Il Disturbo Non-verbale dell’Apprendimento

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Il Disturbo Non-verbale dell’Apprendimento

Nell'ultimo numero di Psicologia e scuola (Nov-Dic 2015, n.42) si offrono strumenti per la gestione di ragazzi con Disturbo dell'Apprendimento Non Verbale. Per approfondire maggiormente questo disturbo, pubblichiamo un articolo che ne descrive le caratteristiche principali attraverso l’esemplificazione di un caso e dei suggerimenti utili per gli insegnanti. 

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disturbo-non-verbale

Fonte: www.italiaemagazine.it

Per moltissimi anni l’attenzione di insegnanti ed esperti dell’apprendimento è stata rivolta a bambini che incontrano difficoltà a scuola in aree che implicano decisamente l’uso del linguaggio. L’avere privilegiato i problemi linguistici è giustificato dal fatto che in effetti il linguaggio è alla base degli apprendimenti scolastici.

Come può un alunno sopravvivere a scuola se non capisce bene quello che l’insegnante dice (disturbo del linguaggio), se non sa leggere (disturbo della lettura) o non sa scrivere (disturbo della scrittura)? Una focalizzazione eccessiva sul linguaggio rischia tuttavia di portare a trascurare quella sia pur piccola parte di bambini che, a differenza dei casi citati, presentano buona competenza linguistica, ma incontrano invece difficoltà nell’elaborazione di informazioni non veicolate dal linguaggio (generalmente, ma non necessariamente, implicanti l’ambito visuo-spaziale).

Il caso che presentiamo fornisce una esemplificazione che può essere di aiuto nell’individuare tale difficoltà.

Andrea ha otto anni, frequenta la classe terza della scuola primaria. Le insegnanti e, soprattutto, la madre, sono un po’ preoccupate per le scarse abilità visuo-spaziali del bambino. Fino all’ingresso in terza Andrea se l’è cavata senza grosse difficoltà – dice la mamma – anche se, certo, non è mai stato bravo nel disegno, anzi dai quattro anni si è sempre rifiutato di prendere una matita in mano per disegnare, è sempre stato un po’ goffo e maldestro in tutte quelle attività ludiche in cui era richiesta la coordinazione fino-motoria, ed è stato impacciato nelle attività che richiedevano abilità manuali, come ad esempio ritagliare, piegare la carta, giocare con le costruzioni, fare dei puzzle. Ma è proprio durante l’anno scolastico in corso che la madre ha iniziato ad allarmarsi. Infatti, Andrea ha ancora una scrittura incerta, non riesce a stare dentro le righe e i margini del foglio del suo quaderno. In matematica fa fatica a incolonnare le operazioni e, di conseguenza, non ottiene il risultato corretto. 

Abbiamo potuto incontrare Andrea e la sua famiglia, ricevere delle informazioni dalla scuola e dai genitori e proporre delle prove al bambino. In seguito a questi elementi abbiamo potuto ricondurre Andrea a un quadro di Disturbo dell’Apprendimento Non-verbale (DANV) (talora anche chiamato Disturbo visuo-spaziale dell’apprendimento). 

Ma quali sono le caratteristiche del DANV e come lo si può riconoscere?
Prima di descrivere le caratteristiche del disturbo, è necessaria una breve premessa. Nonostante negli ultimi decenni sia aumentato l’interesse nei confronti di questi bambini e la ricerca abbia fatto numerosi passi in avanti, è tuttora rara la diagnosi di disturbo non-verbale, sia perché a scuola viene posta mag­giore enfasi sugli aspetti linguistici piuttosto che sulle abilità spaziali (orientarsi, cogliere relazioni spaziali, ecc.), sia perché non esistono ancora dei criteri univoci per la definizione del disturbo (Cornoldi, Venneri, Marconato, Molin e Montinari, 2003; Pelletier, Ahmad e Rourke, 2001; Solodow et al., 2006).

Tuttavia, sulla base delle evidenze empiriche e dei dati di ricerca pubblicati a livello internazionale, possiamo provare a delineare un profilo tipico del disturbo.
Il DANV si caratterizza per cadute specifiche in compiti di natura non-verbale o meglio, visuo-spaziale, associate a prestazioni sufficienti in compiti verbali. I bambini con tale disturbo sono frequentemente (anche se non necessariamente) goffi e possono incontrare difficoltà ad acquisire le abilità grosso-motorie necessarie per i compiti di cura di sé e per le attività tipiche delle varie età, come vestirsi in modo ordinato, allacciarsi le scarpe, saltare o andare in bicicletta. Inoltre nei test standardizzati che valutano le abilità visuo-motorie e visuo-spaziali forniscono prestazioni significativamente al di sotto della media ed evidenziano difficoltà in compiti come ricalcare, colorare, tagliare con le forbici e scrivere (Telzrow e Bonar, 2006).

Al contrario, questi bambini solitamente sono caratterizzati da uno sviluppo linguistico adeguato, possiedono un ricco vocabolario e tendono ad essere verbosi, ovvero a parlare continuamente senza lasciar spazio all’interlocutore (Rourke, 1995). Proprio per le loro spiccate abilità verbali, essi spesso prediligono la compagnia di compagni più grandi e degli adulti, rispetto a quella dei coetanei.

Per quanto riguarda lo stato degli apprendimenti esiste una grande variabilità nelle prestazioni ottenute dai bambini con DANV. È da notare che gli apprendimenti strumentali di base non sono per sé stessi visuo-spaziali ma possono mettere in gioco abilità visuo-spaziali, e quindi una difficoltà di carattere generale può essere meglio compresa attraverso un’analisi qualitativa delle prestazioni. Nello specifico, le aree dell’apprendimento scolastico che risultano maggiormente compromesse in questi bambini riguardano tutti quegli ambiti che includono la manipolazione di informazioni visuo-spaziali, come il disegno, la matematica, la geometria, la scrittura, la geografia e le scienze. La comprensione del testo può risultare deficitaria là dove vengano inserite relazioni visuo-spaziali tra elementi: descrizioni di paesaggi, movimenti e rapporti spaziali tra oggetti (Mammarella, Pazzaglia e Cornoldi, 2007).

Se sei abbonato puoi scaricare l'articolo completo nella sezione "Approfondimenti" che trovi in cima a questa pagina.

 

Nell'ultimo numero della rivista (Nov-Dic 2015, n. 42) troverai un articolo (pp. 34-40) che illustra il caso di Luca, un ragazzo con Disturbo dell'Apprendimento Non Verbale.

Irene Cristina Mammarella, Cesare Cornoldi (Università di Padova): 22 Ottobre 2015 Apprendimento, Casi, Disturbi

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