Integrazione: il disagio dei genitori, le storie dei bambini

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Integrazione: il disagio dei genitori, le storie dei bambini

Non basta accogliere i bambini a scuola. Se i meccanismi di inclusione sociale delle famiglie si bloccano, anche i figli finiscono per diventare vittime. Due storie esemplari e la funzione dello sportello di aiuto fra genitori immigrati. Di Laura Sidoti  

madre figlia velo

Grazie allo sportello di mutuo aiuto fra genitori stranieri, nella nostra scuola il cammino dell’integrazione è diventato più fluido, ma, nonostante l’impegno dei volontari e degli insegnanti, ci sono stati e ci saranno sempre casi che sfuggono o su cui non si riesce ad incidere positivamente. Le due storie ne sono un esempio.

La bambina col velo

Nasrin è stata inserita in prima pochi giorni dopo l’arrivo dall’estero. Era il tipico caso di ricongiungimento, ma lei aveva colpito tutti: era davvero piccina e spiccava per la grande vivacità e per l’hijab che indossava quotidianamente. L’uso del velo, simbolo polisemico, solleva molte questioni. Ci sono veli e veli: alcuni neri e tristi, altri integrali come prigioni, veli pieni di colori e paillettes, veli scelti e veli imposti. Come nel caso di questa bambina. Da ferma sostenitrice della parità sociale, economica e politica delle donne mi sono molto interrogata su questa tradizione. Col passare degli anni, e grazie all’incontro con donne che indossano il velo liberamente, ho concluso che non è possibile fare di tutta l’erba un fascio, distanziandomi dal pregiudizio occidentale che lo vede solamente come simbolo di sottomissione. Sono felice di vivere in un paese che non impone obblighi e divieti contro la volontà delle persone e che permette la libera espressione di tutti – sia che questa si traduca nel manifestare un pensiero, o nella copertura parziale del capo con un velo, una kippah o un hijab, o ancora nell’ indossare un certo indumento. E vorrei che lo stesso principio di libertà fosse reciproco e rispettato in ogni paese.
La presenza a scuola di bambine con il velo, come Nasrin, è poco frequente e i bambini le ponevano molte domande. Per questa bimba e per i suoi insegnanti, l’inserimento a scuola è stato piuttosto impegnativo. Non essendo mai stata scolarizzata e non conoscendo l’italiano, adattarsi ai ritmi e alle regole della classe è stata una sfida, ma alla fine del primo quadrimestre i miglioramenti erano percepibili. Il giorno della festa di Carnevale, giocando e ballando in classe, la bambina ha perso il velo. Vedendola per la prima volta senza l’abituale copricapo, i bambini si sono sciolti in un applauso. All’uscita da scuola, l’insegnante ha informato la madre dell’incidente. Ebbene, il giorno seguente il padre si è presentato di buon’ora in segreteria per ritirare ufficialmente la bambina, che con la madre ha fatto ritorno nel Paese di origine.

Il rientro nel Paese d’origine

Anche la seconda storia riguarda la ricomposizione, senza lieto fine, di una famiglia spezzata dalla migrazione. Protagoniste un’alunna arrivata con la madre in Italia all’inizio della primaria. Mentre la bambina si era felicemente inserita nel nuovo ambiente imparando rapidamente l’italiano, la donna aveva da subito evidenziato notevoli difficoltà di adattamento. Lasciare il proprio paese, gli affetti e la quotidianità è traumatico, ma a un primo periodo di isolamento sociale e di ridefinizione dei rapporti solitamente segue un periodo di apertura e di ricerca di nuovi punti di riferimento affettivi. Per questa donna le cose non erano andate così. Pochi mesi dopo l’arrivo era stata colpita da un grave lutto nel Paese di origine. Il senso di colpa per aver abbandonato i parenti, la distanza da casa e la mancanza del supporto psicologico della famiglia allargata avevano scatenato in lei una forma di depressione, che la donna provava a lenire con la compagnia della figlia, che dunque si assentava spesso da scuola. L’interessamento delle insegnanti e i tentativi di queste di aiutare il marito ad alleviare la condizione di disagio e marginalizzazione della donna non hanno avuto successo. Qualche mese fa, dopo l’ennesima assenza prolungata della bimba, il padre affranto ha comunicato alle maestre che madre e figlia sarebbero ritornate in patria pochi giorni dopo.

Quando i bambini sono vittime

Non basta accogliere i bambini a scuola. Se i meccanismi di inclusione sociale delle loro famiglie si inceppano o non funzionano a dovere, anche i bambini finiscono per diventare vittime. Per chi arriva da contesti molto diversi, la perdita dei sistemi di riferimento sociali, culturali, linguistici è causa di incertezza e disorientamento, che possono sfociare anche in reazioni di opposizione e rigetto. Lo sportello di mutuo aiuto fra genitori stranieri di vecchia migrazione e genitori neoarrivati cerca di incidere su queste situazioni di disorientamento e di passaggio offrendo una forma di protezione. Nell’incontro fra persone che hanno affrontato la migrazione si valorizzano la capacità e le risorse sia di chi già è in Italia da molti anni sia di chi è arrivato da poco, offrendo legami sociali e un percorso di accompagnamento e integrazione.

 

 

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