Un problema di dislessia o di autostima?

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Un problema di dislessia o di autostima?

Come comportarsi con un bambino che reagisce in modo violento quando viene preso in giro per la scarsa velocità di lettura? La risposta di Lucia Bigozzi dell'Università di Firenze al quesito di una insegnante.
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Immagine tratta dal sito www.favolefantasia.com

 

Il quesito


Sono un’insegnante di scuola primaria dal 1994. Per l’acquisizione delle abilità di letto-scrittura in una classe prima, ho adottato il metodo fonematico del prof. G. Germano. Solo un bambino su 25, pur avendo buone capacità logiche e di attenzione, non riesce a sintetizzare le parole a partire dai suoni e pronuncia solo la sillaba della quale ha letto tutti i suoni. Durante i giochi di sintesi fonematica, il bambino era chiuso e ostile e si nascondeva sotto i banchi. Io e la mia collega abbiamo evitato di irritarlo, incoraggiandolo però quando interveniva. Il suo atteggiamento adesso è migliorato, sembra meno teso, ma stenta ad acquisire la tecnica della lettura. La madre si è rivolta a uno psicologo, il quale le ha detto che una diagnosi di dislessia è possibile solo in seconda elementare, e che occorreva accrescere l’autostima del bambino. A noi sembra tuttavia che il livello di autostima sia adeguato, però reagisce a volte in modo violento se un compagno gli fa notare che è più lento.

Angela T., Bari


Risponde
Lucia Bigozzi (Università degli Studi di Firenze) 


Lo psicologo ha certamente ragione nel rimandare alla fine della seconda classe di scuola primaria l’accertamento, che, provocando ulteriore ansia e indebolimento dell’autostima, va fatto in caso di effettiva necessità.
Tuttavia ha ragione anche lei a sottolineare l’esistenza della lentezza nella lettura e la presenza di reazioni violente, che lei e la sua collega vi trovate a gestire.

La capacità di lettura strumentale o decodifica è un continuum, che va da prestazioni ottime, frutto della piena efficienza delle funzioni del sistema nervoso centrale, fino al totale impedimento di tali funzioni. Possiamo definire dislessico chi ha una prestazione che si situa, in un continuum, oltre un certo limite, in assenza di fattori (detti di esclusione) come l’insufficienza mentale, le menomazioni sensoriali, altre disabilità. Tuttavia non vi è molta differenza tra la prestazione in lettura di un bambino che si situa subito dopo il livello critico e quella di uno che si situa subito prima di tale livello. In entrambi i casi, occorre comunque intervenire per migliorare la prestazione deficitaria.

Certamente è necessario che il bambino migliori la propria autostima, ma questo sarà possibile se migliorerà anche la sua prestazione in lettura.
Infatti una difficoltà di apprendimento può talora rappresentare un’esperienza traumatica in grado di indebolire il “Sé accademico”, cioè l’insieme di credenze e convinzioni rispetto alle proprie competenze scolastiche, che fa parte di una più ampia rappresentazione delle capacità di comprendere e controllare la realtà esterna e interna con i propri processi di pensiero, che chiamiamo “Sé cognitivo”. Tra la compromissione degli aspetti emotivi (scarsa autostima), l’insorgenza di manifestazioni comportamentali (reazioni violente) e la carente prestazione scolastica (lettura lenta) si crea un circolo vizioso di potenziamento reciproco, per cui è necessario agire su tutte le componenti.

Schematicamente si possono dare questi suggerimenti:

  1. parlare al bambino (utilizzando termini comprensibili) per fargli interiorizzare l’idea che la velocità di lettura dipende dall’efficienza di funzioni del sistema nervoso centrale e che se lui lo fa lentamente non è “colpa” sua. Però, pur non essendo “colpa” sua, lui può modificare lo stato delle cose, può “farci qualcosa”;
  2. spiegare al bambino il suo problema dal punto di vista tecnico (fusione dei fonemi), così che sapendo sempre qual è l’obiettivo che sta perseguendo, può cercare di raggiungerlo;
  3. utilizzare materiale appositamente predisposto.

Consigli pratici:

  • proteggere il bambino da qualsiasi esposizione pubblica della sua incapacità; ad esempio, non far leggere il bambino ad alta voce e correggere insieme quello che ha scritto prima di mostrarlo a chiunque;
  • non rimproverare mai per la lettura stentata e per la scorrettezza ortografica, ma lodare per aver letto e per avere scritto, sottolineando i progressi; 
  • non creare competizione con gli altri; la regola deve essere che ognuno paragona le proprie prestazioni attuali con quelle precedenti, creando una sorta di gara con sé stessi al miglioramento;
  • incoraggiare la scrittura spontanea (fare la lista delle cose da comprare, i bigliettini d’invito, ecc.) e le occasioni di lettura spontanea (come si fa a fare una torta, la posologia dello sciroppo, ecc.);
  • farsi sentire tranquilli, sicuri che il problema andrà migliorando e che comunque è sotto controllo;
  • se occorre leggere un testo per svolgere un’attività, non lasciare che il bambino lo faccia da solo, se non è in grado di farlo, altrimenti si rischia di estendere una difficoltà settoriale a tutte le aree;
  • lodare il bambino per tutte le altre cose che gli riescono bene, sia scolastiche che no.
     

Per approfondire:

Per migliorare la velocità di lettura segnaliamo un software, WinABC (elaborato da Patrizio E. Tressoldi, dell’Università di Padova, per AIRIPA), da utilizzare 10-15 minuti al giorno; fra le varie attività proposte è da prediligere la lettura di fumetti.


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Lucia Bigozzi: 06 Febbraio 2017 Difficoltà

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