L’Open day di una scuola multiculturale

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Proviamo a raccontare che stando a contatto con realtà diverse i bambini imparano a vivere e acquisiscono un bagaglio utile per affrontare la società. Commissione Intercultura I.C. Cadorna di Milano.

27.Nucleo Barrio's scuola Cadorna via Dolci- Vasco Dell'Oro aprile 2017

Tra novembre e dicembre nelle grandi città e a Milano in particolare inizia la corsa agli open day. Fino a qualche anno fa questa parola era quasi del tutto sconosciuta. La scuola era quella di quartiere e andava bene così. Oggi no. Successivi interventi di riforma della scuola, dall’affermazione del principio dell’autonomia scolastica nel 1993, allo svincolo dai bacini di utenza obbligatori per le famiglie nel 2009, hanno generalizzato dei processi di scelta prima molto limitati. A seguire le leggi, dagli Stati Uniti è arrivata anche da noi la moda di scovare la scuola "migliore", quella che garantirà successo, denaro e il giusto entourage sociale ai nostri figli. E così gli istituti si organizzano e mettono in scena la propria offerta formativa. E ci diamo da fare anche noi della Cadorna, scuola a forte presenza di alunni stranieri.
Gli open day sono entrati nella programmazione delle scuole, sebbene con diverse funzioni. Negli istituti ambiti dalle famiglie decine di genitori assiepati assimilano le informazioni importanti per garantire l’accesso al pargolo; nelle scuole come la Cadorna, sono l’occasione e il momento per combattere contro uno stigma che la rende poco “attrattiva”, e per coltivarsi uno a uno i possibili “clienti” della classe media, quelli che - eventualmente – potrebbero “fuggire”. La Cadorna rappresenta infatti diverse scuole da cui gli italiani di bacino fuggono, creando un fenomeno, il “white flight”, termine anch'esso nato negli Usa (le coincidenze!), che significa spostamento di massa verso le scuole private e quelle a forte dominanza di autoctoni (nel nostro caso italiani), possibilmente della classe media. Fenomeno molto preoccupante perché provoca la concentrazione dei bambini stranieri, acuendo le differenze, quando la scuola dell'obbligo dovrebbe al contrario ridurre le diseguaglianze sociali ed etniche. Fenomeno molto preoccupante, perché provoca anche la “segregazione” dei bambini italiani di ceto medio/medio-alto, che in una società ora mai sempre più differenziata crescono in un’omogeneità culturale spesso autoreferenziale.

Genitori protagonisti

Noi nella nostra giornata aperta diciamo qualcos'altro, qualcosa in controtendenza, un pensiero tanto semplice quanto rivoluzionario: è stando a contatto con realtà diverse che i bambini imparano a vivere e acquisiscono un bagaglio che gli sarà utile per affrontare la società di domani. Così come è il viaggiare e non il rimanere "nel paesello" tutta la vita che accresce le conoscenze; l'imparare le lingue che sviluppa l'intelligenza linguistica; il conoscere persone diverse che implementa l'intelligenza sociale e non il rimanere tra le mura del clan famigliare; insomma, è il fare tante esperienze che amplia le competenze e non il passare giornate tutte uguali. Magari non tutti all'inizio ne sono convinti, ma basta un anno in questa scuola per coglierne la ricchezza e la potenzialità. E lo dimostra l'impegno e l'entusiasmo dei molti genitori, sempre di più, che hanno partecipato a organizzare questa giornata.
Nei giorni precedenti almeno una ventina tra mamme e papà si sono trasformati in postini: imbucando casa per casa gli inviti a chi deve iscrivere i figli l'anno prossimo. E all'open day c'erano fin troppi genitori vogliosi di aiutare: c'era chi dava informazioni al banchetto dell'associazione che organizza i corsi sportivi e musicali del pomeriggio, chi spiegava il lavoro del gruppo Intercultura, altri distribuivano merende, bevande e tè (marocchino ovviamente); chi presidiava il saggio di tastiere, uno dei corsi extrascolastici più apprezzati, altri ancora coordinavano ma soprattutto ascoltavano il coro, gestito nientedimeno che dal “Sistema Orchestre e Cori Giovanili e Infantili”, importato in Italia dal maestro Abbado, che è entrato nella nostra scuola già un anno fa.

Come in un castello

E tutti erano pronti e molto motivati a rispondere alle domande, ai dubbi e alle paure dei genitori che per la prima volta varcavano la porta della nostra scuola. Il nuovo mondo, che per ora rappresenta ancora un avamposto, un castello da costruire. Come spiega una mamma dell'associazione Intercultura in uno dei post che anima la vita e la dialettica della scuola: “Siamo in quella fase del medioevo in cui chi ha le risorse si arma e contribuisce alla costruzione di questa oasi nel deserto istituzionale... È un gioco in difesa certo, ma che pone le basi per un grande futuro. Ora siamo a cavallo tra il Basso e l'Alto Medioevo, le basi del castello sono fatte, nuove persone lavorano al castello… È un guazzabuglio di disordine e disorganizzazione; è la bellezza che c'è nel confronto e nel conforto quotidiano, che ci dà il sapere di essere diversi ma con la medesima idea di protezione e di cura di quello che vale, di futuro; è la certezza di sapere che è lì e si staglia sulla collina immaginaria del quartiere. L'incastellamento procede per accogliere e proteggere dalla violenza e dalla stupidità. E a questa rispondiamo con la scelta di lavorare insieme. Forse inconsciamente noi sappiamo che domani, dopo l'anno mille, tutto si potrebbe aprire come un fiore e questo fragile scheletro varrà a sostenere un peso più leggero di quello che ora portiamo.”
Ecco, nell’open day della nostra scuola speriamo di aver raccontato anche questo, e che le famiglie che hanno incontrato questa comunità abbiano trovato conforto alle loro paure, e lo stimolo a far condividere ai propri figli l’avventura di provare a immaginare il futuro.
  

Foto (dall'alto): Vasco Dell'Oro,  Alessandra Spranzi, Federico Del Prete.

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