Un complimento... fuori forma

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [NAU5SPVM] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [RAD5PD6M] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [TDPXLBTM] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)

“Imbarazzismi”, li chiama lo scrittore italo-togolese Kossi Komla-Ebri nel suo spassoso libricino dal titolo omonimo. Sono le situazioni di imbarazzo che si producono nell’incontro quotidiano tra persone con riferimenti culturali diversi. Come questa narrata da Giulia.

Autoritratto di Frida Kahlo

Giulia, educatrice professionale, scrive:

Un ragazzo somalo ha voluto manifestare il suo apprezzamento ad una operatrice della struttura in cui era accolto, e per fare ciò le ha detto che era molto bella, che assomigliava molto a me, ma che era più bella e soprattutto più grassa! Di fronte alla risata dell’operatrice, disarmata dal commento, il ragazzo non ha capito… che nella nostra cultura, in cui le donne sono in costante lotta per rimanere in linea, dire “bella e grassa” non suona come un complimento. È stato necessario poi, ridendo sull’accaduto, dargli dei suggerimenti sul modo migliore per fare complimenti ad una ragazza in Italia e sulle cose da omettere. Ovviamente e giustamente non è parso molto convinto, anzi, alquanto stupito!

A questo “incidente” interculturale, raccolto durante un corso di perfezionamento universitario, abbiamo dato un titolo spiritoso, “Un complimento fuori forma”. Cosa ci dice?

Intanto, cogliamo due imbarazzi: quello della giovane operatrice sorpresa da un apprezzamento “culturalmente” ambivalente (e “imbarazzante” perché collocato all’interno di un confronto con la collega), a cui fa seguito la più classica delle reazioni d’impaccio. E poi c’è il disagio del giovane straniero che non comprende l’atteggiamento della donna: il suo complimento schietto (e forse riconoscente per quanto ella sta facendo per lui) non è preso sul serio. Perché?, si sarà chiesto. Le due donne cercano di spiegare, prodigandosi di consigli, ma lui non pare convinto. La risata liberatoria finale scioglie il malinteso, ognuno resta con i suoi paradigmi, ma l’accaduto forse ha aperto nuove prospettive.

Ma dal frammento di Giulia emerge un altro assunto: il concetto di bello e di bellezza non è un concetto naturale, ma culturale; non esistono cose belle e cose brutte di per sé, perché i paradigmi della bellezza, e nello specifico della bellezza fisica, si costruiscono nella cultura di appartenenza, e di conseguenza mutano nello spazio.

Cambiano anche nel tempo, per il vero: quali erano i paradigmi della bellezza un secolo fa, o al tempo dei nostri nonni, o quando i nostri genitori erano piccoli, e quali sono oggi? Una volta, era ritenuta bella la donna che aveva delle “forme” pronunciate. Rispetto all’idea settecentesca di uomo coraggioso, amante di duello e delle cicatrici, i paradigmi della bellezza maschile sono assai mutati. Una prospettiva che potremmo sviluppare con i nostri studenti più grandi, anche attraverso le risorse web.

L’idea del bello cambia in base all’età della persona: un bambino identifica il bello col buono. È bello ciò che gli dà bene, piacere, rassicurazioni: solo crescendo il bambino si impadronisce di alcuni paradigmi, a partire, ad esempio, da quello della bellezza fisica. Cambiano nei ragazzi e nelle ragazze. E cambiano anche per effetto dei processi di mescolamento in atto prodotti dalle migrazioni internazionali, di cui questo malinteso e i suoi protagonisti sono una nitida espressione.

Ai nostri alunni potremmo chiedere di raccontare una situazione in cui una loro parola, una loro frase, una loro azione ha prodotto un effetto diverso, se non opposto, da quello ricercato o sperato. Come ci siamo sentiti? Come abbiamo reagito? Qualcuno si è accorto ed è intervenuto per spiegare il “malinteso”? Quali sviluppi ci sono stati?
 

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola