NOW! A scuola si può: Intervista a Daniele Barca

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NOW! A scuola si può: Intervista a Daniele Barca

Dal 2 al 3 marzo 2018 si terrà a Modena un convegno nazionale sul tema della scuola che innova. Abbiamo chiesto a Daniele Barca, direttore scientifico, di illustrarci la filosofia di questo importante appuntamento e di indicarci le ricadute sulla pratica didattica della scuola dell'infanzia. Di Matteo Bensi. 

campustore robotica coding 2

Innovazione tecnologica, piano digitale, Indi­cazioni nazionali per il curricolo, didattica per competenze: sono alcune delle sfide su cui la scuola si sta cimentando. Come sta rispondendo? Possiamo fare un primo bilancio?

La sfida per le scuole è armonizzare strumenti (libri, strumenti tecnologici “antichi”, come la vecchia LIM, stampanti 3D), curricoli e formazione! La tecnologia in sé, come operazione di logica, logaritmo, si deve sposare a quella più strumentale, di comunicazione, che traduce in digitale tutti i saperi. La sfida è proprio l’educazione ai media con i media: la nostra cultura scolastica ci ha cresciuti nel mito dell’educazione al senso critico. Oggi, questa educazione passa attraverso anche la rete, i contenuti pervasivi, la diffusione di news e fake news. Se prima il cittadino che terminava il suo ciclo di studi doveva confrontarsi con i libri, i quotidiani e la TV per formare il suo giudizio, oggi contenuti e saperi entrano nella nostra vita senza filtri, senza mediazione. Ai ragazzi/uomini di domani la scuola deve insegnare a orientarsi e decidere con la propria testa e identità. Alla scuola servono grandi testimoni, “sognatori con il righello”, ma anche “mani in pasta”, laboratori sugli strumenti dove toccare e provare. Il modello efficace dell’unità di lavoro del Piano della formazione può essere questo: alcune ore di illuminazione e cambio di mentalità, alcune di programmazione dell’intervento in classe, un tesoretto da spendere in classe su una precisa unità didattica (nell’avvio alla conoscenza del mondo, della riflessione sulla lingua… il digitale non è solo programmazione!), altre di documentazione (pensando a una società dove il video, il tutorial, il videoclip occupa “praterie” educative tanto più radicate quanto più informali, quotidiane), altre infine di valutazione e verifica.
Ecco allora le parole del digitale: studenti, comunità scolastica, identità, valutazione, metodologie, ambienti, curricoli, ma anche book trailer, video, realtà aumentata, modellazione e stampante 3D, BYOD, coding, tinkering… Senza trascurarne due più semplici: territorio e famiglie. Il primo può essere una leva per dare continuità alle azioni del PNSD (Piano nazionale scuola digitale): un atelier digitale non può restare chiuso, deve essere pensato come spazio di socialità, intorno al quale costruire appuntamenti che fac- ciano sentire la scuola come centro di proposta culturale. Quanto alle famiglie: l’obbligo scolastico ci mette a confronto con i principali fruitori dei social, del digitale nel lavoro e nella vita privata (nel bene e nel male). Quale migliore occasione per dare vita a una comunità che si forma, non solo al terrore che incute la pervasività del digitale, ma anche alla scoperta di opportunità? Il PNSD diventerà effettivo se si aprirà al territorio e a tutti i protagonisti della scuola.

Come entreranno questi temi nel convegno nazionale organizzato a Modena da Giunti Scuola e CampuStore nella prossima primavera?

