Ruoli genitoriali e stile educativo condiviso

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Ruoli genitoriali e stile educativo condiviso

Come diventare genitori autorevoli e capaci di essere dei punti di riferimento? 
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Émile Jadoul, Le mani di papà, tratto dal sito www.scaffalebasso.it

Non è facile essere genitori in una realtà piena di stimoli ambivalenti e di smarrimenti individuali, dove ci viene chiesto di “fare”, piuttosto che “stare”. Così, riempiamo di impegni il tempo, sia nostro che dei figli, proprio per “non stare”: per non stare a contatto col vuoto, per non stare senza nuovi stimoli esterni, per non stare vicini alle nostre emozioni più interne.

Come riuscire a essere genitori e a esprimere noi stessi? Viviamo in un continuo flusso di conoscenze su tutto e di alte aspettative. Da qui nasce la difficoltà di far combaciare le idealizzazioni e il bisogno di realizzazione con le difficoltà quotidiane che i figli ci presentano, soprattutto quando hanno malumori e capricci.

Come conciliare la nascita di un figlio, immaginata come un paradiso terrestre, con le crisi inconsolabili di pianto? Dopo essere stata fantasticata come un periodo fatto solo di gioia e carezze, spesso ci si scontra con notti in bianco, pappe sputate e pannolini da cambiare. Dove trovare le energie, quando i tempi per lavorare sono sempre più serrati e il tempo emotivo per “stare” è ridotto alla sola organizzazione familiare?

Infine, come rinnovare un dialogo affettivo e l’intimità con il compagno, quando anche l’essere genitori può apparire una competizione o un’esclusione? E quando anche questo ruolo di guida consapevole subisce le ripercussioni date dalla propria storia personale? Come mai a volte sembra che tutto quello che possiamo decidere con amore e affetto come genitori non basti mai a vedere i nostri figli appagati?

La sintonizzazione affettiva

Tutte queste domande possono trovare una stessa risposta: ciò che serve per “stare” passa attraverso la “sintonizzazione affettiva”: stare in contatto con i bisogni del figlio e rispettarne i tempi, accettando la diversità e legittimandone l’autenticità. E questo è fondamentale in tutte le relazioni, anche in quella con il partner, con cui è necessario confermarsi a vicenda come genitori, o con i nonni, al fine di costruire uno stile educativo condiviso.

È importante sperimentare che cosa significhi mettersi nei panni dell’altro, che sia il proprio bambino quando ha una crisi oppure il proprio compagno durante un litigio. Con i pazienti che chiedono una terapia di coppia, per esempio, è proprio questo che rimane nel cuore come un momento significativo verso il cambiamento, poiché ha offerto una nuova prospettiva accessibile e un modo diverso di stare con l’altro.

Fondamentale dunque è fermarsi e mettere dei confini, per tutelare uno spazio in cui ci si possa nutrire e crescere, prendendosi cura delle proprie relazioni sociali con la coppia, con i figli, con i nonni, anche con gli amici e, in terapia, con i pazienti: uno spazio in cui poter “stare” senza “fare”.
 

Francesca Papp (Psicologa, psicoterapeuta): 14 Maggio 2018 Bisogni, Relazioni

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