Il mio nome, la mia identità. Libri, storie, poesie

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Il nome è la base, il primo mattoncino del nostro essere cittadini. Proposte di lettura e attività in sezione. Di Anna Lisa Di Giacinto

DI GIACINTO Albero dei nomi ok

“… senza nome uom non ci vive in terra;
sia buono, o reo, ma, come aperse gli occhi,
da’ genitori suoi l’acquista in fronte”
(Omero, Odissea)

Lo acquisiamo dai genitori alla nascita, “il diritto al nome”, inevitabile il richiamo alla Costituzione. Il nome è la base, il primo mattoncino del nostro essere cittadini. Dal libro I bambini nascono per essere felici (V. Cercenà, G. Francella, Fatatrac, Bologna, 2016) alcuni versi: “I nomi dei bambini sono tanti/perché ogni mamma quando è sera canti/la ninnananna in una calda stanza/che ha il dolce nome di Cittadinanza”.

L’incipit della mia storia, la mia individualità

Il mio nome sono io, mi appartiene. “Il tuo nome è la tua essenza” dice Jung nel Libro rosso. È appiccicato a me, cucito sulla pelle, non è una semplice etichetta, significa molto. “I nomi non sono attribuiti alle cose per pura convenzione, ma hanno un rapporto profondo e misterioso con le cose stesse” (Origene). Racchiudono in sé connotazioni sociali, culturali ed è interessante conoscerne la storia, il significato etimologico.

Il mio nome è un suono

Risuona dentro di me, eco dal profondo, è il nome che ha usato mia madre per richiamarmi a sé. Anche i bambini più piccoli che non sanno parlare rispondono al loro nome, si voltano se chiamati. Suoni familiari, a cui siamo legati affettivamente. “…il suono/in cui madre e padre ti avvolsero/appena fuori dal silenzio” dice Roberto Piumini. “…Con il nome/fatti poesia, corpo che suoni” . Indossare il proprio nome, questo e non un altro. È importante che anche gli altri ci riconoscano in esso come dentro un vestito che ci calza a pennello, abbiano il piacere di chiamarci.

L’importanza di avere un nome 

Per riflettere: un libro, V. Lamarque, La bambina senza nome, Mursia Editore, Milano, 1993, e una storia, La bambina senza nome di Roberto Piumini. Che tristezza essere chiamati con un generico “tu”, non avremmo quel nocciolo di identità che è ancorato al nome, un essere indistinto, e invece SONO IO. Ho bisogno che qualcuno mi chiami e continui a chiamarmi nello stesso modo. È un tornare a noi stessi.

 

 

 

Appropriarsi del nome

Giochi di presentazione, giochi di scansione sillabica e fonologici, giochi con le rime (un esempio qui). Date le connotazioni affettive il nome è anche un riferimento significativo per le attività di alfabetizzazione. Solitamente è la prima cosa che il bambino impara a scrivere e riconoscere. Utilizza gli indizi grafici del nome per i primi tentativi di lettura e scrittura. A caccia della lettera iniziale e ad inventare filastrocche giocando con i suoni con il libro Alfabetiere di B. Munari (Einaudi, Torino, 1960). Anche l’arte ci fornisce esempi interessanti: i bambini si ispirano a Alphabet I 1938 di P. Klee per scrivere il loro nome e disegnare se stessi. 

 

Cercare l’identità e anche perderla

Giocare a cambiare nome, cambiare identità, non essere troppo legati ad essa. “Difendo l’identità quando la perdo” (R. Panikkar), se sono spontaneo, libero, naturale.

Per saperne di più

In difesa del diritto all’istruzione, ma anche il nome come segno del mio esistere, la poesia Scrivo  da Il cammino dei diritti (J. Carioli A. Rivola, Fatatrac, Bo, 2014).

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