Si riparte! Gli spazi dell'accoglienza

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Fare scuola in un contesto multiculturale richiede un approccio aperto e dinamico: per poter accogliere i bambini e le famiglie occorre lasciare un po' di spazio. Di Antonella Sada

Antonella Sada ANGOLO CASETTA

È con questa esclamazione che spesso ci si saluta tra docenti alla ripresa delle attività scolastiche. Forse perché ogni nuovo anno è sentito come un viaggio, che si intraprende consapevoli che non tutto sarà prevedibile e calcolabile. Non mancheranno le novità, a partire dai bambini stessi che comporranno le sezioni:  volti sconosciuti prenderanno il posto di chi a giugno ci ha salutato e anche di chi se ne è andato all’improvviso verso nuovi confini.

Come prima di un viaggio si pensa agli oggetti da portare, cosi in questa fase prendiamoci un tempo per accertarci di avere con noi ciò di cui abbiamo realmente bisogno. Operare in un contesto multiculturale richiede un approccio aperto e dinamico: come con una valigia troppo piena non sapremmo dove riporre gli acquisti del nostro viaggio, cosi per poter accogliere occorre lasciare un po' di spazio.

 

Non c’è fretta

È tempo di scegliere le strategie metodologiche e organizzative che ci permettano di impostare una didattica adeguata ad accogliere i bambini e famiglie, ma ciò non significa programmare da subito una serie di attività e progetti che si susseguiranno con ritmi serrati nel corso dell’anno. E’ fondamentale piuttosto fermarsi ad osservare: come un regista, l’insegnante predispone, affianca, incoraggia ma limita il suo intervento. Anche le difficoltà di comprensione e comunicazione linguistica che potremmo inizialmente rilevare ci richiedono di saper rispettare il silenzio e tollerare l’attesa. Solo con il tempo emergeranno i reali interessi dei bambini, i loro bisogni, le loro risorse e tutto questo costituirà la base concreta di ogni progettazione successiva. 

 

Fare spazio all’accoglienza

L’accoglienza di bambini non italofoni stimola a ripensare anche la relazione tra lo spazio e l’apprendimento. Come ci insegna Gardner, ci sono tanti modi di apprendere, diversi stili cognitivi o intelligenze multiple, che per emergere hanno bisogno di spazi organizzati. Per questo particolare cura deve essere dedicata alla creazione di centri di interesse: arredi adeguati e materiali specifici aiutano il bambino a intuire le regole di utilizzo anche senza la mediazione della parola e gli permettono di sperimentare vari linguaggi espressivi.

 

C’è spazio per le famiglie?

Se è innegabile che le vie d’incontro con un’utenza multietnica siano irte di ostacoli, occorre ancor più impegnarsi per trovare nuove strategie che facilitino la partecipazione di tutte le famiglie alla vita della scuola. Le buone pratiche già sperimentate costituiscono un valido punto di partenza ma non devono diventare una bagaglio pesante, che ci induce a percorrere le strade più rapide e già note per ridurre la fatica e ci rende meno disponibili a solcare sentieri sconosciuti, magari più interessanti e arricchenti.

 

Pronti…via!

L’attenzione allo spazio, al tempo e alla relazione con le famiglie è il contenuto della valigia per il viaggio che vi propongo in questo blog e saranno proprio questi i tre elementi ricorrenti nei post che seguiranno. 

Ora siamo davvero pronti per partire ma, come consiglia anche Romagnoli nel suo libro, …. con un solo bagaglio a mano!

Per una lettura di fine estate: G. Romagnoli- Solo bagaglio a mano, Feltrinelli 2017

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