Pratiche a confronto al nido

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Il principale atto di responsabilità professionale è la riflessività intesa come costante tensione di pensiero sulle pratiche quotidiane, condivisa nel gruppo educativo. Di Lia Michelotti, responsabile Area Sociale - Cooperativa Arca
gruppo educativo ascolto

Un’offerta formativa di qualità si fonda su un agire intenzionalmente orientato e proiettato al perseguimento della qualità stessa, intesa come un processo dinamico nel quale, saper essere e saper fare, si integrano circolarmente traendo spinta dall’esperienza generandola a sua volta concorrendo, così, alla formazione di tutti i soggetti coinvolti. L’adozione di una prospettiva e di un approccio complesso e problematico alle questioni è il prerequisito per un agire significativamente orientato.

La riflessività rappresenta la dimensione fondamentale nella quale coltivare la crescita professionale e nella quale investire l’esperienza quotidiana per conferirle significatività e orientarla verso orizzonti di senso sostenendola con strumenti epistemologici e pratici.

L’educatore si trova […] a far fronte continuamente a situazioni problematiche aperte […]. La soluzione va trovata sulla base di una logica contestuale e si concretizza in una deliberazione pratica. A supportare il processo di pensiero che porta alla formulazione di una deliberazione pratica corretta non è un sapere tecnico, ma prassico, cioè un sapere che ha a che fare con la saggezza”. [Mortari 2017]

La riflessività, intesa come processo trasformativo generato da una costante tensione intellettiva indice di un saper esserci nella relazione, è da considerarsi dunque il principale atto di responsabilità professionale nel contesto educativo e generatrice di intensi processi di significatività.

Un professionista consapevole del proprio ruolo agisce con intenzionalità. La competenza riflessiva risulta quindi una forma mentis che si acquisisce per mezzo dell’esperienza che diviene significativa se analizzata criticamente conferendo così valore al lavoro educativo.

Partire dall’osservazione della pratica quotidiana ed in particolare dalla dimensione formativa per eccellenza, ovvero la relazione con i bambini e le bambine, costituisce il percorso per comprendere e verificare il senso e l’efficacia del proprio fare e del fare di gruppo.

Il focus group

 

Il contesto di focus group costituisce una buona opportunità per stimolare una riflessione individuale e condivisa finalizzata a promuovere pratiche di qualità che siano frutto dell’esperienza reale e quindi investite di significato in quanto emotivamente connotate. Analizzare criticamente le esperienze e le pratiche quotidiane attraverso il confronto con i colleghi, è il metodo per individuare e definire strategie negoziate e condivise a partire da una chiara definizione di intenti.

Le riprese video, oltre a rappresentare un’utile strumento per documentare le esperienze e la crescita dei bambini e delle bambine, possono costituire un ottimo materiale per osservare e problematizzare le pratiche educative in un’ottica analitica e migliorativa. Riguardarsi attraverso il filtro della telecamera dalla giusta distanza emotiva rispetto al coinvolgimento del qui ed ora può rappresentare un’occasione di feconda condivisione per interrogarsi sulla direzionalità dell’agire e sul suo significato.

In un contesto educativo le posture assunte dagli adulti, la collocazione spaziale, gli sguardi, i comportamenti dovrebbero essere espressione di scelte intenzionali e consapevoli coerenti con il pensiero che orienta il proprio essere e stare nella relazione educativa.

 

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Lia Michelotti: 07 Maggio 2019

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