La ricerca di un dialogo tra insegnanti e genitori

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La ricerca di un dialogo tra insegnanti e genitori

Perché i genitori spesso non accettano e negano quello che viene comunicato loro dagli insegnanti? Come fare per instaurarci un dialogo in modo da poter affrontare insieme le difficoltà dei ragazzi? A queste domande risponde la Professoressa Emilia Ferruzza.

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Immagine tratta dal sito gilda

Il quesito

Insegno in una scuola dell’infanzia della provincia di Firenze, durante i colloqui con i genitori emerge spesso la difficoltà di come riferire di certi comportamenti aggressivi tenuti dai loro figli in classe e con i compagni. Ciò che io e le mie colleghe rileviamo già da tempo è che i genitori spesso non accettano e negano quello che viene loro detto. Qual è il modo migliore per riportare tali eventi e quindi poter affrontare insieme le problematiche rilevate senza creare un blocco nella comunicazione?

Luisa S., Firenze

 

Risponde Emilia Ferruzza (Università degli Studi di Padova)

 

Gent.le Sig.ra Luisa,
intanto mi permetta di dire parole di apprezzamento per la sensibilità sua e delle sue colleghe nella ricerca di un dialogo, talvolta difficile, tra insegnanti e genitori.

Per risponderle faccio riferimento alla mia lunga esperienza di lavoro clinico con genitori nell’ambito dell’età evolutiva, che mi permette di rilevare che le difficoltà che lei riferisce sono vicine a quelle che anche gli psicologi incontrano quando si relazionano con alcuni genitori, che sembrano ignorare o sottovalutare le difficoltà affettive e di comportamento dei propri figli, soprattutto se molto piccoli. Nel mio lavoro ho appreso che soltanto se si comprendono le motivazioni di questi genitori è possibile instaurare con loro un clima di collaborazione che permetta di affrontare insieme, come lei scrive, le problematiche dei bambini.

La motivazione di tale atteggiamento affonda le sue radici nel comprensibile “investimento narcisistico” che tutti i genitori fanno quando mettono al mondo un bambino, cioè il desiderio che i propri figli siano “perfetti”, che non debbano mai soffrire, proponendosi al contempo di essere loro stessi dei genitori “perfetti”.

Naturalmente tutti i genitori, o almeno la maggior parte di loro, sanno bene, razionalmente, che la perfezione non esiste, hanno esperienza delle difficoltà di altri padri e madri e hanno vissuto loro stessi dei momenti di delusione nel rapporto con i propri genitori.
Questo tuttavia non impedisce che si attivino le fantasie di cui ho parlato.

Sappiamo che, quando un bambino nasce, è per i suoi genitori (e anche per i nonni e i parenti più vicini) il bambino più bello e perfetto del mondo. La faccio sorridere ricordando il detto napoletano: “Ogni scarrafone è bello a mamma soja” (“Ogni scarafaggio è bello per sua madre”). Questo detto descrive, ricorrendo a una efficace metafora, quanto si osserva comunemente: per i suoi genitori il bambino o la bambina sono ricchi di ogni buona qualità sia fisica che intellettiva e questo conferma le proprie capacità come genitori.

La smisurata ammirazione che generalmente i bambini ricevono nei primi anni della loro vita è un importante fattore nel consolidamento della propria autostima e dell’amore di sé e di un “sano narcisismo”.

 

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Emilia Ferruzza (Università degli Studi di Padova): 04 Maggio 2018 Comunicazione, Relazioni

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