Rinominare il mondo

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [ZL43ISC6] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [QJ41HYLB] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [VMCKC6TT] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Una piccola significativa esperienza di accoglienza e inclusione che tiene insieme apprendimento dell’italiano, valorizzazione delle lingue materne e coinvolgimento di tutti i bambini.

Spezie a colori

C’era una volta, in Italia, una scuola frequentata da tanti bambini. Alcuni di questi bambini venivano da altri paesi, o erano figli di genitori che erano nati in posti lontani. Nella scuola, la presenza di questi bambini non era così evidente, almeno se si guardavano i muri. Di solito, infatti, nelle scuole con bambini e genitori che vengono da altri paesi si scrivono cartelli di benvenuto in diverse lingue. Si dichiara così fin dall'atrio che la scuola è accogliente non solo verso le persone (bambini e genitori), ma anche verso lo strumento con cui comunicano, la lingua attraverso cui si esprimono e che esprime la loro cultura. 

Ebbene in quella scuola di cui parlavamo all'inizio i cartelli di benvenuto ai muri non c'erano. Allora ad un’insegnante che seguiva alcuni bambini neo arrivati per alcune ore settimanali vennero in mente questi pensieri: "Uno dei primi atti linguistici di un bambino piccolo consiste nel denominare le cose, oggetti e azioni. Diviene così in grado di comunicare, certamente, ma nello stesso tempo è come si impadronisse del mondo e dei suoi diversi aspetti, proprio come fece Adamo, secondo la Bibbia. Denominare, in qualche modo, è rendere famigliare il mondo. D’altra parte quasi inevitabilmente crediamo che l’accoglienza sia un atteggiamento supportato da azioni e strumenti messi in campo dalla scuola e dai suoi operatori nei riguardi di chi arriva e deve essere accolto. Ma forse anche chi è accolto può fare cose che gli consentano di sentirsi 'a casa'. L’accoglienza ha due vie, forse...".

Rinominare la scuola

I pensieri dell'insegnante sono davvero buoni e giusti. E oramai sappiamo bene che per percorrere le due vie dell'accoglienza occorre valorizzare le lingue materne e svilupparle. Questo atteggiamento non contrasta e anzi può aiutare lo sviluppo dell’italiano, favorire confronti metalinguistici (lo ha ricordato Silvia Sordella, in un articolo di Sesamo). Eppure tanti docenti, alle volte, non sanno come realizzare questo approccio nella pratica. Andiamo allora a vedere che cosa si è inventata l'insegnante di quella scuola senza cartelli di benvenuto, e proviamo a imparare da lei.

Colori e domande

Ebbene, l'insegnante e i suoi suoi alunni NAI si sono armati di cartelli e penne colorate e sono andati a spasso per la scuola a denominare tutti gli spazi, in italiano e in tutte le altre loro lingue. Un’esplorazione durante la quale nascevano domande e si avviavano discorsi su che cosa succede nei diversi spazi.

Quando i bambini non ricordavano o non sapevano le parole prendevano l’impegno di farsele dire e scriverle dai genitori, oppure, alla mal parata, l’insegnante si impegnava a cercare su vocabolari di lingue straniere. L’operazione ha richiesto qualche tempo ma ha riempito i bambini di soddisfazione. Anche l’insegnante è stata contenta; i bambini le hanno chiesto, alla fine del lavoro, di imparare tutte le parole nelle diverse lingue. I nuovi cartelli hanno suscitato tanta curiosità negli altri bambini: c’era chi riconosceva la propria lingua e insegnava ai compagni a pronunciare correttamente; chi si lamentava perché alcune parole si riuscivano a leggere ma altre erano scritte in caratteri così strani che non si sapeva che fare da cui la necessità di scrivere almeno all’ingrosso come si pronunciavano; chi vedeva delle somiglianze fra parole di lingue diverse e chiedeva perché; chi notava che in una lingua mensa si dice kantin, che poi assomiglia alla nostra cantina, “in fondo – ha detto un bambino – mio nonno al paese mette cose da mangiare come salami e formaggi in cantina”; chi diceva che kantin andava proprio bene perché “il nostro refettorio si trova in cantina”… . Un fiorire di osservazioni, domande e curiosità che potevano costituire il punto di partenza di diversi percorsi linguistici per tutti.

In questa storia, bambini che potremmo pensare ancora “incompetenti” in italiano fanno scoprire cose nuove a insegnanti e compagni. Quante occasioni del genere si possono creare per collegare lingue materne e lingua italiana, per suscitare curiosità verso le lingue, per avviare confronti fra sistemi di scrittura! Pensiamo a cartelli con scritte bilingui esposti in diversi spazi scolastici che segnalano, in modi e con espressioni che possano incuriosire tutti, daterminate festività o ricorrenze tradizionali significative per gruppi di nostri alunni di altra cultura: “Oggi si accendono lanterne”, “È il giorno del digiuno”… . Magari aggiungendo a ogni cartello qualche informazione o l’indicazione dei bambini e dell’insegnante cui rivolgersi per saperne di più.

I cartelli che accompagnano questo articolo sono stati prodotti da Centro Come e Provincia di Milano.

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola