Per un curricolo “emergente”

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Un curricolo ludico potrebbe far scaturire nei bambini attenzioni, curiosità e interessi che gli insegnanti possono raccogliere e rilanciare. Intervista a Anna Bondioli (Università di Pavia).

Anna Lia Galardini

gruppo sezione infanzia bambini

Anna Bondioli è Professore Ordinario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Pavia, si occupa di formazione degli insegnanti sulla pedagogia dell’infanzia ed è autrice di numerose pubblicazioni relative all’educazione della prima infanzia, alla formazione, alle metodologie di ricerca empirica nello studio dei fenomeni educativi con particolare attenzione alla valutazione formativa di contesto.
Si interessa di processi di socializzazione e di educational evaluation. Il suo ultimo libro, Educare l’infanzia, scritto insieme a Donatella Savio, è da poco uscito per Carocci.
 

L'educazione dei bambini precedentemente all'ingresso alla scuola primaria ha una specificità che deve essere riconosciuta e valorizzata da insegnanti e genitori?

La risposta è decisamente sì. Le ragioni sono molteplici. Mi soffermerò su due in particolare.
La prima. È ampiamente riconosciuto che verso i sei/sette anni avviene una svolta evolutiva, con il passaggio a quella fase dello sviluppo che Freud chiamò “età di latenza”, una fase contrassegnata da uno stato di tranquillità emotiva che consente al bambino di impegnarsi in compiti intellettuali e dedicarsi con continuità all’apprendimento formale. Non è dunque un caso che nella maggior parte dei sistemi scolastici l’ingresso nella scuola primaria avvenga proprio intorno all’età dei 6/7 anni, età nella quale si presuppone che i problemi della prima infanzia siano stati, almeno in parte, affrontati e risolti.
La seconda. Una estesa letteratura psicopedagogica ci dice che l’età infantile è un tempo della vita peculiare: il modo con cui il bambino pensa, percepisce e agisce non è la stessa dell’adulto o del bambino più grande. Nel bambino piccolo la corporeità è preminente, la sua intelligenza è strettamente legata al fare; il suo modo di rappresentare le cose è colorato da sentimenti e affetti; possiede una ricca vita immaginativa e la sua modalità espressiva preminente è il gioco; è spesso preda di sentimenti forti e contrastanti che richiedono di essere accolti e aiutati ad essere elaborati; è capace di una ricca vita di relazione ma con una forte centratura su se stesso (l’egocentrismo infantile di cui parla Piaget). Si tratta di una peculiarità che non va vista, come spesso accade, come mancanza di quelle capacità che il bambino acquisirà successivamente con la maturazione e l’esperienza ma come una modalità di essere e di esprimersi che va valorizzata in quanto tale.

Il gioco infantile ne è una manifestazione tipica che consente al bambino di esprimere con autenticità il proprio modo di vedere il mondo e di appropriarsene in maniera creativa. L’infanzia è un’epoca della vita da vivere con pienezza. L’educazione dell’infanzia non va dunque concepita come preparazione al periodo successivo, non deve comportare una precocizzazione degli apprendimenti che il bambino potrà acquisire con serenità più tardi ma come un sostegno alla crescita che faccia leva sulle peculiarità dell’età bambina.

Dal punto di vista degli adulti che stanno con i bambini – genitori e insegnanti  ciò comporta in primo luogo che vi sia riconoscimento della specificità dell’infanzia e, in secondo luogo, che l’avvicinamento ai bambini sia caratterizzato da curiosità e interesse per il loro modo di percepire e vedere le cose. Ciò non significa abdicazione al proprio ruolo educativo ma, al contrario, possibilità di sostenere la crescita a partire da una relazione basata sul rispetto e sul riconoscimento dell’altro.

Nel suo ultimo testo Educare l'infanzia parla di curricolo "emergente": come lo intende?

Un curricolo “emergente” differisce dai modi tradizionali di concepire il percorso di apprendimento in quanto non si presenta come una serie di attività sequenziali finalizzate all’acquisizione di specifiche e puntuali abilità. Un curricolo emergente non è lineare ma si dipana in relazione a quanto via via nel percorso viene espresso dai bambini in termini di interessi, curiosità, potenzialità. Sono questi gli aspetti, che l’educatore deve saper osservare e cogliere, che guidano il processo di apprendimento (inteso in senso lato, non solo dal punto di vista dello sviluppo intellettuale) e che orientano il curricolo stesso che “si fa mentre si fa”. Un curricolo di questo tipo richiede l’apporto dei bambini, che risultano protagonisti del loro stesso processo di crescita, e dei genitori, che possono contribuire alla elaborazione del progetto pedagogico in collaborazione con gli educatori a partire dall’osservazione e dall’ascolto dei propri figli.  

Continua a leggere l'intervista sul numero 1 2018 di Scuola dell'Infanzia
 

Anna Lia Galardini: 30 Luglio 2018 Articoli

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