Inclusione: un’importante sentenza

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Il TAR Toscana ordina all’USR di assegnare 25 ore settimanali di sostegno a un bambino disabile in luogo delle 13 attribuite. Il Consiglio di Stato rigetta l'appello del MIUR e dà ragione alla famiglia del bambino. Di Cristina Lerede.

inclusione_bambino_handicap_sostegno

È passata sotto silenzio un’importante sentenza del Consiglio di Stato (n. 655/2016, pubblicata il 3/05/2017) che stabilisce degli incidenti principi in merito all’inclusione scolastica degli alunni disabili. Questi i fatti: i genitori di un bambino portatore di handicap cognitivo con diagnosi di gravità hanno richiesto ad una scuola dell’infanzia della Toscana, presso cui il bambino veniva iscritto, le ore di sostegno. Il dirigente scolastico, data la gravità dell’handicap, richiedeva 25 ore di sostegno all’USR Toscana il quale ne attribuiva solo 13. La famiglia ha impugnato l’atto dell’USR avanti al Giudice Amministrativo - TAR Toscana - che ha dato ragione alla famiglia ordinando all’USR di assegnare 25 ore settimanali di sostegno in luogo delle 13 attribuite. (In aggiunta, inusualmente, il TAR ha anche nominato due commissari ad acta per l’adempimento e ha condannato l’Amministrazione alle spese del giudizio). Il MIUR ha impugnato la sentenza del TAR avanti al Consiglio di Stato il quale ha rigettato l’appello proposto dal MIUR dando ragione alla famiglia del bambino disabile.

Normativa e procedimenti per attribuire le ore di sostegno

Per arrivare a questa rilevante decisione il Consiglio di Stato opera una puntuale e documentata escursione della normativa che si è succeduta nel tempo in materia, dalla prima legge 118 del 1971 che apre le porte delle scuole comuni ai “mutilati e invalidi civili”, alla legge 517/1977 che sancisce espressamente il principio dell’integrazione per tutti i disabili nelle scuole comuni, alla legge 104 del 1992 che ha disciplinato il diritto all’istruzione dei disabili e la loro integrazione scolastica, fino D.P.C.M. 23 febbraio 2006, n. 185, recante «modalità e criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap».

