Il dialogo con la famiglia: difficoltà e possibilità

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Il dialogo con la famiglia: difficoltà e possibilità

Spesso la diffidenza nasce dalla mancanza di conoscenza. Ecco perché è importante avere un’idea chiara e condivisa di scuola e di bambino e saperla comunicare. Senza entrare nelle chat dei genitori! Di Mario Maviglia 

insegnanti bambini scuola infanzia Sacro Cuore di Domegliara

Colloquio insegnanti, genitori e bambini alla scuola dell'infanzia Sacro Cuore di Domegliara

Il rapporto con i genitori degli alunni va costruito nel tempo avendo ben chiari alcuni aspetti che lo definiscono e lo caratterizzano. Innanzi tutto va tenuto presente che c’è sempre una qualche forma di cautela e diffidenza da parte dei genitori quando affidano un figlio a un’istituzione. Il rapporto di fiducia – quando nasce – esige tempo. Peraltro oggi i genitori – come sottolinea il sociologo Nando Pagnoncelli nel suo libro La Penisola che non c’è – tendono a dimostrare molto più zelo e senso di protezione nei confronti dei figli rispetto a quanto avveniva nel passato, complice anche il fatto che di figli se ne fanno sempre meno. E questo può portare “alla cultura dell’alibi, della giustificazione a priori, della facilitazione generale della vita”. Questi aspetti vanno tenuti presenti nel momento in cui si imposta un dialogo con i genitori, non per demonizzarli ma per meglio affrontarli. Va poi tenuto presente che spesso i genitori ritengono di saperne di più dei docenti e dunque è facile assistere a indebite invasioni di campo (questo fenomeno riguarda il rapporto anche con altri professionisti, come il medico).
Si può tentare di impostare un rapporto proficuo e produttivo se – partendo da questi dati di contesto generale – si procede ad una conoscenza più specifica delle attese dei genitori rispetto all’offerta formativa della scuola. 
Questo dato può essere molto utile per conoscere meglio gli interlocutori. 

Qualche regola per la comunicazione

Non va poi dimenticato che il dialogo tra scuola e famiglia si situa all’interno di una dimensione istituzionale e professionale e dunque andrebbero definite da parte dei docenti – a livello collegiale – i contenuti e le forme della comunicazione. Dimostrare empatia e disponibilità nei confronti dei genitori non vuol dire trascendere la dimensione professionale e istituzionale. Banalmente, e a titolo esemplificativo, è bene che i docenti non partecipino a gruppi whatsapp dei genitori. Semmai dovranno dare tutte le informazioni utili affinché i genitori possano meglio rendersi conto di quello che si fa a scuola e del perché lo si fa: spesso la diffidenza, se non addirittura l’ostilità, nasce dalla mancanza di conoscenza rispetto a un determinato fenomeno (in questo caso la scuola), con inevitabili vissuti persecutori e fantasmatici. Non è la vita personale dei docenti che deve interessare i genitori, ma la vita che si svolge a scuola con i bambini e per i bambini e il senso educativo e didattico di quello che si fa. Il flusso di informazioni va perimetrato all’interno del discorso educativo e questo definisce la inevitabile distanza che ci deve essere tra scuola e famiglia.

 

Un'idea chiara e condivisa di bambino

Tutto ciò presuppone che vi sia, da parte dei docenti, un’idea chiara e condivisa di scuola, di apprendimento e di bambino, perché solo in questo modo si può operare in termini di gruppo e non di singole unità che cercano di gestire al meglio il rapporto con i genitori. È ovvio che ogni docente “ci mette la faccia” quando si rapporta con i singoli genitori, ma la cornice di riferimento è condivisa collegialmente.

 

Foto tratta Un invito speciale: il colloquio a scuola con mamma e papà

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