Il valore della lingua madre. Per la Giornata internazionale del 21 febbraio

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Il valore della lingua madre. Per la Giornata internazionale del 21 febbraio

Idee e proposte per conoscere e valorizzare i repertori linguistici di tutti i bambini. A partire dalla consapevolezza che ogni lingua vale. Di Graziella Favaro  

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“…Mia mamma mi aveva sempre parlato nella sua lingua fin dalla nascita. Quando avevo circa due anni e mezzo, presa dall’ansia che potessi trovarmi in difficoltà nel comunicare con gli altri bambini a scuola, cominciò a usare l’italiano. Per poco, però. Perché il suo italiano non era la lingua del suo cuore. E quindi non mi arrivava. Non mi toccava. Smise di farlo quando si rese conto che, di fronte alle sue arrabbiature, a me veniva da ridere. Se si arrabbiava in farsi, non ridevo proprio per niente. Così riprese a parlarmi nella lingua della sua anima. L’italiano l’avrei imparato dall’anima di qualcun altro…” (Nima Sharmahd, Un’italiana non italiana)

La lingua che ci portiamo dentro

Come una sorta di seconda pelle che ci avvolge dall’infanzia, la lingua madre è parte della nostra storia. E’ attraverso il codice materno che impariamo a esplorare il mondo, dare parole alle esperienze, nominare e riconoscere le emozioni, rincorrere e raccontare i sogni.

“La lingua madre è come il latte materno. Non la parli, scorre”, così scriveva Aharon Appelfeld costretto ad abbandonare lingue e Paesi e ad attraversare confini fin dall’infanzia. E Tullio De Mauro: “La lingua madre in cui siamo nati e abbiamo imparato a orientarci nel mondo, non è un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali”.
Lingua/casa; lingua/bussola; lingua/genealogia: il codice materno fonda la nostra vita psichica e relazionale perché è attraverso di esso che abbiamo assorbito e interiorizzato sussurri e narrazioni, consolazioni e zone d’ombra, sensazioni primigenie, vissuti e legami affettivi.
A causa di spostamenti, migrazioni, scelte familiari, la lingua madre può all’improvviso cessare di avvolgerci e tuttavia la sua eco rimane. Magari nascosta, negata, rifugiata in un angolo, ma essa è ormai dentro di noi e parte di noi, come scrive Italo Calvino: “Tutto può cambiare, ma non la lingua che ci portiamo dentro, anzi che ci contiene dentro di sé come un mondo più esclusivo e definitivo del ventre materno”.

Il diritto alla lingua madre

E allora chiediamoci: quali lingue sono presenti nella classe? Quali idiomi ascoltano e praticano i bambini nel tempo extrascolastico? E’ una domanda che andrebbe posta all’ inizio dell’anno. ma che possiamo riprendere in questi giorni. Il 21 febbraio si celebra la giornata internazionale della lingua madre. E’ l’occasione adatta per conoscere, riconoscere e valorizzate le lingue della classe e per portare anche l’attenzione sui cambiamenti in corso nel nostro Paese. Accanto alle varietà dialettali, in Italia si contano le dodici lingue parlate delle minoranze, la cui tutela è regolata da apposita legge. E poi ci sono le lingue “immigrate” che sono ormai parte strutturale del paesaggio linguistico delle nostre scuole e delle città. Di queste poco si sa e si tende piuttosto a ignorare quali sono i repertori linguistici dei bambini e dei ragazzi di famiglia non italofona.

 

Fra i diritti linguistici dei bambini proposti da Silvana Ferreri, quello al mantenimento della madrelingua è invece indicato al primo posto. Diritto linguistico, ma anche diritto alla propria storia, ai legami con le origini, al riconoscimento di un sapere e di un saper fare linguistico e comunicativo che sono competenze e opportunità di ciascuno e per tutti. Nell’esplicitare questo diritto, Ferreri scrive: “Nelle aule scolastiche va creato e usato uno spazio per ospitare e far vivere le lingue materne (dai dialetti alle lingue ufficiali di altri Paesi), di tutti i bambini presenti nelle classi”.

Parole di casa, parole di scuola

Dare valore – in maniera simbolica - alla lingua madre vuol dire riconoscere e valorizzare un aspetto importante della storia di ciascuno, illuminare e far uscire dall’ombra una componente del bagaglio invisibile che ciascuno porta con sé. Significa dare a tutti i bambini - siano essi monolingui, dialettofoni, bilingui - il messaggio che ogni lingua vale. Compito prioritario della scuola è quello di insegnare l’italiano in maniera efficace e di qualità, ma questo non significa che debbano essere estirpate le lingue materne, le quali possono continuare a vivere nelle relazioni famigliari, nel tempo degli affetti e della dimora, nello scambio tra le generazioni.
Dare visibilità e valore alle lingue vuol dire passare ai bambini una doppia autorizzazione: ci possono essere una lingua a casa e un’altra praticata all’esterno; una lingua per gli usi orali e un’altra per lo scritto e per lo studio; una lingua per trattare alcuni temi con determinati interlocutori e un’altra riservata ad altri contesti e parlanti.
Le competenze e le pratiche orali e scritte degli alunni possono dunque integrare parole, suoni, strutture che appartengono a più sistemi e codici. In ogni caso, le competenze linguistiche già acquisite – qualunque sia la lingua d’origine – rappresentano saperi e punti di forza, una chance da valorizzare, e non ostacoli che si frappongono all’apprendimento del nuovo codice. Per rispondere ai dubbi che si pongono alcuni genitori immigrati (e anche parte degli insegnanti ) a proposito del bilinguismo infantile e delle scelte comunicative intrafamigliari, si può affermare che: certamente, nella testa di un bambino c’è posto per due lingue e che i bambini possono imparare lingue diverse e diventare bilingui fin da piccoli.

 

Facciamo l’albero delle nostre lingue 

Si può conoscere la situazione linguistica dei bambini e della classe in vari modi e utilizzando strumenti diversi a seconda dell’età degli alunni: attraverso i disegni, con il questionario sulle biografie linguistiche proposto dal Consiglio d’Europa, coinvolgendo i genitori. Con i bambini si può poi costruire l’albero delle lingue della classe: le foglie di un solo colore saranno quelle di chi è monolingue, le foglie bicolori saranno quelle dei bambini che conoscono o praticano più lingue. Per suscitare l’interesse alle lingue, all’alfabeto, si può partire anche dalla lettura del libro di Leo Lionni “L’albero Alfabeto”, trasformando la pianta “monolingue” nel rifugio accogliente per più lingue e più scritture.

 

Due documenti e alcune proposte

  • Bilingui e contenti. Crescere parlando più di una lingua
     

Miniguida per genitori e operatori con le risposte alle domande più frequenti che vengono poste a proposito del bilinguismo dei bambini.
Sfoglia il libro

  • Ogni lingua vale. Conoscere e valorizzare la diversità linguistica nei servizi per l’infanzia e nelle scuole
     

Il documento ha come obiettivo quello di fornire un quadro d’insieme sul dibattito in corso, le normative e le buone pratiche sul riconoscimento del plurilinguismo. E’ il frutto del lavoro di un Gruppo costituito dall’Istituzione Minguzzi della Città metropolitana di Bologna.
Scarica la pubblicazione a questo link 

 

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