Dato quindi per scontato il diritto dei disabili ad essere inseriti nelle scuole comuni, il Consiglio di Stato analizza la questione delle ore di sostegno da attribuire ai singoli casi rilevando che i procedimenti volti alla determinazione dei contingenti del personale di sostegno, da assegnare ai singoli Istituti scolastici sono di solito disciplinati dalle leggi sul contenimento della spesa pubblica. E infatti le norme, per l’attribuzione delle ore di sostegno agli alunni disabili, delineano distinte fasi procedimentali:
a) in una prima fase, si considerano le esigenze del singolo alunno disabile, con la formulazione di una «proposta» da parte di un organo collegiale (il «Gruppo di lavoro operativo handicap – G.L.O.H. ») e con la determinazione delle ore di sostegno da assegnargli;
b) successivamente, il dirigente scolastico raccoglie le "proposte", concernenti tutti gli alunni disabili, e le trasmette agli Uffici scolastici territoriali, con la relativa documentazione;
c) gli Uffici scolastici assegnano ai singoli istituti gli insegnanti di sostegno sulla base dei relativi organici tenendo conto delle "proposte" e fornendo ulteriori risorse sulla base del loro concreto contenuto;
c) infine, sulla base delle complessive risorse fornite dagli Uffici scolastici, il dirigente scolastico attribuisce le ore di sostegno ai singoli alunni disabili.
Poiché le risorse fornite non sempre coincidono con le richieste dei dirigenti scolastici (basate sulle «proposte» del G.L.O.H.), il Consiglio di Stato ha voluto proprio pronunciarsi sulla questione se gli Uffici scolastici – per ragioni di contenimento della spesa - possano ‘ridurre’ le ore oggetto della richiesta del dirigente scolastico e di conseguenza se, nel caso in cui tale riduzione sia avvenuta, i genitori o i legali rappresentanti del singolo alunno possano ottenere dal giudice amministrativo una pronuncia che accerti ugualmente la spettanza delle ore di sostegno, quantificate nella misura proposta dal G.L.O.H.
Per quanto riguarda le prestazioni che le Istituzioni scolastiche sono tenute a svolgere nei confronti degli alunni disabili, come si è visto la legislazione vigente attribuisce al "Gruppo di lavoro operativo handicap – G.L.O.H." il potere di "proporre" le relative determinazioni.
Infatti, ai sensi dell’articolo 10, comma 5, del decreto legge n. 78 del 2010, convertito nella legge 30 luglio 2010, n. 122, "in sede di formulazione del piano educativo individualizzato", il gruppo elabora "proposte relative all'individuazione delle risorse necessarie, ivi compresa l'indicazione del numero delle ore di sostegno, che devono essere esclusivamente finalizzate all'educazione e all'istruzione, restando a carico degli altri soggetti istituzionali la fornitura delle altre risorse professionali e materiali necessarie per l'integrazione e l'assistenza dell'alunno disabile richieste dal piano educativo individualizzato".
Va però sottolineato che talvolta l’indicazione del numero delle ore di sostegno è già contenuta nel "profilo dinamico funzionale – P.D.F.", ciò che non è precluso dalla normativa e che può indurre il G.L.O.H. a prendere atto della precedente determinazione e a indicare nel P.E.I. il "come" le ore saranno utilizzate, per realizzare il "progetto di vita’"per il singolo alunno all’interno dell’ambiente scolastico.
In base all’esame della documentazione acquisita e alle valutazioni delle commissioni mediche, ciascun alunno disabile risulta inserito in una delle quattro possibili fasce di gravità (gravissima, grave, media e lieve).
Il G.L.O.H. propone il numero delle ore di sostegno necessarie, tenendo conto di tale fascia di gravità, e nella prassi propone che l’insegnante di sostegno copra:
- per la disabilità gravissima o grave, la totalità dell’orario scolastico di un insegnante di sostegno;
- per la disabilità media, circa la metà dell’orario scolastico di un insegnante di sostegno;
- per la disabilità lieve, poco meno della metà dell’orario scolastico di un insegnante di sostegno.
Tali orari si devono quantificare tenendo conto della scuola frequentata, e quindi corrispondono a 25 ore settimanali (orario pieno) se si tratti della scuola dell’infanzia, a 22 ore settimanali se si tratti della scuola primaria e a 18 ore settimanali se si tratti della scuola secondaria, sia essa di primo o di secondo grado.
Quando si formula la proposta, e quando si attribuiscono le altre misure spettanti ai disabili, ovviamente si deve tenere conto anche dei casi in cui occorra una particolare vigilanza, per il rischio di atti autolesionistici o lesivi per i terzi, potenziale fonte di responsabilità per il personale dell’Amministrazione.
Terminata la fase di redazione dei P.E.I. e dunque dopo aver acquisito le «proposte» formulate dal G.L.O.H. con la relativa quantificazione delle ore per i singoli alunni disabili, il dirigente scolastico deve ‘sommare’ le ore riferibili a ciascuno di essi e deve chiedere all’Ufficio scolastico provinciale, che a sua volta comunica le richieste all’Ufficio Regionale, l’assegnazione del correlato numero di ore di sostegno. Il dirigente scolastico deve cioè chiedere, per l’Istituto di cui è responsabile, l’assegnazione degli insegnanti di sostegno in numero corrispondente a quanto necessario per la copertura delle ore da attribuire.
Ricevuta la “risposta” degli Uffici scolastici, ovvero dopo che gli è stato comunicato quanti insegnanti di sostegno tali Uffici hanno assegnato all’Istituto, il dirigente scolastico può disporre delle ore di insegnamento dei singoli insegnanti di sostegno indicati dall’Ufficio scolastico, ovvero può disporre di 25 ore per insegnante se si tratta di scuola dell’infanzia, di 22 ore per insegnante se si tratta di scuola primaria e di 18 ore per insegnante se si tratta di scuola secondaria.
A questo punto, il dirigente attribuisce con propri atti formali - quelli che talvolta le famiglie impugnano davanti al TAR - le ore ai singoli alunni disabili.
Il Consiglio di Stato pone la questione se gli Uffici possano ridurre le ore di sostegno “proposte” dal G.L.O.H. ed arriva alla conclusione che non è nel loro potere operare riduzioni nell’attribuzione delle risorse ma devono uniformarsi alle “proposte” dei G.L.O.H. È una sentenza che farà discutere.
 

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Commenti

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    pgame

    9:46, 25 Novembre 2018
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