Anuar, fratello maggiore e compagno fragile

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Anuar, al terzo anno di scuola primaria in Italia, è un bambino marocchino ben inserito nel gruppo dei pari: è, allo stesso tempo, il fratello maggiore (perché le circostanze difficili lo hanno reso più maturo) e il compagno fragile. Nella classe, scrivono le insegnanti, Anuar è una presenza che conta. 

Disegno di Tahar Ben Jelloun

L’inserimento scolastico di Anuar, un bambino originario del Marocco di classe terza, è stato all’inizio “faticoso”. Quando le insegnanti cominciano a comporre il suo “ritratto”, le difficoltà iniziali sembrano tuttavia superate, anche grazie al buon rapporto che si è instaurato tra le docenti e la madre dell’alunno e soprattutto al clima collaborativo di classe, frutto di un lavoro attento e competente, quotidiano, delle insegnanti. Il gruppo classe può decisamente rilevarsi una risorsa e un alleato formidabile nei cammini di inclusione!, osservano le docenti.

Del resto, è nella classe che Anuar ha la sua “stella”: è un compagno molto stimato nel gruppo dei maschi con cui egli ha un buon rapporto. Questa amicizia fa star bene Anuar, soprattutto quando è resa “visibile”: in quei momenti egli si sente accettato e importante.
Positiva è poi l’attività del nuoto che Anuar ha intrapreso con altri compagni, nel pomeriggio durante il tempo integrato, permettendo a lui di frequentarli.

Fin dalla classe prima egli ha frequentato la locale società sportiva di calcio, dimostrando entusiasmo per questo sport: ha avuto così un’ulteriore occasione di allargare la rete delle sue amicizie, forse più numerose nell’extrascuola, ma non così importanti da riempire gli spazi del tempo libero e della domenica. "Dentro di sé Anuar sente ancora solitudine", scrivono le sue insegnanti.

Inciampi, soste e progressi

Alcune occasioni di lavoro si rivelano proficue per l’alunno: le attività alternative e il laboratorio linguistico di IL2, all’interno delle quali si sviluppano momenti di confronto con compagni di nazionalità diversa e il recupero delle abilità linguistiche. "Anuar", osservano ancora le insegnanti, "evidenzia buone capacità di comunicazione e di conversazione in situazioni strutturate e di gioco; compie dei progressi anche se le ore a lui dedicate non sono sufficienti a colmare le lacune nelle materie di studio". Manca sicuramente di un supporto a casa che lo potrebbe aiutare a consolidare le conoscenze apprese, ma non ci sono risorse disponibili per un recupero da svolgere dopo l’orario scolastico!

Ricominciare ancora, altrove

Ad un certo punto dell’anno scolastico, la situazione familiare di Anuar si fa problematica. Molto probabilmente l’alunno dovrà tornare in Marocco. Dovrà lasciare la classe e quel piccolo mondo di amicizie faticosamente costruito in questi anni. Questa prospettiva fa soffrire l’alunno, e deflagra sugli equilibri a lungo ricercati nella classe. Anuar inizia a mettere in atto comportamenti conflittuali con i compagni e in alcuni casi con le insegnanti. In modo particolare richiede con rabbia maggiori attenzioni e maggiore disponibilità al suo migliore amico.

Le insegnanti cercano di mediare queste situazioni, aprendo un dialogo teso a riportare un clima di serenità; sollecitano Anuar a capire che il rapporto di amicizia non può essere esclusivo. "Ma come è difficile!", scrivono le insegnanti. "Come è difficile trovare un nuovo punto d’incontro e un punto di equilibrio! Tutto appare un po’ pretestuoso: Anuar ha capito che con molta probabilità dovrà abbandonare il gruppo classe ancora prima della fine dell’anno scolastico". E non lo accetta. Le insegnanti si mettono subito in moto: allertano le figure istituzionali di riferimento perché il bambino non lasci la scuola prima del termine delle lezioni. Così Anuar (forse) potrà ritrovare la serenità perduta!

Tanta voglia di riuscire

Ciò nonostante, le docenti notano molti atteggiamenti positivi e alcune originalità nel suo modo di affrontare le attività: una propensione a curare l’esecuzione scritta e la rappresentazione grafica, dimostrano che in lui c’è la voglia di fare bene e che la buona riuscita scolastica rappresenta un valore importante.

In più occasioni Anuar fa capire che stare in Italia significa andare a scuola, tornare nel paese di origine sarebbe come dire non studiare, fare un’altra vita, più povera: una punizione per un obiettivo non raggiunto. Da queste considerazioni amare, dalle attività svolte emerge che il rapporto con le sue origini è ancora in una fase di rielaborazione personale: un vissuto molto lontano, tanto quanto la distanza che lo separa dalla sua terra natia.

Una presenza che conta

Anuar sente la distanza con i suoi compagni: è già un ragazzo mentre gli altri sono dei bambini. Lui è fratello maggiore e compagno fragile, alunno di scuola molto intelligente e loro bambini che possono avere regali e gratificazioni. "Anuar va aiutato a scoprire se stesso e quando era bambino," osservano ancora le insegnanti "a concretizzare le sue potenzialità, costruire un pensiero critico ed esprimerlo in modo adeguato". Anuar ha imparato molte cose e nella classe è una presenza che conta. Siamo sulla buona strada anche se ci sono molti ostacoli: il primo è che forse l’anno prossimo non sarà con noi.

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