Coltivare l’empatia con gli albi illustrati

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Un percorso per alunni di madrelingua non italiana per conoscere e nominare le emozioni e praticare l’empatia. Di Silvia Dellino e Valentina Bontempo

Coltivare empatia 1

Educare all’empatia è una priorità ineludibile, soprattutto in situazione di incontro interculturale, quando il rapporto con storie e abitudini differenti diventa quotidiano. Per fare questo, le insegnanti di italiano L2 del Corso Estivo Cestim dell’IC11 di Verona, destinato ad alunni di madrelingua non italiana, hanno scelto l’empatia come filo conduttore della programmazione didattica. I bambini e i ragazzi, suddivisi in quattro classi, due della primaria e due della secondaria di primo grado – rispettivamente una di livello linguistico base e una avanzato – hanno esplorato per un mese, attraverso quattro albi illustrati, l’empatia e le modalità per praticarla.

 

 

Come un pesce fuor d’acqua 

La prima settimana è stata dedicata alla conoscenza delle emozioni attraverso l’incontro con il piccolo protagonista di Come un pesce fuor d’acqua – anzi due dell’illustratrice Maria José de Telleria. Come quel timido bambino, ogni studente ha raccontato di essersi sentito spesso “la persona giusta al momento sbagliato”, attendendo qualcuno in grado di condividere quello stato d’animo e poi insieme dargli un nome, analizzarlo e superarlo. Nominare le emozioni, studiando anche i modi di dire italiani sui sentimenti, ha aiutato gli studenti a sintonizzarsi fisicamente ed emotivamente durante l’attività finale della settimana, in cui giochi d'acqua nel giardino della scuola si sono alternati a prove linguistiche da affrontare insieme.

  

Proviamo l’emozionometro 

Capire davvero ciò che provano gli altri non è semplice: per questo i bambini e i ragazzi, la settimana successiva, hanno aperto una finestra nei pensieri altrui come ha fatto Laurent Moreau nel suo coloratissimo A che pensi?. In uscita al parco di quartiere, hanno affrontato tre prove: un identikit con descrizione fisica ed emotiva di un passante, un’intervista a uno sconosciuto sulle sue azioni ed emozioni quotidiane e l’innalzamento dell’“emozionometro”, uno speciale termometro su cui una persona appena conosciuta doveva segnare il proprio stato d’animo iniziale e quello finale, successivo all’intervento degli alunni. L’esperienza più toccante è stata ascoltare le difficoltà di un’anziana signora in carrozzina e proporle l’antico gioco del ripiglino, suscitando in lei ricordi d’infanzia e momenti di serenità.
Clown di Quentin Blake ha accompagnato il lavoro della terza settimana coinvolgendo gli alunni nella storia di un vecchio pupazzo gettato nel cestino che, invece di mettersi in salvo, pensa ai giocattoli che hanno subìto la stessa sorte, si mette nei loro panni e corre per tutta la città in cerca di qualcuno in grado di salvare i suoi simili dall’isolamento e dalla spazzatura. Questa lettura ha preparato le classi all’incontro molto coinvolgente con i membri dell’associazione veronese di clown therapy “Ops clown – Onlus per il Sorriso” che hanno fatto loro sperimentare i giochi, gli esercizi e le parole per accostarsi alle storie degli altri e trasformare il dolore in un sorriso.



 

Mettersi nei panni di…

Ha chiuso il percorso l’albo Io sto con Vanessa di Kerascoët. Gli studenti si sono immedesimati nella protagonista, una bambina appena arrivata in una nuova scuola, isolata e discriminata, e nella compagna di classe che, con un gesto semplice e gentile, la aiuta a non sentirsi sola e diversa dagli altri. Si sono poi interrogati su cosa ciascuno di noi può fare nella quotidianità per mutare il proprio punto di vista e invitare gli altri a fare la stessa cosa.
Lo spettacolo finale ha avuto l’obiettivo di far sperimentare a genitori e insegnanti, mostrando loro il percorso fatto, il cambiamento del punto di vista: seduti al centro dello spazio scenico sono stati obbligati a girare continuamente lo sguardo per seguire gli oggetti che gli attori si passavano da un gruppo all’altro per dare il via alle quattro rappresentazioni teatrali degli albi letti. Al termine, ogni gruppo ha alzato un cartello con una sillaba della parola EMPATIA. Quattro sillabe, quattro albi, quattro classi, quattro settimane in cui un concetto universale, in grado di oltrepassare la barriera linguistica, ha veicolato con successo l’acquisizione della L2.

 

Per saperne di più

Il Cestim (Centro Studi Immigrazione) è attivo a Verona dal 1990. Fra e varie attività, è impegnato da anni con le scuole nel progetto “Primo: imparare bene la lingua!”, sostenuto dalla Fondazione San Zeno. In questo ambito, ogni anno vengono condotti dei corsi estivi di apprendimento dell’italiano a Verona e provincia. I corsi coinvolgono 1200 bambini e ragazzi e come docenti circa 120 giovani laureati in materie umanistiche, formati nella didattica dell’italiano L2. Talvolta coadiuvati da tirocinanti, studenti in alternanza scuola/lavoro, volontari.
 

 

  

 

 

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4 Novembre 2019 Dalle scuole

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