Educare: un abbraccio emotivo

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [EN2DQX5R] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [U7Z8AFGW] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [1DYLD2B2] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Siamo fatti di ciò che sentiamo e non possiamo nasconderlo ai bambini. Di Marcella Dondoli

Dondoli gruppo bambini disegno infanzia

Non possiamo nascondere ai bambini le emozioni che proviamo, possiamo omettere solo la loro verbalizzazione con il rischio che i bambini possano fraintendere o che, viceversa, riescano a capire bene quello che proviamo nei loro confronti, oltre ciò che vorremmo dire. 

Le barriere invisibili fra noi e i bambini

Un grido disperato! Che mi risuona nella mente e mi fa sentire anche tutta la mia impotenza nei confronti di due insegnanti perché so che non posso sostituirmi a loro, perché sento quanto sarà difficile infrangere quella barriera che impedisce l’ascolto del bambino ma soprattutto l’ascolto di sé stesse.
Incontro Adele e Luisa, due insegnanti di scuola dell’infanzia. Appena ci sediamo la loro richiesta emerge con forza: 
“Ci devi aiutare, noi così non possiamo farcela. Cosimo (4 anni) è incontenibile. Abbiamo messo in atto ciò che ci hai detto, ma è inutile. Vuole sempre essere al centro dell’attenzione, una di noi deve stare soltanto con lui. E spesso non serve a evitare i problemi che continuamente provoca. Ci impedisce di lavorare bene anche con gli altri…“. Continua Adele: “Io poi mi sento impotente perché i genitori non mi ascoltano, non fanno quello che io vorrei…”.

Quando non siamo in contatto con noi stessi rischiamo di perderci nella logica della ragione che ci sembra così tanto chiara, quasi seduttiva, da impedirci la possibilità di dialogare con quelle emozioni che originano nostri pensieri. È come se il provare emotivo regolasse il nostro pensiero e gli desse vita in modo separato. Lucia di tre anni definisce il tempo come l’aria che sta sopra di noi. Ecco: come il tempo di Lucia, quando non sentiamo ciò che ci accade dentro, quando non riusciamo a dargli un nome, è come se vivessimo due vite separate, come se il nostro pensiero fosse sopra di noi. Adele, arrabbiata, chiede aiuto, ma vorrebbe controllare tutto; i genitori di Cosimo preoccupati chiedono aiuto ma non sono pronti ad ascoltare per paura di scoprire qualcosa che può portare loro molto dolore. Cosimo è come se fosse in un sandwich di emozioni: quelle provocate dai genitori, quelle provocate dalle insegnanti, quelle che emergono dalle relazioni con i coetanei. 

Tenere uniti le emozioni e i pensieri

C’è un modo di stare insieme ai bambini: non essere oltre le emozioni che proviamo. Dobbiamo fermarci lì, nel sentire estetico per aiutarci a vedere bellezza anche quando ci pare che tutto possa essere solo distruttivo. È in queste situazioni difficili che dovremmo provare a darci la possibilità di crescere, di so-stare per chiederci: qual è l’emozione che provo per quel bambino? E qualunque essa sia, che fa stare bene o che provoca sofferenza o malessere, acquisire consapevolezza che è in quella e attraverso di quella che i bambini ci vedono e ci sentono e di conseguenza si comportano. Qualunque sia la risposta che ci diamo non dovremmo averne paura perché solo nell’opportunità di riconoscerci attraverso quello che proviamo possiamo darci la possibilità di cambiare e di “entrare” in sintonia con i bambini e il loro comportamento. Farsi “apertura” proprio là dove loro si manifestano e si raccontano. Un là che diventa spazio dove io, insegnante, posso chinarmi alla loro altezza e aprire le braccia per accoglierli, comunque siano.

Per saperne di più

Belluardo G., gruppo EGLE, Santo Di Nuovo, Bisogni Educativi Speciali e insegnanti: quali emozioni?, Psicologia e scuola, marzo-aprile 2018 n. 56, Giunti Scuola.
C. Cappa, C. Muzio, Conoscere le difficoltà degli alunni per potenziare le loro abilità, Psicologia e scuola, marzo-aprile 2018 n. 56, Giunti Scuola.


 

 

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

Condividi

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola