Lo sguardo interculturale a supporto di una scuola inclusiva

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Lo sguardo interculturale a supporto di una scuola inclusiva

“Ogni studente suona il suo strumento”, e l’insegnante non dovrebbe fare altro che “conoscere bene” i propri alunni/musicisti per guidarli alla ricerca “dell’Armonia”. Di Roberta Floris (Psicologa, psicoterapeuta)
Inclusione Psicologia e Scuola

Parlare d’inclusione a scuola è una faccenda complessa.

La parola in sé, in prima battuta, richiama il tema della disabilità: dalla famosa Legge 517/1977, che segnò l’avvio di un modello pedagogico-educativo volto all’Integrazione scolastica, e che ora trova espressione nel Decreto Legislativo n. 66/2017 Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità. Ma, oggi più che mai, interrogarsi rispetto all’inclusione significa confrontarsi sia con le nuove emergenze educative (alunni BES, DSA, ADHD…), che con i rapidi cambiamenti socio-familiari (separazioni, famiglie monogenitoriali…) e politico-culturali (flussi migratori e pluralismo linguistico/economico…) che “investono” anche il contesto scolastico.

Inclusione: per Chi, Quando e Come?

 

Prendendo spunto dalle norme e dai documenti Nazionali ed Europei che tutelano l’inserimento degli alunni stranieri a scuola, si può osservare come l’educazione interculturale sia una dimensione trasversale all’ambito scolastico. L’approccio interculturale non promuove solamente lo sviluppo delle competenze di cittadinanza attiva e democratica; esso connota “le differenze” come “matrici di riferimento” da cui partire per valorizzare i bisogni di ogni singolo individuo, sia esso un alunno, un genitore o un docente. Così si creano i presupposti di una scuola che supera le logiche di un’integrazione di tipo compensatorio, lavorando nel “qui e ora” con le “risorse” e i “significati” che emergono nella quotidianità scolastica. L’ascolto attivo e l’utilizzo di metodologie didattiche di tipo ludico, espressivo-corporeo e narrativo sono solo alcune delle “buone prassi inclusive” che si possono proporre per favorire occasioni di successo scolastico/formativo e di benessere relazionale. Attraverso questa modalità di lavoro anche le emozioni diventano strumenti di conoscenza/azione che sostengono e guidano l’apprendimento e l’inclusione si caratterizza come un “processo” che si esplica ogni qual volta l’Individuo/Persona “sente di essere Riconosciuto” come tale e “partecipa attivamente” alla realizzazione di una scuola aperta e accogliente. Infatti, come sostiene Daniel Pennac nel suo “Diario di scuola” (2008), “il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini” mentre “ogni studente suona il suo strumento”, e l’insegnante non dovrebbe fare altro che “conoscere bene” i propri alunni/musicisti per guidarli alla ricerca “dell’Armonia”, perché è il “piacere” di essa che li farà “progredire tutti”. 

 

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Roberta Floris: 04 Aprile 2019

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