Ma il riccio come fa? I versi degli animali del mondo

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Ma il riccio come fa? I versi degli animali del mondo

Una “strepitosa” guida per orientarsi nell’universo animale in una prospettiva multilinguistica. Un modo giocoso per avvicinare i bambini alle onomatopee e alle lingue straniere. Di Lorenzo Luatti
 

luatti versi animali multilingue

Il cane fa bau bau, tutti lo sanno. Ma ad ogni latitudine fa bau bau? Non è che viaggiando, anche gli animali si adattano ai luoghi e cambiano il verso? Prendiamo un cavallo: farà hiii anche in Francia, in Cina o in Brasile? E l’asinello fa i-ooo anche in Germania? Domande linguisticamente non banali come ci rivela un sagace libretto, dalla bella grafica e dalle illustrazioni semplici ma efficaci, scritto e disegnato da Ilaria dal Canton. Si intitola Piccolo dizionario per animali poliglotti (Corraini, p. 28, euro 10) e propone un modo giocoso per avvicinare i nostri bambini alle onomatopee e alle lingue straniere. Per promuovere nei ragazzi e negli adulti un atteggiamento di apertura e di rispetto nei confronti di altre lingue, e fors’anche per dare un sostegno all’educazione sonora, potenziando le capacità di ascolto e memorizzazione. 

 

Un dizionario da sviluppare

L’agile volumetto traduce le onomatopee dei versi degli animali in sei lingue diverse (italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese, giapponese), degli animali più alla portata dei bambini, e dunque le onomatopee più “lavorate” da quelle lingue. E lo fa in una prospettiva multilinguistica.
È frutto di un’idea che l’autrice ha maturato e sviluppato in un soggiorno all’estero, trovandosi immersa in un contesto internazionale e plurilinguistico. Come ormai sono anche le nostre scuole e i nostri quartieri. Per cui possiamo dire che si tratta di un dizionario incompleto, parzialissimo, che potrebbe continuare all’infinito, e che attende di essere arricchito con le lingue (i versi, le onomatopee, gli alfabeti…) portate dall’immigrazione, dalle “altre lingue” presenti in classe e a casa. Magari ampliando il bestiario: dagli attuali dieci ai venti ai trenta animali. Dagli animali poliglotti, il gioco delle onomatopee, sempre in chiave multilinguistica, potrebbe trasferirsi, ad esempio, ai mezzi di comunicazione (il treno, l’ambulanza, il clacson… come fanno?), alle sensazioni umane (freddo, spavento, dolore…) e così via.

Riflessioni metalinguistiche

A sfogliare il Petit dictionnaire pour des animaux polyglottes si comprendono almeno due cose. La prima, immaginifica: anche gli animali hanno una forte passione per la linguistica e hanno sviluppato il loro modo di comunicare a seconda del paese in cui vivono. Il verso del galletto, ad esempio, cambia molto da lingua a lingua: in inglese fa cockadoodledoo, in tedesco kikeriki, in francese kiquiriquì, in spagnolo cocorico, e in giapponese… beh per il giapponese guardate la figura. E qui si apre anche il fecondissimo capitolo dei sistemi di scrittura e degli alfabeti delle lingue non neolatine, delle somiglianze e delle differenze. E poi: come si pronunciano quei segni e, dunque, le onomatopee in quelle lingue?

 


E così giungiamo alla seconda osservazione. Ogni lingua cerca di imitare i suoni con i mezzi di cui dispone, ovvero le consonanti e le vocali. Ci sono associazioni di suono che per uno spagnolo saranno più facili da realizzare e riprodurre. Se la lingua italiana troverà più semplice utilizzare le lettere b-a-u per cercare di riprodurre il verso del cane è chiaro che la lingua spagnola trascriverà il richiamo del cane con guau guau. Perché? La somiglianza tra le lingue si riflette anche nei versi (nei fonemi delle onomatopee) degli animali?
Un prezioso dizionario che stimola la riflessione metalinguistica. Divertendo.

 

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