Storie collettive e familiari, storie di sé

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Due libri, due storie che vengono da lontano, autentiche e universali. Di Lorenzo Luatti

Nivola interno melting pot

Parole pervase da un profondo affetto e da un’armoniosa serenità. Un commento visivo denso di echi e allusioni. Sono le risonanze più immediate che fluiscono dalla lettura di Orani. Il paese di mio padre (Rizzoli, p. 36), uno splendido racconto di vividi ricordi d’infanzia, scritto e illustrato da Claire Nivola, artista americana di origini sarde, figlia dello scultore Costantino Nivola, emigrato nel 1939 da un paese della Barbagia, Orani, negli Usa (a lui è dedicato un museo e un parco nel paese natale).

Un paese quasi da fiaba

Il volume racconta alcuni momenti che Claire ha vissuto da bambina con la famiglia nei tanti soggiorni ad Orani. Un viaggio a ritroso che inizia dai ricordi dell’arrivo al paese del padre, dopo la lunga traversata per mare e il cammino nell’entroterra, tra i boschi di querce dai tronchi rossi e le distese tinte di nero dagli incendi. Nel paese barbaricino Claire, nata a New York nel 1947, trascorre le estati della sua infanzia: i grandi spazi e la libertà di movimento, le scoperte e le forti emozioni di un ambiente genuino pervaso da intensi contrasti e chiaroscuri. Orani è uno spazio geografico e affettivo ben preciso, una “scodella” di case e umanità, con la semplicità delle sue viuzze e dei suoi abitanti, dove ci si guarda dritto negli occhi.

Un mondo a misura di bambino

Ogni oggetto è rimasto così impresso nella memoria che è perfettamente riprodotto con gli acquerelli nitidi e colorati: “un mondo della misura giusta per un bambino”, scrive Nivola nella nota che chiude il libro, dalle dolci montagne, i campanacci tintinnanti, i tetti rossi, i cortili per i giochi dei bambini, e i cavalli che corrono per le strade. Ci sono il calore della gente, l’accoglienza festosa, i cinquanta cugini con cui giocare, le cucine coi camini per il pane, il ballo tondo. Splendida la tavola finale dove i volti e gli abiti del melting pot americano consentono alla bambina di collocare la propria storia individuale (e familiare), e il piccolo paese paterno, nel flusso incessante delle storie collettive dell’umana mobilità. 

Eric e Louise

A questo filone appartiene anche Una storia per Louise (Lulu, p. 49), un prezioso libricino che Eric Lanzieri, americano del Connecticut, ha scritto in omaggio alla nonna Luigina-Louise, emigrata da Scafati ai primi del ‘900, e al padre Charlie che mai vide l’Italia. Eric si mette sulle tracce della nonna paterna e con tenacia e pazienza, e molti soggiorni in Italia, ne ricostruisce alcuni frammenti di vita; compie soprattutto un viaggio alla riscoperta delle proprie radici e memorie familiari, disegnando una fitta rete di relazioni tra parenti italiani, perduti e ritrovati, e nuovi amici. Un libro onesto, a cui forse si poteva chiedere di più, ma che ha il pregio, anche nella versione “minimalista”, di farsi leggere d’un fiato. A farsi apprezzare è soprattutto la capacità di stupirsi per la semplicità delle cose e, al contempo, di riflettere sul significato profondo degli accadimenti.

 

 

 

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