Un paniere di parole buone a scuola

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Come nel bosco bisogna essere capaci di riconoscere i funghi commestibili, anche nella scuola l’insegnante incoraggiante e accogliente cerca parole buone. Di Marcella Dondoli

paniere di parole Marcella Dondoli

Tutti noi siamo immersi nelle parole, le utilizziamo ogni giorno per raccontarci, spiegare, chiedere o rispondere. Spesso utilizziamo parole per abitudine, le pronunciamo senza pensare a quello che stiamo dicendo, altre volte scegliamo quelle che ci sembrano più adatte a ciò che vogliamo dire ai fini di una comunicazione favorevole a “noi” che siamo in relazione.
L’insegnante - attenta e consapevole che ogni parola che utilizza nella relazione educativa con i bambini “lascia una traccia” in chi la riceve - si dedica con cura e attenzione alla scelta di parole che possano corrispondere ai bisogni di quel bambino per aiutarlo a sentirsi ogni giorno più sicuro di sé e apprezzato.

Ci sono parole e parole…

Quante volte una parola o una frase ci è arrivata come una coltellata in mezzo al petto, e altre come una luce che riscalda? Noi adulti possiamo decidere di scegliere: tenere quelle che ci fanno bene, lasciare andare quelle che ci fanno male. Per i bambini ogni parola dell’adulto è sempre vera, è una parola che “non lasciano” e che, rimanendo oggi nel loro essere bambini, costruisce l’adulto che saranno. Se siamo consapevoli che i bambini sentono ogni cosa che diciamo bisogna disporsi a saper distinguere le parole che fanno male e offrire quelle che generano benessere. Sono da evitare quelle esprimono giudizi, che confinano, che incatenano in una descrizione negativa; sono da cercare quelle che accolgono e avviano su una nuova strada che non prevede luoghi di isolamento. 

Le parole buone

Io prendo solo porcini – diceva mio padre quando andava a cercare funghi - così sono sicuro di non sbagliarmi! Voleva certezze mio padre pur sapendo che non sempre si possono avere. Nell’essere insegnanti le certezze non sono mai date una volta per tutte perché ogni bambino che incontriamo è diverso dagli altri. Ci chiamano, i bambini, a una continua trasformazione, a una continua re-visione del nostro modo di essere insegnanti. Ma le parole, quelle velenose (Luigina Mortari,) sono le stesse nell’arco del tempo: sei insopportabile, sei un incapace, con te è inutile sei fatto così, stai un po’ zitto, sei sempre il solito!, ti devi sempre distinguere,… Sembra che trovare le parole o frasi che feriscono sia facile, perché assuefatti da una esperienza che continua a tramandarsi e perpetuarsi nel rapporto adulti-bambini. Occorre impegno per trovare parole e frasi benevole: Vorrei aiutarti, ce la puoi fare, capisco: avresti bisogno di …, ho timore che …, scusa ma questo non posso proprio consentirti di farlo, sono felice del traguardo che hai raggiunto… Le parole benevoli parlano anche di noi. Sono parole di sincerità, trasparenza, che aprono la comprensione reciproca ri-conoscendo anche al bambino questa capacità. Sono parole che mettono alla prova anche noi incoraggiate dal desiderio di concorrere al benessere di crescita di ogni bambino che incontriamo e che si affida a noi.

«Non è mia abitudine usare le parole con leggerezza.
Se 27 anni di carcere mi hanno insegnato qualcosa, è che il silenzio della solitudine ci può far capire quante sono preziose le parole e quanto davvero possono cambiare il modo in cui le persone vivono e muoiono»
Nelson Mandela

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