Il programma del convegno ruota intorno a tre spunti: le parole, i protagonisti, il presente del digitale a scuola. Nel primo giorno chiameremo a raccolta i testimoni del digitale, italiani e stranieri, che ci offriranno interventi esperienziali e di visione. Studenti, ricercatori, visionari, uomini e donne di scuola, uomini e donne che fanno scuola anche se a scuola non ci vanno da un po’: gente con la testa nel futuro, anche se le storie di alcuni di loro vengono da molto lontano… Il secondo giorno metteremo le mani in pasta. Pochi maxi laboratori che segnano la strada sull’oggi del digitale a scuola. Molti microlaboratori per portare a casa un’idea, un oggetto, un software, una lezione, uno strumento. E poi continuare il dialogo a distanza, perché se immediatamente – o al settembre successivo – quelle idee, oggetti, software, lezioni, strumenti diventassero realtà nelle vostre classi ci piacerebbe aiutarvi tenendovi in contatto con i nostri esperti, e poi invitarvi a raccontarle sulla rivista o anche online.

Come possono orientarsi gli insegnanti della scuola dell’infanzia per innovare le proprie scuole?

Nella scuola dell’infanzia dove l’innovazione pedagogica è consustanziale, la frontiera del digitale è sul gioco e sulla rappresentazione, a integrazione di risorse fisiche, della carta, dei colori, dei materiali. Uno schermo grande diventa una finestra sul mondo per esplorare luoghi e suoni, ma anche la finestra verso il mondo su cui cogliere come in un’istantanea la propria esperienza. Il mercato, la strada per casa, il rapporto con lo spazio, la tavolozza dei colori sono tutte esperienze tipiche che, senza togliere niente al sensoriale e al reale, possono trovare in uno schermo grande la propria rappresentazione. Come anche la favola, la narrazione può trovare una sorta di palco digitale su cui esprimersi, molto più efficace di tante presentazioni colorate e con effetti speciali a uso di docenti e genitori. In più, la semplicità dei giochi come Cubetto, della micro-elettronica, della stampante 3D può contribuire alla costruzione di oggetti “magici” o di giocattoli animati, illuminati, ma sempre personalissimi e costruiti con le proprie mani!

Un’ultima domanda: come sarà la scuola del futuro?

Attiva, non c’è dubbio. Altrimenti non sarà. Con uno spirito molto anni Settanta, va riscoperto l’attivismo pedagogico. Il digitale è importante, ma viene dopo. E va visto come opportunità per tutti, non come passione di pochi. Come Paese, come sistema, come scuola, serve un coinvolgimento di tutte le comunità scolastiche, la capacità di vedere tutto ciò come una risorsa, non come un problema. Scuola attiva non vuol dire sposare questo o quel credo pedagogico, ma assecondare le classi che abbiamo di fronte. La scuola come organizzazione deve saper creare opportunità, uguali per tutti. Il docente deve trovare la chiave per entrare nelle menti e nei cuori di tutti. Menti e cuori, sensi e costruzione del pensiero. Anche un robot, superato il danzare pittoresco, deve essere l’occasione per riflettere e chiedersi: dove mi colloco io in questo mondo? Una domanda che dobbiamo farci insieme ai nostri studenti, grandi o piccini che siano. Sogno il mondo in cui non ci incontreremo per sognare la scuola che sarà, ma per raccontare con orgoglio la scuola che in tutte le classi vive il suo tempo. Ora. Now!

Leggi l'articolo   Cinque parole per l'innovazione di Daniele Barca

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Per saperne di più

Iscriviti con 60 euro di sconto fino al 15 ottobre

Now! A scuola si può

2/03/2018 Sessione plenaria
8:30-18:00
Modena - Forum Guido Monzani Via Aristotele, 33

3/03/2018 Workshop
9:00-15:30
Dipartimento di ingegneria "Enzo Ferrari"
Via P. Vivarelli, 10
Informazioni e iscrizioni a questo link
Partecipando al convegno ottieni la certificazione di 1 unità formativa (25 ore), composte da:
- 1 webinar tenuto da Daniele Barca
- la plenaria (2 marzo)
- 4 sessioni formative a scelta tra plenarie e laboratori (3 marzo)
- gli atti del convegno come materiali di studio individuale 

Matteo Bensi: 1 Ottobre 2017 Articoli

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