Consigli per la fine dell'anno scolastico: una lettera personale

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Consigli per la fine dell'anno scolastico: una lettera personale

Per creare o consolidare quel ponte affettivo-relazionale necessario per alimentare motivazione all’apprendere, in fondo all’anno scolastico può valer la pena consegnare a ogni allievo una lettera personale, priva di giudizi, che condensi il senso del percorso condiviso, che tocchi corde affettive, che sia l’occasione per chiarire le proprie intenzioni. Di Luisa Lauretta
cuori mani

Alla fine dell’anno scolastico si avverte il peso dei tanti mesi scanditi da un lavoro impegnativo che non sempre ha dato i frutti sperati. In questa fase dell’anno prende il sopravvento la natura “riparativa” dell’istituzione scolastica, la sua inclinazione a colmare le mancanze, a correggere ciò che non funziona (errori, incompetenze, comportamenti disfunzionali…), a livellare le differenze. In primo piano emergono allora le assenze, i vuoti, ciò che è rimasto irrisolto: il programma non completato, gli obiettivi non raggiunti o raggiunti solo in parte, i progetti non del tutto portati a compimento.
Con più difficoltà si riesce a orientare lo sguardo su quello che c’è, sui traguardi degli allievi magari piccoli ma importanti, sugli ostacoli superati con successo, sulle fatiche che hanno dato buoni frutti, sugli errori che hanno generato nuove acquisizioni.

Valorizzare quello che c’è


Riuscire a rivolgere l’attenzione su ciò che c’è, piuttosto che su ciò che manca, consente agli insegnanti di assumere una posizione ottimistica e rassicurante sul proprio lavoro. Al tempo stesso riconoscere agli studenti le loro qualità e quello che hanno maturato nel corso dell’anno, conferisce valore al loro impegno, poco o tanto che sia, li rende protagonisti attivi dei processi di apprendimento, iscrive la loro “storia scolastica” in un progetto in divenire, che si svolge per tappe successive, perché possano aver fiducia nella possibilità di dar forma al loro futuro. In più può essere utile per sottolineare il bagaglio da cui partire per i successivi processi di acquisizione delle conoscenze, più che mai nel salto tra un ordine di scuola e un altro.

Una testimonianza di affetto


Anche per questo apprezzo molto la pratica di alcuni insegnanti di chiudere l’anno consegnando a ogni allievo una lettera personale, che condensi il senso del percorso condiviso e si ponga come un viatico per l’anno successivo. La lettera acquisisce particolare valore quando tocca corde affettive, quando diventa l’occasione per chiarire le proprie buone intenzioni, quando è personale e del tutto priva di considerazioni giudicanti: “So che quest’anno è stato faticoso per te e che hai avuto l’impressione di non essere compreso da me nelle tue difficoltà, ma voglio dirti che ho apprezzato davvero il tuo impegno… Avrei voluto darti più attenzione, ma con tutto il da fare non mi è stato facile. Sono contenta però che quest’anno hai trovato dei nuovi amici… Mi piace tanto la tua passione per il disegno e sono certa che la stessa passione saprai metterla per realizzare i tuoi sogni… Non sono riuscita a dirti prima quanto ho apprezzato l’aiuto che hai dato quest’anno al tuo compagno che non parlava italiano... So che non ti è facile rimanere seduto a lungo, e avrei voluto avere più pazienza con te: devi sapere che anch’io, alla tua età, non stavo mai ferma… Mi dispiace aver capito tardi che subivi in silenzio le prepotenze dei compagni ma sono felice che hai avuto il coraggio di aprirti…” e così via.

Una lettera scandita da considerazioni personali, che valorizzi gli aspetti positivi degli allievi, che chiarisca eventuali incomprensioni, che consolidi la relazione, consente di stabilire o rinsaldare quel ponte affettivo necessario per alimentare motivazione all’apprendere anche nell’allievo più “difficile”: è un modo efficace per dirgli che, nonostante tutto, è stato visto, ascoltato, riconosciuto, rispettato, accolto.
 

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