Per non perdere nessuno: insegnanti che non si arrendono

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Per non perdere nessuno: insegnanti che non si arrendono

Preparare buone lezioni non basta: le maestre inventano mille modi per non lasciare indietro  i bambini di  famiglie che hanno forti barriere linguistiche e distanze socio-culturali. Di Silvia Sordella

bambina telefono

Vi ricordate quel film in cui la maestrina di un villaggio cinese vagava ostinatamente per la grande città, in cerca di quell’unico suo alunno che a tutti i costi non voleva perdere?

In questi tempi di didattica a distanza, molti insegnanti si trovano a spendere gran parte delle loro energie per “tenere connessi” tutti i loro alunni, in un contesto classe che va ricreato in modalità virtuali non sempre accessibili e famigliari a tutti.

Quando non bastano gli inviti via mail, servono continui messaggi e chiamate al telefono e l’ingranaggio della didattica a distanza va continuamente rimesso in moto. L’alternativa, d’altro canto, è quella di preparare lezioni interessanti e stimolanti per la classe – in modo sincrono o asincrono – inviare alle famiglie dei lavori che i bambini dovranno svolgere e restituire, correggere e valutare chi c’è; e pazienza chi non c’è.

 

La forbice delle disuguaglianze

Quando i nostri alunni li avevamo tutti in classe, era la routine stessa della scuola a dettare i tempi e a innescare certe modalità didattiche. Potevamo tenere sott’occhio le difficoltà, i cali di attenzione o la perdita di motivazione, modulando il nostro intervento sulle reazioni immediate dei bambini. 

Ora, coloro che rischiamo ogni giorno di perdere per strada sono soprattutto quelli che non hanno una famiglia in grado di gestire la didattica a distanza, soprattutto ladddove sono più forti le barriere linguistiche e le distanze socio-culturali.

Preparare buone lezioni non basta, ora più che mai, e quello spazio di apprendimento che passa soprattutto attraverso la relazione va continuamente negoziato, soprattutto con coloro che non ci seguono spontaneamente. Al di là delle responsabilità che non sono solamente dell’insegnante, il rischio è comunque che la forbice delle diseguaglianze si allarghi sempre di più.

 

In qualche modo…

Vorrei testimoniare la caparbietà di alcune insegnanti che non si stanno arrendendo di fronte alle difficoltà di raggiungere tre fratellini, da poco arrivati in Italia, che non riescono a stare al passo con la classe. Queste maestre inventano ogni giorno mille modi per non perderli e il papà dei bambini, una volta a casa dal lavoro, pur conoscendo poco la nostra lingua, si ingegna per organizzare le videochiamate serali: si condividono storie, rispolverando la lingua italiana appena avviata, e tutta la famiglia partecipa alla lezione. La mamma saluta ogni tanto, cullando l’ultimo nato.

 

Gettare semi buoni

In altri casi, oltre agli ostacoli di natura telematica, le difficoltà di connessione possono rivelare un venir meno di quelle motivazioni che, già in presenza, non era sempre facile tenere vive. 

A questo proposito, un’insegnante mi ha suggerito la metafora dell’aia in cui la contadina cerca di radunare i suoi pulcini per la sera, ma più li rincorre per acchiapparli e più questi si disperdono; getta allora dei semi che si sparpagliano per terra e così i pulcini cominciano ad avvicinarsi, iniziano a becchettare e seguono a poco a poco quella scia di semini che li condurrà al sicuro.

Si tratta, oggi più che mai, di scendere sul terreno dei nostri alunni, cercare di conoscere i loro interessi, le loro passioni e i loro linguaggi, per trovare quegli agganci che li possano avvicinare ai contesti di apprendimento che costruiamo per loro.

 

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