I vantaggi dell'anticipo scolastico generalizzato

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I vantaggi dell'anticipo scolastico generalizzato

Scuola dell'obbligo a 5 anni: l'ipotesi del Ministro Giannini ha innescato violente polemiche. Ma l'anticipo scolastico, se correttamente gestito, avrebbe non pochi effetti positivi sui bambini. Di Maria Cristina Peccianti.

Dipingere anticipo

Leggo con interesse e anche con meraviglia i numerosissimi interventi sulla proposta, non ufficiale e molto generica, avanzata dal ministro Gelmini di rendere obbligatorio l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, facendolo così diventare un anno effettivo del primo ciclo di istruzione, con il risultato finale di anticipare di un anno l’uscita dei ragazzi dalla scuola.

Quello dei contrari alla proposta è un coro pressoché unanime, anche se le argomentazioni sono scarse o spesso generiche, come la diffusa “no, perché verrebbe tolto ai bambini un anno di giochi”. E colpisce una reazione così forte, molto emotiva, forse dettata dallo stato di disagio degli insegnanti che temono i problemi che potrebbero derivare da un potenziale di alunni più giovani di età.

Sembra perciò opportuno fare anche alcune considerazioni razionali, per valutare in modo corretto i pro e i contro, dato che ci sono, a mio avviso, alcuni aspetti positivi che potrebbero derivare da questo tipo di “riforma”, che, se realizzata nel modo giusto, andrebbe a vantaggio dei bambini, al di là dell’ingresso anticipato all’università.

Credo infatti che una delle cause dei disagi e delle difficoltà che devono affrontare i bambini (e i loro insegnanti) nella classe prima, sia legata a questo forte iato fra la scuola dell’infanzia, vissuta di fatto come non-scuola (si può anche non andare) e come luogo esclusivo di gioco, e la scuola primaria, in cui tutti i parametri vengono capovolti. E credo che non sia tanto un problema di età, quanto dell’incongruenza contenuta nella richiesta che si fa ai bambini di passare, tutto insieme, ope legis, da un “mondo” ad un altro, senza conoscerne la lingua.

Rendere obbligatorio l’ultimo anno della scuola dell’infanzia potrebbe essere così pedagogicamente e cognitivamente positivo, in quanto consentirebbe di fare un anno di pre-scuola, a mio avviso, prezioso. In questo anno si potrebbero infatti abituare gradualmente i bambini al rispetto delle regole, così come a stare seduti sui banchi, alla gestione del tempo e all’organizzazione dei propri tempi e spazi. Si potrebbero altresì rinforzare in modo serio i prerequisiti e porre le prime basi dell’apprendimento strumentale con tempi più distesi, in modo da rispettare i ritmi e i livelli di maturazione di tutti i bambini che, come ben sappiamo, sono a questa età molto oscillanti. 

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Commenti

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    marianna.verona

    0:6, 30 Maggio 2014
    Sono un'educatrice della scuola dell'infanzia e mi fa sorridere leggere "abituare i bambini gradualmente al rispetto delle regole" e mi domando perché alla scuola dell'infanzia questo non credete che avvenga? Come pensate che un bambino possa vivere serenamente tre anni della sua vita scolastica senza sperimentare, interiorizzare le regole? Aggiungo poi che con il gioco il bambino apprende in modo naturale e spontaneo molte cose, tra cui anche lo stare con e per gli altri, non a caso si parla anche di negoziazione di un gioco... E ancora "stare seduti sui banchi" intanto correggerei perché ci si siede sulle sedie e non sui banchi, forma a parte, anche alla scuola dell'infanzia il bambino svolge alcune attività seduto, l'esecuzione di un puzzle, un gioco di societa attività manipolazione come il pongo e tante altre attività della giornata...invece vorrei invitare le colleghe della scuola primaria (dove ho insegnato per 10 anni) a pensare che per ritagliare la fotocopia, per esempio, non occorre stare seduto al proprio banco ma si potrebbe anche fare in piedi, il ritaglio verrebbe sicuramente meglio, i bambini avrebbero quei 5minuti per "sgranchirsi le gambe " e iniziare serenamente una nuova attività e tanto altro...