Nella sezione, i bambini

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Sentire l’infanzia come il cuore dell’umanità per prendersi cura del suo battito. Di Marcella Dondoli

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Il paradigma oggi dominante per interpretare le vite umane e individuali,

e cioè il gioco reciproco tra genetica e ambiente, omette una cosa essenziale:

quella particolarità che dentro ognuno di noi chiamiamo “me”.

James Hillman

 

Era il 1971 quando ho iniziato a lavorare come insegnante. Mi era stata assegnata una sezione mista di oltre 30 bambini. Li guardavo tutti, uno per uno, e ancora oggi ricordo molti dei loro nomi, i sorrisi, gli occhi, lo sguardo. Ricordo chi era allegro, chi era silenzioso, chi sembrava il piccolo lord, chi non stava mai fermo, chi utilizzava le mani prima delle parole, … ricordo l’affetto che mi ha sempre legato a ognuno di loro nonostante qualcuno mettesse alla prova la mia pazienza. Cercavo continuamente il modo per apprezzare ciò che ogni bambino portava nella sezione, ero attenta a chi rischiava di essere o rimanere ai margini. A sostenermi in ciò che facevo era la tenerezza che sentivo verso l’infanzia, era la convinzione che dovesse essere tenuta bene come ogni cuore, con il suo battito, tiene la vita. Non poteva essere professionalità, avevo solo 18 anni.

Nella quotidianità dell’educare, occorre essere sicuri che stiamo facendo di tutto per non perdere “il battito” di ogni bambino, per non lasciare che possa diventare un “respinto”.

Giovanni ha meno di cinque anni e viene dall’est dell’Europa, i suoi genitori non hanno tempo da dedicare ai figli. Cresce con il fratello poco più grande di lui di qualche anno. Le insegnanti riferiscono che ogni giorno devono cambiargli sezione perché è un bambino turbolento che mette in difficoltà tutti gli altri e questa scelta è l’unico modo per non sentirne il peso. Giovanni quando entra in sezione porta scompiglio, è immaginabile. Ma Giovanni oramai è “visto” come il bambino che sa fare solo questo. Le insegnanti parlando di lui non riescono descrivere un suo modo diverso di comportarsi. E’ come se avessero imparato a  “vederlo” solo come il bambino che sa portare difficoltà.  Costruire relazioni con bambini che non danno problemi è facile, come quando si dice che tutto va “liscio come l’olio”; impegnarsi a cercare, a far emergere quello che di ogni bambino rimane nascosto è faticoso. Ma è la nostra sfida di insegnanti quella di poter dire alla fine: ce l’ho fatta! 

La sfida con noi stesse: un esercizio alla ricerca della bellezza dell’essere insieme.

La sfida con noi stesse è quella di non lasciar perdere, di credere di non poter fare nulla per cambiare ciò che sembra evidente. E’ sentire dentro di noi una forza come quella degli eroi che vanno oltre ciò che nessun altro farebbe. E’ voler far sentire a quel bambino che “noi crediamo in lui” oltre ciò che dimostra ogni giorno di sé. E’ aiutarlo a cercare quello che di sé tiene nascosto perché nonostante la bassa età ha già imparato a non saper dare ascolto al proprio “talento innato” a ciò che Hillman definisce  “ghianda”. Occorre cominciare a chiedersi cosa di quel bambino non conosciamo, imporci di guardarlo per cercare ciò che non abbiamo visto finora. Mi ero inventata un quaderno dove accanto al nome di ogni bambino c’era scritto quello che solo con gli occhi non sarei mai riuscita a vedere. Ogni sera scrivevo. Ogni mattina tornavo a scuola con un sentimento di benessere nato dall’emozione del voler conoscere oltre ogni impedimento, oltre ogni superficialità e condizionamento. Questo è l’augurio che riservo a ogni insegnante per il nuovo anno: sviluppare bellezza sullo sforzo di stare bene insieme.

 

La pedagogia così com’è io la leverei. Ma non ne sono sicuro.

(…) Poi forse si scoprirà che ha da dirci una cosa sola.

Che i ragazzi son tutti diversi, son diversi i momenti storici e ogni momento

dello stesso ragazzo, son diversi il paese, gli ambienti, le famiglie.

(…) Io non ci credo che esista un trattato scritto da un signore

con dentro qualcosa su Gianni che non si sa noi.

Don Lorenzo Milani

Per saperne di più

Don Lorenzo Milani, (2017), Scuola di Barbiana. Lettera a una professoressa, Mondadori, Milano.

Hillman, J., ( 1996), Il codice dell’anima, Adelphi, Milano. 

 

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