazioni e ai ricordi delle famiglie

“Da piccola vivevo in montagna e non avevo giocattoli, ma potevamo giocare con gli animali: le rane, le anatre, i galli… E quando arrivava la notte usavamo la paglia per giocare a nascondino perché la paglia era altissima”.

Queste parole sono tratte dall’intervista fatta da una bambina cinese alla sua mamma. Il potere evocativo dei racconti dei familiari è senza dubbio altissimo. I bambini, attraverso questa attività, scoprono il potere della narrazione e della pratica del racconto nel mantenere vivi i ricordi del passato.

 

  • Coinvolgere attivamente le famiglie

“Il gioco che facevo da piccola si chiamava Rayuela. Era un gioco molto divertente, si saltava molto. A me piaceva giocarci con le mie amiche, passavamo dei bei momenti. Mi mancano tanto quei giorni”.

In un momento come questo, in cui le famiglie stanno ricoprendo un ruolo essenziale nella realizzazione e nel sostegno della didattica a distanza, è più che mai fondamentale proporre delle attività che contemplino anche una loro partecipazione. Ciò fa sì che  si sentano parte attiva di questo percorso e che siano più coinvolti nel processo di apprendimento dei loro bambini.

 

  • Scoprire i giochi del passato

“Quando ero piccolo a circa dieci anni il mio gioco preferito era quello delle macchinine, ci giocavo insieme ai miei amici. Si andava a giocare ogni giorno però solo quando avevi finito i compiti. [...] Dopo un po’ la mamma dal balcone chiamava il proprio figlio o la propria figlia. [...] Per giocare alle macchinine dovevamo avere un percorso che facevamo con i bastoncini del gelato”.

L’attività ha permesso di mostrare ai bambini dei frammenti  di vita dei loro familiari. I racconti sono delle vere e proprie fotografie di come era la vita senza le tecnologie, un trionfo di creatività e dell’arte di arrangiarsi. I familiari diventano così un esempio per i bambini di come si possa sconfiggere facilmente la noia, elemento spesso presente in queste giornate trascorse in casa.     

 

 

Un computer non sostituisce la presenza fisica        

Concludo portando l’attenzione su un ultimo aspetto che reputo imprescindibile in qualunque attività condotta durante questo periodo di didattica a distanza, ovvero la necessità di prevedere del tempo per la socializzazione dei contenuti, che in questo caso si è realizzata dando modo ai bambini di leggere e commentare tutte le interviste dei loro compagni. 

La didattica a distanza sta mostrando in modo piuttosto evidente che un computer non sostituisce un corpo e che una piattaforma non può prendere il posto di un’aula.
Dunque sta a noi insegnanti ricordare sempre di concedere spazio per le interazioni  tra i bambini, tra i loro pensieri e  le loro voci. Il diritto all’istruzione è anche, e soprattutto, un diritto di parola.

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