Lo spazio dell'attesa

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Nella relazione educativa lo spazio dell’attesa è il tempo che si concede ai bambini per trovare soluzioni, sviluppare apprendimento e crescita. Di Marcella Dondoli

dondoli giugno 2019 02

Angela e Amelia frequentano il primo anno della scuola dell’infanzia. Nel trascorrere dei mesi la loro amicizia si è sviluppata: si cercano per giocare insieme, ad ambedue piace la compagnia dell’altra ma i conflitti fra loro non mancano. Spesso si contendono lo stesso gioco e nessuna delle due vuole cedere. Nella loro sezione c’è un mobile del materiale di riuso. Angela e Amelia hanno giocato per un lungo tempo con sezioni di legno, tubi di cartone e pigne costruendo piste, torri, aerei. A un certo punto la loro attenzione viene attirata da un sacchetto di rocchetti in plastica colorata che diventano immediatamente oggetto del contendere perché nessuna delle due vuole cedere alla richiesta dell’altra per essere la prima a svuotare il sacchetto dagli oggetti. Ne nasce un “tiro alla fune”: tenendo stretti i lembi del sacchetto ognuna lo tira verso di sé.  Lo sforzo è concentrato sull’azione, si guardano, si dicono no con voce bassa, con la mano libera fanno in modo che l’altra molli la presa.  L’insegnante è presente, le osserva, le lascia fare. Aspetta.

Aspettare con fiducia è contribuire a dare forma a ciò che prima non c’era

La lotta continua a lungo nel silenzio, sono i gesti a parlare dello sforzo che le bambine impegnano nella competizione.  Quando l’insegnante si accorge che una sta per mordere l’altra si avvicina e con voce tranquilla dice: la bocca serve per parlare, potete utilizzare le parole per trovare un accordo. Angela e Amelia sembrano non sentirla e continuano a tirare il sacchetto ognuna dalla propria parte. Angela impegna così tanta forza che la sua fronte è imperlata di sudore. Amelia accenna al pianto ma non cede. L’insegnante interviene nuovamente: sono sicura che potete trovare un accordo per giocare insieme, sono tanti i momenti in cui riuscite a farlo. Si avvicina e si siede accanto a loro sul tappeto. Angela lascia il bordo del sacchetto e va in braccio all’educatrice che l’accoglie: hai bisogno di me? Sì, risponde Angela. Amelia si gira, abbraccia l’amica. L’educatrice prende il sacchetto e lo vuota nel mezzo del tappeto e inizia a giocare con i rocchetti colorati. Le bambine si uniscono al gioco e il sorriso ritorna insieme all’allegria. 

“Vedere” i bambini capaci di interagire

Essere consapevoli di quale idea abbiamo dei bambini aiuta il modo in cui ci rapportiamo con loro: se li pensiamo competenti e capaci di interagire saremo in grado di lasciare a loro disposizione il tempo per “maturare” modi di relazionarsi e anche di risolvere i conflitti con i pari. Dare fiducia far sentire che la nutriamo nei loro confronti risponde a uno dei bisogni più importanti dei bambini per crescere bene: quello di sentirsi apprezzati. È ampiamente dimostrato che più il bambino sperimenta vissuti positivi più riesce a sviluppare risorse per adattarsi e saper gestire il dialogo interpersonale. Essere adulti coinvolti in modo piacevole sapendo mantenere la “giusta distanza” con intenzionalità educativa incoraggiante, mette nella condizione di essere e stare all’altezza dei bambini con quello che portano e che può sorprendere! 

 

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