La scuola di fronte al bullismo e cyberbullismo

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La scuola di fronte al bullismo e cyberbullismo

Che cosa dicono le "Linee di orientamento per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo" pubblicate nel mese di aprile dal MIUR? Quali le novità al proposito del ruolo della scuola e degli insegnanti? 

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Bullismo e Cyberbullismo

La problematica del bullismo attira l’attenzione dell’opinione pubblica e di molti addetti ai lavori in maniera ondivaga, presentandosi come un argomento "di moda" in alcuni periodi e venendo invece in qualche modo dimenticata in altri. È il destino che tocca a fenomeni di cui si dibatte molto, legati anche ai più ampi scenari e alle dinamiche sociali di un paese.

Le "Linee di orientamento" pubblicate nel mese di aprile dal MIUR, redatte con il contributo degli Enti afferenti all’Advisory Board del Safer Internet Centre per l’Italia hanno riportato il tema al centro dell’attenzione, non solo con un’affermazione di principio, ma anche con alcune specifiche indicazioni operative.

Un fenomeno in evoluzione

Il documento è articolato sostanzialmente in due parti: nella prima parte viene compiuta una riflessione soprattutto sulle recenti evoluzioni del bullismo a seguito della diffusione dell’utilizzo delle nuove tecnologie e della rete da parte dei più giovani. Si tratta di un’analisi dettata dall’emergenza di un fenomeno relativamente nuovo, soprattutto nel nostro paese, che tuttavia non deve portare a dimenticare l’ancora elevata incidenza del bullismo F2F e soprattutto la necessità di approntare strumenti di indagine e di contrasto delle forme più subdole della violenza in presenza, ossia il bullismo relazionale e manipolativo.

Nell’analisi della figura della vittima, è inoltre sempre importante evitare due rischi: da un lato, quello di voler categorizzare, laddove invece soprattutto l’esperienza del cyberbullismo mostra come chiunque possa divenire oggetto di violenza altrui; dall’altro lato, quello di insistere eccessivamente sull’intrinseca ‘fragilità’ della vittima, dimenticando come il fattore di rischio principale sia rappresentato dall’isolamento della stessa.

L'educazione "ai media"

Nella seconda parte del documento, vengono discussi gli aspetti operativi del contrasto al fenomeno ed emergono una serie di punti di sicuro interesse, che potremmo così articolare:

  • viene sollecitata una maggiore "educazione coi media" che dovrebbe accompagnarsi ad una "educazione ai media". In tal modo, la scuola non si limita a subire le nuove tecnologie, ma le inserisce attivamente all’interno della propria attività didattica, potendone così modellare anche una fruizione corretta da parte degli allievi;
  • viene valorizzato il ruolo di forme di peer education, che possono diventare una strategia vincente soprattutto quando si parla di nuove tecnologie, di ambienti virtuali, di social network, ecc.;
  • viene sottolineata l’importanza di un attivo coinvolgimento sia delle famiglie sia di tutte le componenti scolastiche, incluse quelle non docenti;
  • una forte enfasi viene posta sulla formazione di adulti e ragazzi. È sicuramente una strada rilevante, a patto che sia evitata una formazione centrata esclusivamente sugli aspetti informatici delle NT, trascurando le dimensioni emozionali e relazionali della vita online e offline;
  • infine, si evidenzia l’opportunità di lavorare su indicatori precoci o addirittura prodromici di situazioni di bullismo.  Si tratta di una frontiera importantissima, perché solamente la prevenzione consentirà di evitare l’incancrenirsi di relazioni aggressive, con ruoli rigidi.

Il ruolo dei Centri Territoriali e quello dei docenti

L’elemento maggiormente innovativo delle "Linee di orientamento", però, risiede nell’aver trasferito le competenze delle azioni antibullismo dagli Osservatori Regionali ai Centri Territoriali di Supporto. Si tratta di una decisione significativa per tre ragioni:

  • in primo luogo, si riconosce come il bullismo non sia solamente un problema di disubbidienza o di disturbo comportamentale manifestato da un soggetto con qualche problema personale, ma come rientri a pieno titolo e in tutti i suoi protagonisti nell’ambito dei bisogni educativi plurimi e speciali;
  • in secondo luogo, si richiama l’attuazione dell’organico dell’autonomia per la realizzazione dei piani triennali dell’offerta attuativa;
  • infine si sottolinea l’opportunità di individuare alcuni docenti referenti formati su tali problematiche, con funzioni di supporto e monitoraggio rispetto alle prassi attuate nelle scuole.

Le "Linee di orientamento" aprono pertanto delle interessanti prospettive di azione concreta, che dovranno però al contempo far tesoro e mettere in comune quanto in molte scuole e in molti Osservatori è stato già fatto nel corso degli anni. A tal proposito, è possibile citare ad esempio le "Raccomandazioni per la prevenzione e la gestione del bullismo nelle scuole" redatte nel 2012 dall’Ufficio Scolastico Regionale del Friuli Venezia Giulia ed articolate in sei punti fondamentali (dal riconoscimento del fenomeno alla protezione degli allievi a rischio) ciascuno dei quali, in linea con quanto previsto nel caso dei DSA, è strutturato in uno "standard minimo" e in una "raccomandazione forte".

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