Tre cose negative e tre positive della didattica a distanza

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Tre cose negative e tre positive della didattica a distanza

L’anno scolastico è finito. Ecco i miei pensieri dopo questi indimenticabili mesi di scuola a distanza. Di Laura Sidoti

dad didattica a distanza

Dopo questi indimenticabili mesi di scuola, ecco tre cose negative e tre cose positive della didattica a distanza.

Gli aspetti negativi

Rigidità

In quest’emergenza, molti colleghi hanno interpretato il proprio ruolo in modo restrittivo. La scuola non è solo passaggio di informazioni, travaso, trasmissione e produzione di sapere. La scuola è relazioni, attraverso le quali passa tutto il resto. Eppure, alcuni non hanno avviato alcuna lezione, hanno assegnato solo compiti (se va bene con vocali registrati, sennò con indicazioni essenziali sulla piattaforma online della scuola, o via email) e non si sono impegnati per agganciare gli alunni più vulnerabili (spesso stranieri, ma non solo). Con buona pace del diritto all’istruzione, hanno privato questi bambini di tre mesi di scuola, intesa nel suo senso più ampio: non pareti e banchi, ma relazioni.

Disomogeneità

Al secondo posto metto la disomogeneità della DaD, anche all’interno di uno stesso istituto. Molti gli insegnanti che si sono attivati subito, barattando il proprio numero di cellulare con la possibilità di raggiungere tutti gli alunni, e colleghi che invece si sono trincerati dietro l’attesa di indicazioni precise da parte del Ministero o l’applicazione di norme a tutela della propria privacy. I bambini della primaria non hanno un proprio device e sono privi delle competenze digitali necessarie per questo tipo di didattica. Bisogna raggiungerli attraverso i genitori e fratelli, i cui dispositivi non sempre sono disponibili quando noi vorremmo fare lezione. Allora tocca dimostrare flessibilità, venirsi incontro, capire le rispettive esigenze, confrontarsi.  Ma per farlo occorre parlarsi. E se non lo si fa a voce, con una chiamata, il rischio è di escludere qualcuno. Di fronte a questi casi, pare che nessuno abbia il potere di agire. Il monitoraggio è lasciato alla buona volontà ed iniziativa dei singoli dirigenti.

Impreparazione

Il terzo elemento di criticità è stato l’impreparazione della scuola e di tantissimi di noi insegnanti nell’uso delle piattaforme didattiche e di metodologie innovative, che rovescino i tempi e le modalità della didattica tradizionale. In questi anni la formazione è stata assente o ampiamente lacunosa. Come scegliere (o realizzare) un video didattico efficace? Come si gestisce una piattaforma didattica? E se gli studenti non hanno internet? Come verificare le abilità e competenze degli alunni? Come organizzare una videolezione efficace? Quali sono gli strumenti giusti per includere tutti, personalizzare la didattica, stimolare la collaborazione degli studenti? Tutti abbiamo proceduto per tentativi ed errori, come chi cerchi la porta in una stanza completamente buia.

 

Gi aspetti positivi

Consapevolezze

Fra gli aspetti positivi, legati a quest’ultimo punto, va proprio la presa di coscienza da parte delle istituzioni e dei docenti che è imperativo rinnovarsi, guardare la scuola da un’altra prospettiva. Dalle crisi e dalle difficoltà nascono anche nuove opportunità. Inutile lamentarsi, rimpiangere il passato, far finta che tutto ritornerà come prima. Gli uffici scolastici provinciali hanno iniziato ad organizzare corsi di formazione e seminari per consentire ai docenti di prepararsi a questa sfida. Ho visto colleghe che fino a febbraio usavano il computer solo per mandare email cimentarsi adesso con l’uso di Microsoft Office (piattaforma non proprio intuitiva) e impegnarsi per apprendere. Cambiare richiede tempo, coraggio e molta preparazione. Un primo piccolo passo per rinnovare la scuola italiana è stato fatto.

Uso delle tecnologie

Al secondo posto metto la possibilità per molti alunni di affacciarsi all’uso delle tecnologie non solo come svago e intrattenimento, ma anche per comunicare e apprendere. I bambini hanno dimostrato una grande flessibilità di fronte ai “traslochi” da una piattaforma didattica all’altra, imparando ad utilizzare app e funzioni prima sconosciute. Nel giro di un paio di settimane hanno fatto propria la netiquette delle videoconferenze (accedere con videocamera accesa e microfono spento). Se durante una videolezione i piccoli tendono a distrarsi di più, gli alunni più grandi -- che magari nella didattica tradizionale erano più disattenti, annoiati, iperattivi -- in queste videolezioni hanno avuto modo di sperimentare nuove modalità di comunicazione, mostrare abilità, lavorare al proprio ritmo.

Ruolo delle famiglie 

Infine, nei casi in cui la DaD sia riuscita a mantenere viva la dimensione educativa del processo formativo, le famiglie hanno capito il proprio ruolo fondamentale nel processo formativo. Per far sì che questo abbia successo, scuola e famiglia devono assumersi entrambe i propri doveri. Nella scuola tradizionale il dialogo famiglia-docenti è spesso relegato a momenti formali, come i colloqui, con grandi ritardi ed omissioni nella comunicazione. Con le videolezioni e gli scambi relativi ai lavori assegnati, i docenti sono entrati invece nelle case dei propri alunni, dialogando con i genitori e chiedendo un loro impegno per assicurarsi che i bambini partecipassero con puntualità ai collegamenti, lavorassero con impegno. La DaD ha creato l’opportunità per rinnovare il patto di corresponsabilità educativa fra famiglie e scuola.

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